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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Emile Zola

 
Le origini familiari e i primi anni 

Emile Zola nasce a Parigi il 2 aprile 1840. 

Il padre Francesco, italiano naturalizzato francese, era nato a Venezia. Dopo una breve carriera militare si era dedicato con passione al lavoro di ingegnere. Nel 1839 sposò Françoise-Émilie-Aurélie Aubert appartenente alla piccola borghesia di provincia, più giovane del marito di quasi venticinque anni.

Tra la Provenza e Parigi

Nel 1843 la famiglia si trasferì a Aix-en-Provence, dove il padre aveva ottenuto l’appalto per la progettazione e la costruzione di una diga e di un canale per alimentare la città di acqua potabile. Nel 1847 il padre di Emile si ammalò di polmonite e morì, lasciando moglie e figlio in gravi difficoltà economiche.

All’inizio la madre decise di rimanere ad Aix e il piccolo Emile proseguì gli studi nel locale convitto nazionale. Nel 1852 entrò al Collège Bourbon dove conseguì un ottimo profitto. Ben presto si appassionò ai romanzi d’avventura e si dedicò con grande impegno alla lettura. Lesse, tra gli altri, Alexandre Dumas padre, Eugène Sue e Paul Féval. Strinse in questi anni una lunga amicizia con Paul Cézanne.

Nel febbraio 1858 Zola lasciò la Provenza per raggiungere la madre a Parigi, dove frequentò il prestigioso Lycée Saint-Louis.A Parigi, tra problemi di salute, difficoltà economiche e insuccessi scolastici, proseguì la sua formazione attraverso molteplici letture e avvicinandosi al Positivismo, influenzato da pensatori come Auguste Comte, Hippolyte Taine ed Émile Deschanel.

L’attività di giornalista e i primi romanzi

Nel 1862 iniziò a lavorare per la casa editrice Hachette, prima come fattorino poi come collaboratore e redattore di una rivista. Si cimentò con le sue prime opere letterarie (in particolare i nove racconti dei Contes à Ninon) e si dedicò a un’intensa attività giornalistica, scrivendo numerose recensioni letterarie.

Nel novembre 1865 Zola pubblicò presso l’editore Lacroix il suo primo romanzo La Confession de Claude, che suscitò molte polemiche e accuse di immoralità.

Dal 2 marzo 1867 al 3 febbraio 1868 su Le Messager de Provence fu pubblicato a puntate Les Mystères de Marseille, successivamente stampato in tre volumi. Contemporaneamente pubblicò a puntate il romanzo Un mariage d’amour, che fu poi stampato in volume con il titolo di Thérèse Raquin, e che fu oggetto da un lato di elogi e riconoscimenti, dall’altro di feroci critiche e dell’accusa di immoralità.

Per il giornale L’Événement illustré, Zola fu il cronista del Salon, che vedeva esposte le tele dei pittori impressionisti, da lui molto apprezzati, non senza suscitare feroci critiche per le sue opinioni anticonformiste. Lo stesso Zola viene rappresentato in un celebre dipinto di Manet.

Il progetto dei Rougon-Macquart 

Parallelamente all’attività giornalistica, nel 1868 Zola concepì il suo progetto più ambizioso: un ciclo di romanzi dedicato ai membri di una medesima famiglia, collocati in vari ambienti sociali, capace di rappresentare un quadro fedele della società francese all’epoca del Secondo Impero di Napoleone III. 

Per oltre vent’anni, dal 1870 al 1893, Zola si dedicò con determinazione e impegno alla realizzazione di questo progetto. Si documentò sugli ambienti che voleva rappresentare, prima di osservarli e studiarli dal vivo, scrisse a ritmo costante («coll’orario alla mano, come un muratore»), sacrificò alla scrittura la vita privata e famigliare. Nel frattempo, proseguì l’attività di giornalista e di critico letterario e in particolare si impegnò nella difesa dei pittori impressionisti, ai quali lo legava la comunione di intenti e l’amicizia personale. 

Nel 1870 lo scrittore sposò Éléonore-Alexandrine Meley detta Gabrielle, ma intrattenne anche per parecchio tempo una relazione clandestina con la giovane Jeanne Rozerot, dalla quale ebbe due figli.

Il crollo del Secondo Impero e l’esperienza della Comune 

Proprio negli anni in cui Zola cominciava la stesura del suo ciclo di romanzi, la Francia era sconvolta dalla sconfitta nella guerra contro la Prussia. Napoleone III fu costretto alla fuga e i proletari parigini, esasperati dalla miseria e dalle dure condizioni di pace imposte dai vincitori, si ribellarono e diedero vita a un governo rivoluzionario cittadino, la Comune. 

Zola, come quasi tutti gli intellettuali e gli artisti dell’epoca, ne rimase estraneo, spaventato dall’insurrezione popolare. Tuttavia, il successivo massacro perpetrato dalle truppe governative ai danni dei ribelli lo riempì di amarezza e gli appare un inutile spargimento di sangue. In seguito, sostenne attivamente l’amnistia per i comunardi attuata dalle leggi del 1879 e il 1880.

La pubblicazione dell’Assommoir e il successo 

Nel 1876 uscì a puntate il romanzo l’Assommoir, che divenne subito un caso letterario, oggetto di discussioni accanite e di critiche feroci. Il libro ebbe grande successo di pubblico, tanto che nel giro di undici mesi arrivò alla cifra record di trentotto edizioni. 

Alla fama di romanziere si aggiunge l’autorità di teorico e capofila del movimento naturalista. Grazie ai proventi ricavati dall’Assommoir, nel 1878 egli poté acquistare una piccola casa in campagna a Médan, nei pressi di Parigi, dove riunì un affiatato gruppo di giovani scrittori (tra i quali Maupassant e Huysmans), che vedevano in lui un indiscusso maestro. In questi anni intrecciò una lunga relazione con la giovane Jeanne Rozerot, domestica della casa di Médan, dalla quale ebbe due figli. 

Dopo i Rougon-Macquart 

Nel 1893, dopo più di vent’anni dall’inizio dell’opera, Zola concluse concluse il ciclo dei Rougon-Macquart. Il clima culturale era cambiato e il naturalismo era considerato da molti in crisi, tanto che anche alcuni ex seguaci, come Joris-Karl Huysmans, ricercavano nuove forme espressive. Zola, sebbene stanco e invecchiato, non si diede per vinto e cominciò a lavorare ai nuovi cicli letterari Tre città e I quattro evangeli.

L’affare Dreyfus

Inoltre, proprio in questi anni fu coinvolto nella più importante battaglia politica della sua vita: l’affare Dreyfus (1898), una delle prime, violente manifestazioni dell’odio razziale nei confronti degli ebrei, che andava crescendo in Europa. Dreyfus era un capitano dell’esercito di origini ebraiche, accusato di tradimento e di spionaggio militare, condannato ingiustamente alla deportazione, per proteggere i veri responsabili. Zola intervenne, tra l’altro, con la celebre lettera aperta al Presidente, intitolata J’accuse, che fu pubblicata dal quotidiano L’Aurore e nel 1899 fu costretto a fuggire in Inghilterra per evitare il carcere. Tornato in Francia in seguito a un’amnistia, lo scrittore divenne oggetto di una feroce campagna giornalistica da parte dei giornali conservatori e colpevolisti.

Il 29 settembre 1902 morì a Parigi ucciso dalle emanazioni gassose di un calorifero. 

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