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Jaques Prévert, Il giardino (Le Jardin)

Jaques Prévert, Il giardino (Le Jardin)

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Jaques Prévert, Le Jardin

 

Des milliers et des milliers d’années

Ne sauraient suffire

Pour dire

La petite seconde d’éternité

Où tu m’as embrassé

Où je t’ai embrassée

Un matin dans la lumière de l’hiver

Au parc Montsouris à Paris

À Paris

Sur la terre

La terre qui est un astre.

Jacques Prévert, Paroles

Jaques Prévert, Il giardino

Il bacio di cui Jaques Prévert parla nella poesia Il giardino è un momento di straordinaria intensità, un miracolo accaduto sulla terra, in un giorno d’inverno, in un parco di Parigi. Ma le parole non bastano a descriverne la microeternità. 

 

Mille anni e poi mille 

Non possono bastare 

Per dire 

La microeternità (il piccolo secondo d’eternità)

Di quando m’ hai baciato 

Di quando t’ ho baciata 

Un mattino nella luce dell’inverno 

Al Parc Montsouris a Parigi  

A Parigi 

Sulla terra  

Sulla terra che è un astro. 

 

Analisi del testo

La poesia è costituita da due quartine legate da un distico in posizione centrale e da un verso finale. I due versi del distico sono quasi identici e si differenziano soltanto per effetto dei diversi pronomi personali e per le loro concordanze (tu – io; m’hait’ho). Esso esprime il momento della fusione e dell’unicità prodotta dal bacio.

La dualità, invece, presente nelle due quartine, ruota attorno al tempo e allo spazio. Nel verso iniziale si suggerisce l’idea di una durata temporale pressoché infinita. Ma mille e poi mille anni non basterebbero a descrivere quell’eternità che si concentra in un “petite seconde” (quarto verso). 

Nella seconda quartina e nell’ultimo verso, con un procedimento inverso, da un luogo specifico e determinato, in una stagione determinata, la visione si allarga a considerare l’intera terra, che viene definita come “un astro” (un astre). La terra che vista dallo spazio appare luminosa come una stella, come fosse illuminata da quel bacio così intenso, nella luce dell’inverno. 

La poesia dà la sensazione di zoommare sui due amanti, dall’infinità dei tempi, mettendo a fuoco l’intensità del loro bacio, per poi allontanarsi con un processo inverso, che coinvolge questa volta non il tempo ma lo spazio. Tempo e spazio si congiungono e si concentrano (nei due versi centrali) nell’eternità del bacio, di un bacio che ha la durata di un secondo molto diverso dagli altri secondi della vita, perché incarna la felicità dei due amanti, una felicità assoluta, totale. Un secondo che vale l’eternità.

 

Comprensione e analisi del testo.

  1. Sottolinea, nel testo, le parole che riguardano l’ambiente e il tempo.
  2. I primi due versi suggeriscono una dimensione temporale: l’eternità; gli ultimi due versi una dimensione spaziale: l’infinito. Cosa vuole evidenziare il poeta? 
  3. Completa il seguente schema di sviluppo del testo: 
  • Tempo infinito 
  • Tempo definito
  • Spazio definito
  • Spazio infinito
  1. Che significato assume l’espressione “microeternità” in questo contesto?
  2. I versi 5 e 6 e gli ultimi due contengono anafore: che funzione hanno?
  3. L’espressione “microeternità” è un ossimoro. Perché? 
  4. L’espressione “Mille anni e poi mille…” è un’iperbole. Perché?

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Jaques Prévert, Prima colazione

Jaques Prévert, Prima colazione

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Jaques Prévert, Déjeuner du matin

Il a mis le café

Dans la tasse

Il a mis le lait

Dans la tasse de café

Il a mis le sucre

Dans le café au lait

Avec la petite cuiller

Il a tourné

Il a bu le café au lait

Et il a reposé la tasse

Sans me parler

Il a allumé

Une cigarette

Il a fait des ronds

Avec la fumée

Il a mis les cendres

Dans le cendrier

Sans me parler

Sans me regarder

Il s’est levé

Il a mis

Son chapeau sur sa tête

Il a mis

Son manteau de pluie

Parce qu’il pleuvait

Et il est parti

Sous la pluie

Sans une parole

Sans me regarder

Et moi j’ai pris

Ma tête dans ma main

Et j’ai pleuré.

(Paroles, 1945)

Jaques Prévert, Prima colazione (Colazione del mattino)

Il poeta, in Prima colazione, assume il punto di vista, lo stato d’animo di una donna abbandonata. La situazione, i gesti, sono ordinari, immersi nell’indifferenza dell’uomo che, senza guardarla, se ne va. Non le resta che prendersi la testa tra le mani e piangere.

Lui ha messo

Il caffè nella tazza

Lui ha messo

Il latte nel caffè

Lui ha messo

Lo zucchero nel caffelatte

Ha girato

Il cucchiaino

Ha bevuto il caffelatte

Ha posato la tazza

Senza parlarmi

S’è acceso

Una sigaretta

Ha fatto

Dei cerchi di fumo

Ha messo la cenere

Nel portacenere

Senza parlarmi

Senza guardarmi

S’è alzato

S’è messo

Sulla testa il cappello

S’è messo

L’impermeabile

Perché pioveva

E se n’è andato

Sotto la pioggia

Senza parlare

Senza guardarmi

E io mi son presa

La testa fra le mani

E ho pianto.

J. Prévert, Prima colazione (Poesie d’amore – Grido del cuore)

 

Analisi

Il poeta assume il punto di vista di una donna abbandonata. Si tratta di un abbandono freddo fatto di gesti quotidiani e di parole non dette. Non di litigi, di urla, perché ormai la fine sembra essere consumata. I gesti dell’uomo sono ordinari, quotidiani ma è proprio questa loro normalità che fa sentire più forte la drammaticità emotiva della situazione. Una normale colazione, con caffè, latte, zucchero, sigaretta. Poi c’è quel “Senza parlarmi” per tre volte ripetuto, che fa sentire l’angoscia della protagonista. Poi di nuovo gesti ordinari, come mettere il cappello, indossare l’impermeabile e uscire. E di nuovo quel “Senza parlare” seguito da “Senza guardarmi”, che indicano l’indifferenza o quanto meno l’intenzione di mettere fine alla loro storia. È come se una cinepresa riprendesse la scena, in modo impersonale. Negli ultimi tre versi la focalizzazione è sulla donna. Pochi gesti esprimono la sua disperazione: si prende la testa tra le mani e piange.

 

Esercizi di analisi del testo

  1. Si può presumere che la “voce narrante” nella poesia sia quella di una donna che viene lasciata. Da cosa lo capisci?
  2. Quali gesti sono descritti nei primi 29 versi della poesia e chi li compie?
  3. Quali atteggiamenti preludono alla conclusione della poesia?
  4. Quali gesti compie la donna nella conclusione? Qual è il suo stato d’animo?
  5. Perché Prevert, secondo te, descrive gesti così ordinari e “quotidiani”?
  6. Il poeta ricorre insistentemente all’uso di anafore e di enjambement. Che effetto producono?

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Prévert, I ragazzi che si amano

Prévert, I ragazzi che si amano

PrévertPrévert, I ragazzi che si amano

Il testo presenta una netta contrapposizione tra “i ragazzi” e “i passanti”. Immobili i primi, in un’estasi che li solleva da tutto; in movimento i secondi, che si muovono, passano, senza riuscire a riscuoterli.

 


I ragazzi che si baciano, contro le porte della notte, si annullano nel bacio, e tutto può accadere attorno a loro, nulla li tocca, nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

 

Comprensione e analisi del testo

  1. Individua e trascrivi in due colonne i protagonisti e le loro azioni ed emozioni / sentimenti.
  2. Come spieghi azioni ed emozioni degli uni e degli altri?
  3. Il bacio dei ragazzi avviene “contro le porte della notte”. Ti sembra che questo sia importante per loro? Perché? Alla fine del testo (penultimo verso) si parla invece del “giorno”. Per indicare cosa?
  4. Spiega con parole tue l’espressione “abbagliante splendore del loro primo amore”.
  5. Evidenzia le metafore con colori e spiegane il significato.

Jaques Prévert nasce a Neuilly-sur-Seine nel 1900. Partecipa marginalmente all’esperienza surrealista, distaccandosi dal movimento nel 1930 per estraneità alle sue implicazioni politiche e filosofiche. Prévert è riuscito a conciliare le suggestioni di un lirismo quotidiano con gli echi surrealisti, dando vita a una poesia di presa immediata che ha sempre incontrato il gusto del pubblico. Le raccolte più importanti restano Parole (Paroles, 1945), Storie (Histoires, 1946), Spettacolo (Spectacle, 1951), La pioggia e il bel tempo (La pluie e le beau temps, 1955). Prévert ha anche scritto il testo di canzoni celeberrime come Le foglie morte e ha collaborato, come sceneggiatore cinematografico, con registi dell’importanza di J. Renoir, M. Carné, J. Grémillon, A. Cayatte, P. Grimault, J. Delannoy. È morto a Parigi nel 1977.

L’amore e le donne.

Il nucleo della poesia di Prévert, al di là dell’impegno sociale e politico, è l’amore.

Nelle poesie di  Prévert le donne non sono sante, l’amore non è sacro. Le donne e l’amore sono intrisi di ideali, di illusioni, di delusioni, di tradimenti.

Le donne di Prévert ci tengono alle promesse di amore eterno, vogliono essere desiderate per la sensualità del loro corpo. Non amano uomini perbene, ma amanti appassionati e traditori. Non c’è molta differenza tra le prostitute che battono i marciapiedi di Parigi e le altre donne che amano, tradendo. Donne che fanno il male ma “fatto per bene”.

Cos’è l’amore in Prévert? La microeternità d’un bacio. Come in Catullo (“Vivamus, mea Lesbia, atque amemus “), l’amore va difeso contro l’invidia dei vecchi. In Les enfants qui s’aiment i ragazzi si baciano protetti dalla notte, e i passanti invidiosi che li indicano non sanno che sono tremule ombre. I ragazzi non ci sono per nessuno, sono altrove, oltre la notte e il giorno, nell’accecante luce del loro primo amore.