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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Platone, La nascita di Eros (Simposio)

Nel Simposio di Platone (428-347 a. C.), dopo aver banchettato e aver allontanato le donne, Socrate e i suoi allievi discutono sulla natura e sulla funzione dell’amore. Ma ad una donna, la sacerdotessa Diotìma, di cui Socrate riferisce le parole, viene attribuita la teoria della nascita d’Amore. Eros è figlio di Pòros e Penìa. Non è mai povero, ma neanche è mai ricco, ed è una via di mezzo tra la sapienza e l’ignoranza.

 

Quando nacque Afrodite (Venere), gli dei banchettarono: fra gli altri c’era Pòros, l’Espediente (l’Abbondante), figlio di Meti, la Sapienza (o la Prudenza). Mangiato che ebbero, venne Penìa, o la Povertà, ad elemosinare, come è d’uso ai banchetti, e se ne stava sulla porta.

Intanto accadde che Pòros, inebriato dal nettare (perché il vino non c’era ancora), entrato nel giardino  di Zeus, si sdraiò e si addormentò. Penìa, punta dal bisogno, si propose di avere un figlio da Pòros. Si accostò piano piano, giacque con lui e concepì Eros (Amore).

Ecco perché Eros è compagno di Afrodite e suo servitore: concepito durante la festa per la nascita della dea, Eros è per natura amante della bellezza – e Afrodite è bella.

Per questa ragione, ecco quale sorte gli è toccata, poiché Amore è figlio di Pòros e Penìa. Condividendo la natura della madre,  ha per destino di essere sempre povero, tutt’altro che tenero e bello, come se l’immaginano molti; è, al contrario, ruvido e ispido,  scalzo e senza casa; dorme sereno in terra senza coperte, vicino agli usci delle case e in mezzo alla via.

In compenso, conforme alla natura del padre, spia l’occasione favorevole per mettere le mani sulle cose belle e buone, perché è coraggioso, impulsivo, veemente; abile cacciatore tende sempre una qualche trappola; appassionato pensatore, capace di trovare soluzioni brillanti per cavarsela, passa tutto il suo tempo ad amare la sapienza; brillante incantatore, esperto nella preparazione di filtri magici, sofista.

Egli non nacque immortale né mortale: nello stesso giorno ora è in fiore, quando tutto gli va bene, ora, invece, moribondo. Ma ecco che poi nuovamente rivive, grazie alla natura paterna, anche se quel che si è procurato gli sfugge immancabilmente dalle mani.

Perciò Eros non è mai povero, ma neanche è mai ricco, ed è una via di mezzo tra la sapienza e l’ignoranza.

[…] Tra gli dei nessuno cerca di divenire sapiente, perché lo è già. D’altra parte, non cerca la sapienza chiunque altro sia sapiente. Ma anche gli ignoranti non amano la sapienza e non la cercano: essi, pur non essendolo, pensano di esserne già abbondantemente dotati. Non sono coscienti della loro ignoranza, perciò non provano desiderio di sapienza.”

“Ma chi sono dunque, Diotima” esclamai “quelli che cercano la sapienza, se non sono né i sapienti né gli ignoranti?”

“La cosa è ormai chiara anche per un bambino!” mi rispose. “Sono quelli che si trovano a metà tra questi due estremi, tra i quali deve trovarsi anche Eros. La sapienza infatti fa parte delle cose belle, ed è al bello che Eros si volge; perciò amore è amante della sapienza, ed è una via di mezzo tra il sapiente e l’ignorante. Questa sua natura gli deriva dai genitori…

Analisi

Durante la festa per la nascita di Afrodite, Poros (dio dell’ingegno) si concede, ubriaco di nettare, a Penia (dea della povertà): dalla loro unione viene alla luce Eros, destinato, a causa delle opposte qualità dei suoi genitori, a perdere e ad acquistare ogni cosa. Né mortale né immortale, né ricco né povero, Amore rappresenta simbolicamente la condizione del filosofo,sospesa tra ignoranza e sapienza. Infatti tra gli dei, che non cercano la sapienza perché la posseggono, e gli ignoranti, che non la cercano perché credono di possederla, il vero filosofo, amante della sapienza, cercherà di avvicinarsi a essa, rincorrendola tutta la vita.

Platone, La nascita di Eros (Simposio)

http://www.poesialatina.it/_ns/Greek/tt2/Platone/NascitaEros.html 

Ὅτε γὰρ ἐγένετο ἡ Ἀφροδίτη, ἡστιῶντο οἱ θεοὶ οἵ τε ἄλλοι καὶ ὁ τῆς Μήτιδος ὑὸς Πόρος. ἐπειδὴ δὲ ἐδείπνησαν, προσαιτήσουσα οἷον δὴ εὐωχίας οὔσης ἀφίκετο ἡ Πενία, καὶ ἦν περὶ τὰς θύρας. ὁ οὖν Πόρος μεθυσθεὶς τοῦ νέκταρος – οἶνος γὰρ οὔπω ἦν – εἰς τὸν τοῦ Διὸς κῆπον εἰσελθὼν βεβαρημένος ηὗδεν. ἡ οὖν Πενία ἐπιβουλεύουσα διὰ τὴν αὑτῆς ἀπορίαν παιδίον ποιήσασθαι ἐκ τοῦ Πόρου, κατακλίνεταί τε παρ’ αὐτῷ καὶ ἐκύησε τὸν Ἔρωτα. διὸ δὴ καὶ τῆς Ἀφροδίτης ἀκόλουθος καὶ θεράπων γέγονεν ὁ Ἔρως, γεννηθεὶς ἐν τοῖς ἐκείνης γενεθλίοις, καὶ ἅμα φύσει ἐραστὴς ὢν περὶ τὸ καλὸν καὶ τῆς Ἀφροδίτης καλῆς οὔσης. ἅτε οὖν Πόρου καὶ Πενίας ὑὸς ὢν ὁ Ἔρως ἐν τοιαύτῃ τύχῃ καθέστηκεν. πρῶτον μὲν πένης ἀεί ἐστι, καὶ πολλοῦ δεῖ ἁπαλός τε καὶ καλός, οἷον οἱ πολλοὶ οἴονται, ἀλλὰ σκληρὸς καὶ αὐχμηρὸς καὶ ἀνυπόδητος καὶ ἄοικος, χαμαιπετὴς ἀεὶ ὢν καὶ ἄστρωτος, ἐπὶ θύραις καὶ ἐν ὁδοῖς ὑπαίθριος κοιμώμενος, τὴν τῆς μητρὸς φύσιν ἔχων, ἀεὶ ἐνδείᾳ σύνοικος. κατὰ δὲ αὖ τὸν πατέρα ἐπίβουλός ἐστι τοῖς καλοῖς καὶ τοῖς ἀγαθοῖς, ἀνδρεῖος ὢν καὶ ἴτης καὶ σύντονος, θηρευτὴς δεινός, ἀεί τινας πλέκων μηχανάς, καὶ φρονήσεως ἐπιθυμητὴς καὶ πόριμος, φιλοσοφῶν διὰ παντὸς τοῦ βίου, δεινὸς γόης καὶ φαρμακεὺς καὶ σοφιστής.

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