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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Agatha Christie, Assassinio sull’Orient-Express.

 
L’investigatore belga Hercule Poirot sta facendo ritorno a Londra in treno, in compagnia dell’amico Monsier Bouc, direttore della Compagnie Internationale des Wagons-Lits. Durante la prima notte di viaggio il treno è costretto a fermarsi per una bufera di neve che ha parzialmente ostruito i binari. La mattina successiva viene ritrovato il corpo senza vita di uno dei passeggeri, colpito da dodici ferite da coltello. Su richiesta dell’amico direttore, Poirot avvia un’indagine sulla morte dell’uomo e ben presto si rende conto che non c’è carenza di persone sospette tra i viaggiatori…
Assassinio sull’Orient Express (Murder on the Orient Express) è uno tra i più famosi romanzi gialli di Agatha Christie, reso ancora più celebre dall’omonimo film del 1974 e dal più recente omonimo remake del 2017. Ha tra i protagonisti il detective Hercule Poirot.
Scritto dalla Christie durante un suo soggiorno a Istanbul, nella stanza 411 del Pera Palas Hotel, il romanzo fu pubblicato a puntate dal settimanale statunitense The Saturday Evening Post nell’estate del 1933. L’anno successivo il libro fu pubblicato dall’editore inglese Collins Crime Club, mentre in Italia fece la sua comparsa nel 1935, edito da Mondadori col titolo Orient Express, in seguito denominato col titolo più fedele all’originale.

 

Agatha Christie, Assassinio sull’Orient-Express [la trama]
Hercule Poirot, di ritorno da una delicata missione ad Aleppo, in Siria, giunge a Istanbul con il Taurus Express, ma un telegramma gli annuncia che deve rientrare al più presto a Londra. Può farlo solo con l’Oriente Express, che però risulta insolitamente pieno per quella stagione dell’anno.
Tuttavia Poirot può assicurarsi un posto grazie all’amico Monsieur Bouc, direttore della Compagnie Internationale des Wagons-Lits. Dapprima condivide uno scompartimento, poi dalla seconda notte viaggia in uno scompartimento riservato.
Sul treno, nel vagone Istambul-Calais, viaggiano persone delle più svariate nazionalità e ceti sociali:
  • Samuel Edward Ratchett, ricco americano in viaggio d’affari;
  • Hector MacQueen, segretario del signor Ratchett;
  • Caroline Martha Hubbard, un’eccentrica signora americana, che parla molto di sua figlia;
  • Greta Ohlsson, gentile e mite donna svedese di mezz’età, direttrice di una scuola missionaria;
  • Natalia Dragomiroff, anziana principessa russa, vedova, assai brutta e assai danarosa;
  • Hildegard Schmidt, la cameriera tedesca della principessa Dragomiroff, a lei molto fedele;
  • Rudolph Andrenyi, conte e diplomatico ungherese, detentore di passaporto diplomatico;
  • Helena Maria Andrenyi, contessa e moglie di Rudolph;
  • Il colonnello Arbuthnot, inglese dai modi freddi e impassibili;
  • Mary Hermione Debenham, una giovane, avvenente e rigida istitutrice inglese;
  • Cyrus Beltman Hardman, investigatore privato americano, piuttosto rozzo e vistoso;
  • Antonio Foscarelli, un italiano ciarliero e bonario naturalizzato americano, venditore di auto;
  • Henry Masterman, il cameriere americano di Mr. Ratchett;
  • Pierre Michel, controllore dei vagoni letto.
Mr Ratchett propone a Poirot di mettersi al suo servizio per proteggerlo, perché si sente minacciato, avendo, tra l’altro, ricevuto lettere minatorie, ma l’investigatore rifiuta.
Quella stessa notte, nei pressi di Belgrado, a ventitré minuti dall’una di notte, Poirot si sveglia al suono di un forte rumore. Sembra venire dal compartimento vicino al suo, occupato da Mr. Ratchett. Quando Poirot guarda fuori dalla sua porta, scorge il controllore bussare alla porta dell’uomo e chiedergli se sia tutto a posto. Una voce risponde in francese “Ce n’est rien. Je me suis trompé” (Nessun problema. Mi sono sbagliato). Poi il controllore si affretta a rispondere a un’altra chiamata, lungo il corridoio.
Poirot torna a letto, ma è disturbato dal fatto che il treno è insolitamente fermo e lui ha sete. Dopo essersi disteso sente una chiamata urgente di Mrs. Hubbard. Quando Poirot chiama il controllore per chiedergli una bottiglia di acqua minerale, apprende che Mrs. Hubbard ha dichiarato che qualcuno è entrato nel suo scompartimento. Apprende inoltre che il treno si è fermato per una tempesta di neve. Poirot congeda il controllore e prova a dormire. Viene però svegliato di nuovo da un tonfo alla sua porta. Questa volta, quando Poirot si alza e guarda fuori dal suo scompartimento, il corridoio è in completo silenzio e lui non vede nessuno eccetto la schiena di una donna con un kimono scarlatto che si allontana. Il giorno successivo viene a sapere che Mr. Ratchett è stato ucciso nel sonno con dodici colpi di pugnale e Mr. Bouc chiede all’investigatore di occuparsi del caso. Poirot accetta l’incarico. Per farlo, pretende che gli vengano messi a disposizione i passaporti e i biglietti dei passeggeri.
Tuttavia gli indizi e le circostanze dell’omicidio sono molto misteriosi. Solo alcune delle ferite inferte sono molto profonde e tre di esse sono letali. Inoltre, alcune sembrano essere state inferte con la mano destra, le altre da una persona mancina. Poirot trova molti altri indizi nella cabina della vittima e sul treno, tra cui un fazzoletto di lino ricamato con la lettera “H”, un nettapipe e il bottone dell’uniforme di un controllore.
Tutti questi indizi indicano che l’assassino o gli assassini sembrano essere stati alquanto approssimativi. Inoltre, ciascun indizio sembra indicare diversi possibili sospetti, il che fa pensare che qualcuno di essi sia stato lasciato di proposito per fuorviare l’indagine. Ricomponendo i frammenti di una lettera bruciata, Poirot scopre che Mr. Ratchett era in realtà un noto criminale di nome Lanfranco Cassetti, fuggito dagli Stati Uniti.
Cinque anni prima la banda di Cassetti aveva rapito Daisy Armstrong, una bimba americana di tre anni. Benché la famiglia Armstrong avesse pagato un enorme riscatto, Cassetti aveva ucciso la piccola ed era fuggito dal paese con il denaro. La mamma di Daisy, Sonia, era incinta quando aveva appreso che Daisy era stata uccisa. Lo shock le aveva provocato un parto prematuro ed entrambe, lei e il bambino erano morti. Suo marito, il colonnello Armstrong, si era sparato per il dolore. Una cameriera, Susanne Michel, era stata sospettata di complicità dalla polizia, a dispetto delle sue dichiarazioni di innocenza. Così, disperata, si era gettata dalla finestra ed era morta, dopo di che la sua innocenza era stata provata. Cassetti era stato arrestato, ma le sue risorse gli avevano permesso di essere assolto per un cavillo tecnico. Poi, per sottrarsi alla giustizia e alla collera popolare, era fuggito dal paese.
Poirot procede a interrogare ad uno ad uno i passeggeri e si accorge che quasi tutti, in modi diversi, gli stanno mentendo. Mentre le prove aumentano, l’indagine di Poirot si orienta in diverse direzioni. Intanto, il kimono scarlatto indossato dalla donna sconosciuta vista la notte del delitto fa la sua comparsa nel bagaglio di Poirot. Grazie alla sua abilità investigativa l’investigatore riesce a scoprire la vera identità dei viaggiatori del treno, vagone Istambul-Calais, comprendendo che tutti sono in qualche modo legati al rapimento e all’uccisione di Daisy Armstrong:
Dopo aver a lungo riflettuto ed esaminato le prove e gli indizi, Poirot riunisce i dodici sospettati, M. Bouc e il dr. Constantine nella carrozza ristorante.
Egli fornisce due possibili spiegazioni dell’omicidio di Ratchett.
La prima spiegazione è che uno straniero, qualche gangster nemico di Ratchett, sia salito sul treno a Vinlovci, l’ultima fermata, abbia ucciso Ratchett per ragioni ignote e si sia dileguato senza farsi notare. L’assassinio si sarebbe verificato un’ora prima di quel che ciascuno aveva pensato perché era sfuggito il fatto che il treno era entrato in una zona con una differente fascia oraria. I rumori sentiti da Poirot quella notte non sarebbero quindi stati correlati all’omicidio. Tuttavia il dr. Constantine osserva che Poirot deve sicuramente essere consapevole del fatto che questa interpretazione non è la vera spiegazione del caso.
La seconda spiegazione di Poirot è piuttosto sensazionale: tutti i sospettati sono colpevoli. Una curiosa coincidenza, che aveva insospettito Poirot, era costituita dal fatto che i passeggeri del treno fossero di tanto differenti nazionalità e classi sociali. Solo negli Stati Uniti si poteva trovare un gruppo di persone così diverse in relazione tra di loro. Poirot rivela che i dodici passeggeri sul treno sono tutti in qualche modo ricollegabili alla famiglia Armstrong:
  • Hector McQueen, segretario di Ratchett/Cassetti, aspirante attore, era profondamente devoto a Sonia Armstrong e suo padre era stato avvocato della famiglia durante il processo.
  • Edward Henry Masterman, cameriere di Ratchett/Cassetti, era stato attendente del Colonnello Armstrong durante la guerra e poi suo maggiordomo.
  • Il Colonnello John Arbuthnot era stato compagno d’armi del Colonnello Armstrong e il suo migliore amico.
  • Mrs. Caroline Martha Hubbard in realtà è Linda Arden (nata Goldenberg), la più famosa attrice tragica del teatro newyorkese, madre di Sonia e nonna di Daisy.
  • La contessa Elena Andrenyi (nata Helena Goldenberg) era la sorella di Sonia Armstrong.
  • La principessa Natalia Dragomiroff era la madrina di Sonia Armstrong e una cara amica di sua madre.
  • Miss Mary Debenham era la segretaria di Sonia Armstrong e l’istitutrice di Daisy.
  • Fräulein Hildegarde Schmidt, domestica della principessa Dragomiroff, era la cuoca della famiglia Armstrong.
  • Antonio Foscarelli, venditore di automobili, era l’autista della famiglia Armstrong.
  • Miss Greta Ohlsson, missionaria svedese, era la bambinaia di Daisy Armstrong.
  • Pierre Michel, il controllore, era il padre di Susanne, la bambinaia che si era suicidata.
  • Cyrus Hardman, detective privato al servizio di Ratchett/Cassetti, era un poliziotto innamorato di Susanne.
I dodici sospettati avevano deciso di rendere giustizia a Daisy e alla sua famiglia uccidendo Cassetti, responsabile dell’efferato delitto e delle sue tragiche conseguenze. Essi avevano deciso di agire come una giuria, composta appunto da dodici giurati. Solo la contessa Elena Andrenyi, in realtà la sorella di Sonia, non aveva partecipato di persona all’uccisione, sostituita in questo dal marito, il conte Rudolph Andrenyi. La tempesta di neve e la presenza sul treno di Poirot aveva reso più complicata la faccenda.
Mrs. Hubbard/Linda Arden confessa che la seconda spiegazione di Poirot è quella corretta, ma gli chiede di consegnare solo lei, come colpevole dell’omicidio, alla polizia.
In conclusione, convinti che il delitto avesse non poche, valide motivazioni, Poirot, Mr. Bouc e il dottor Constantine convengono che la prima soluzione del caso, proposta dall’investigatore, sia quella giusta, da offrire alla polizia iugoslava.

 

A questo punto… ho l’onore di abbandonare il caso…” (finale del romanzo)
“Restava la signora Hubbard. Proprio la signora Hubbard, lasciatemelo dire, ha recitato la parte più importante in questo dramma. Occupando lo scompartimento adiacente a quello di Ratchett era più esposta ai sospetti di chiunque altro. Nella natura delle cose non avrebbe potuto avere un alibi dietro al quale trincerarsi. Per interpretare la parte che recitava, quella della madre americana affettuosa, assolutamente spontanea, un po’ ridicola, era necessaria un’artista. Ma c’era un’artista legata alla famiglia Armstrong: la madre della signora Armstrong, Linda Arden, l’attrice…”
Poirot si interruppe.
Allora, con una voce melodiosa, ricca di sfumature, del tutto diversa da quella che aveva usato durante tutto il viaggio, la signora Hubbard disse: “Mi sarebbe sempre piaciuto recitare in una commedia.” Continuò come trasognata: “Quella svista riguardo al beauty-case è stata sciocca. Dimostra che si dovrebbero fare sempre molte prove. Quella scena l’abbiamo provata durante il viaggio di andata: allora era uno scompartimento pari, immagino. Non avrei mai pensato che i chiavistelli fossero in una posizione diversa.” Si mosse e guardò Poirot negli occhi. “Sa tutto, Monsieur Poirot. Lei è un uomo straordinario. Ma neppure lei può immaginare che cosa sia stato quel giorno spaventoso, a New York. Ero pazza di dolore, e così pure i domestici… C’era anche il colonnello Arbuthnot, il migliore amico di John.”
“Durante la guerra mi ha salvato la vita” aggiunse Arbuthnot.
“Decidemmo allora…forse siamo stati pazzi, non so…che la condanna a morte alla quale Cassetti era sfuggito sarebbe stata eseguita. Eravamo in dodici, o piuttosto in undici: il padre di Susanne era in Francia, naturalmente. Sulle prime, pensammo di tirare a sorte a chi toccasse farlo, ma alla fine optammo per questa soluzione. È stato l’autista, Antonio, a proporla. Mary ha messo a punto tutti i particolari con Hector MacQueen. Lui aveva sempre adorato Sonia, mia figlia, e ci ha spiegato esattamente come il denaro di Cassetti fosse riuscito a salvarlo.
“Ci è voluto molto tempo per mettere a punto il nostro piano. Prima, dovevamo rintracciare Ratchett. Alla fine, Hardman ci riuscì. Poi dovevamo far entrare Masterman e Hector al suo servizio, o almeno uno di loro. Siamo riusciti anche in questo. Poi abbiamo avuto l’incontro col padre di Susanne. Per il colonnello Arbuthnot era molto importante che fossimo in dodici. Sembrava ritenere che questo rendesse la cosa più legale. Non gli piaceva l’idea del pugnale, ma riconosceva che risolveva gran parte dei nostri problemi. Il padre di Susanne ha accettato. Lei era la sua unica figlia. Apprendemmo da Hector che Ratchett sarebbe tornato prima o poi dall’Oriente con l’Orient Express. Con Pierre Michel che lavorava su quel treno, l’occasione era troppo buona per lasciarsela sfuggire. Inoltre sarebbe stato un buon sistema per non coinvolgere nessun estraneo.
“Il marito di mia figlia doveva sapere, naturalmente, e ha insistito per accompagnarla. Hector ha fatto in modo che Ratchett scegliesse il giorno giusto per viaggiare, quando sarebbe stato di turno Michel. Volevamo prenotare tutti gli scompartimenti della carrozza Istambul-Calais, ma purtroppo ce n’era uno che non siamo riusciti a ottenere. Era prenotato da tempo per un direttore della Compagnia. Il signor Harris, naturalmente, non esisteva. Ma sarebbe stato imbarazzante avere un estraneo nello scompartimento di Hector. E poi, all’ultimo minuto, è arrivato lei…”
La signora si interruppe. Dopo una pausa disse: “Adesso sa ogni cosa, Monsieur Poirot. Che cosa intende fare? Se tutto deve essere svelato, non potrebbe dare la colpa a me, soltanto a me? Avrei pugnalato volentieri dodici volte quell’uomo. Non solo perché era il responsabile della morte di mia figlia e della sua bambina, e di quell’altro figlio che adesso potrebbe essere vivo e felice. C’erano stati altri bambini prima di Daisy, avrebbero potuto essercene altri in futuro. La società lo aveva condannato; noi eseguivamo la sentenza. Ma è inutile trascinare gli altri in questa storia. Tutte queste persone buone e fedeli, il povero Michel, Mary e il colonnello Arbuthnot che si amano…”
La sua voce era meravigliosa mentre riecheggiava in quello spazio affollato: la voce profonda, commovente e piena di pathos che aveva fatto fremere più di un uditorio a New York.
Poirot guardò l’amico. “Lei è un direttore della Compagnia, Monsieur Bouc. Che cosa ne dice?”
Monsieur Bouc si schiarì la voce. “A mio parere, Monsieur Poirot, la prima soluzione da lei proposta è quella giusta, decisamente. Propongo di offrire questa soluzione alla polizia iugoslava quando arriverà. È d’accordo dottore?”
“Senza dubbio” disse il dottor Constantine. “Quanto al referto medico, penso di avere pronte un paio di fantastiche ipotesi…”
“A questo punto,” dichiarò Poirot “avendovi fornito la mia soluzione, ho l’onore di abbandonare il caso…”

 

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Agatha Christie, Assassinio sull’Orient-Express.
A proposito di Italiani…
 
Mr. Ratchett, la vittima, in realtà è un crudele, spietato criminale, l’italiano Lanfranco Cassetti. Ed ecco che cosa pensa Monsieur Bouc di uno degli indiziati, l’italiano Antonio Foscarelli, e degli Italiani in genere. Non a caso la prima traduzione italiana del romanzo, del 1935, fu manipolata e censurata dai sovranisti di allora.
“È stato a lungo in America” disse Monsieur Bouc “ed è italiano, e gli italiani usano il coltello. E sono dei gran bugiardi. Non mi piacciono proprio gli italiani.”
“Ça se voit” disse Poirot con un sorriso. “Ebbene, può darsi che abbia ragione, ma le farò notare che non c’è la minima prova contro quest’uomo, amico mio.”
“E la psicologia? Forse che gli italiani non accoltellano?
Senza dubbio” disse Poirot. “Specialmente nel calore di una lite. Ma questo è un tipo di delitto molto diverso. Ho il vago sospetto che sia stato preparato e messo in scena con molta cura, amico mio. È un delitto preparato da tempo. Non è, come dire, un delitto latino. È un assassinio che porta le tracce di una mente fredda, decisa e piena di risorse: una mente anglosassone, direi.” Prese l’ultimo passaporto. “E adesso, sentiamo la signora Mary Debenham.
Traduzione di Lidia Zazo

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