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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Jaques Prévert, Déjeuner du matin

Il a mis le café

Dans la tasse

Il a mis le lait

Dans la tasse de café

Il a mis le sucre

Dans le café au lait

Avec la petite cuiller

Il a tourné

Il a bu le café au lait

Et il a reposé la tasse

Sans me parler

Il a allumé

Une cigarette

Il a fait des ronds

Avec la fumée

Il a mis les cendres

Dans le cendrier

Sans me parler

Sans me regarder

Il s’est levé

Il a mis

Son chapeau sur sa tête

Il a mis

Son manteau de pluie

Parce qu’il pleuvait

Et il est parti

Sous la pluie

Sans une parole

Sans me regarder

Et moi j’ai pris

Ma tête dans ma main

Et j’ai pleuré.

(Paroles, 1945)

Jaques Prévert, Prima colazione (Colazione del mattino)

Il poeta, in Prima colazione, assume il punto di vista, lo stato d’animo di una donna abbandonata. La situazione, i gesti, sono ordinari, immersi nell’indifferenza dell’uomo che, senza guardarla, se ne va. Non le resta che prendersi la testa tra le mani e piangere.

Lui ha messo

Il caffè nella tazza

Lui ha messo

Il latte nel caffè

Lui ha messo

Lo zucchero nel caffelatte

Ha girato

Il cucchiaino

Ha bevuto il caffelatte

Ha posato la tazza

Senza parlarmi

S’è acceso

Una sigaretta

Ha fatto

Dei cerchi di fumo

Ha messo la cenere

Nel portacenere

Senza parlarmi

Senza guardarmi

S’è alzato

S’è messo

Sulla testa il cappello

S’è messo

L’impermeabile

Perché pioveva

E se n’è andato

Sotto la pioggia

Senza parlare

Senza guardarmi

E io mi son presa

La testa fra le mani

E ho pianto.

J. Prévert, Prima colazione (Poesie d’amore – Grido del cuore)

 

Analisi

Il poeta assume il punto di vista di una donna abbandonata. Si tratta di un abbandono freddo fatto di gesti quotidiani e di parole non dette. Non di litigi, di urla, perché ormai la fine sembra essere consumata. I gesti dell’uomo sono ordinari, quotidiani ma è proprio questa loro normalità che fa sentire più forte la drammaticità emotiva della situazione. Una normale colazione, con caffè, latte, zucchero, sigaretta. Poi c’è quel “Senza parlarmi” per tre volte ripetuto, che fa sentire l’angoscia della protagonista. Poi di nuovo gesti ordinari, come mettere il cappello, indossare l’impermeabile e uscire. E di nuovo quel “Senza parlare” seguito da “Senza guardarmi”, che indicano l’indifferenza o quanto meno l’intenzione di mettere fine alla loro storia. È come se una cinepresa riprendesse la scena, in modo impersonale. Negli ultimi tre versi la focalizzazione è sulla donna. Pochi gesti esprimono la sua disperazione: si prende la testa tra le mani e piange.

 

Esercizi di analisi del testo

  1. Si può presumere che la “voce narrante” nella poesia sia quella di una donna che viene lasciata. Da cosa lo capisci?
  2. Quali gesti sono descritti nei primi 29 versi della poesia e chi li compie?
  3. Quali atteggiamenti preludono alla conclusione della poesia?
  4. Quali gesti compie la donna nella conclusione? Qual è il suo stato d’animo?
  5. Perché Prevert, secondo te, descrive gesti così ordinari e “quotidiani”?
  6. Il poeta ricorre insistentemente all’uso di anafore e di enjambement. Che effetto producono?

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