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di Giorgio Baruzzi

Boccaccio: il Decameron

Il Decameron (in greco dieci giornate) è una raccolta di cento novelle inserite in una cornice narrativa che ha come sfondo la terribile epidemia di peste che colpì Firenze e che devastò tutta l’Europa nel 1848. Le novelle furono quasi certamente scritte tra il 1349 e il 1351.

La peste a Firenze

Dopo un “proemio” indirizzato alle “vaghe donne” che per prova conoscano l’amore, la lunga introduzione alla prima giornata dà un quadro terrificante dell’atmosfera di orrore e di morte che circonda Firenze in preda alla peste. Boccaccio immagina che sette giovani donne e tre giovani uomini, per sottrarsi al pericolo del contagio e per trascorrere un po’ di tempo allegramente, decidano di allontanarsi dalla città e di rifugiarsi in una villa in campagna.

Le dieci giornate

Ogni giorno, con l’eccezione del venerdì e del sabato, ciascuno dei giovani racconta una novella, legata a un tema proposto da un re o da una regina eletti quotidianamente dalla compagnia. La prima e la nona giornata sono invece a tema libero e Dioneo, che racconta sempre l’ultima novella di ogni giorno, può scegliere il tema che preferisce. Le giornate si concludono con il canto di una ballata. Alla fine della decima giornata (la quattordicesima di permanenza nella villa) i giovani decidono su proposta di Panfilo di fare ritorno a Firenze il giorno successivo.

I personaggi/narratori

Boccaccio parla in prima persona all’inizio dell’opera, per poi lasciare la parola ai suoi personaggi/narratori. Il primo piano narrativo è, dunque, quello della cornice, in cui, dopo una realistica descrizione della peste che sconvolge Firenze, i dieci narratori stabiliscono le regole dell’attività narrativa, decidono il tema, commentano ogni singolo racconto e chiudono la giornata con una ballata che funge da conclusione.

La cornice

La presenza della cornice determina due distinti livelli di narrazione. Da un lato il narratore della cornice, autore del Proemio, del prologo alla prima giornata con la descrizione della peste, dell’incontro dei giovani, delle rubriche (il riassunto posto all’inizio di ogni novella), dell’introduzione alla quarta giornata, dove si difende dalle accuse di oscenità, e dell’epilogo. Dall’altro i dieci giovani ai quali è delegato il compito di raccontare le novelle. Solo alcuni dei dieci novellatori presentano tratti individuali ben marcati, mentre gli altri sono figure di maniera, la cui importanza sta proprio nella loro omogeneità.

Essi rappresentano il pubblico ideale al quale si rivolgono le novelle di Boccaccio: un pubblico colto, raffinato, ricco, signorile. Una compagnia di giovani che rappresenta idealmente le linee di comportamento e i gusti della nuova aristocrazia mercantile, emersa durante l’età comunale.

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