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Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes

Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes

Sherlock HolmesArthur Conan Doyle, Sherlock Holmes

 

Nato a Edimburgo nel 1859. Laureatosi in medicina, esercitò per alcuni anni a bordo di una nave, ma le febbri tropicali costrinsero a ritirarsi. Tornato in patria, creò la popolare figura di Sherlock Holmes, l’investigatore signorile, intelligente e capace di sciogliere enigmi con un gioco di deduzione.

Alto, magro, sguardo penetrante e naso affilato, mani sporche d’inchiostro o sostanze chimiche, Holmes vive a Londra, in un appartamento al numero 211 B di Baker Street dove alterna la lettura di giornali e libri sui peggiori orrori del secolo, con esperimenti di laboratorio e lunghe suonate di violino.

Condivide l’appartamento con il dottor Watson, “spalla” nonché narratore.

La pipa e la lente di Sherlock Holmes, la mantellina e il cappello da caccia, sono diventati emblemi della letteratura poliziesca.

Opere:

Uno studio in rosso (1887), Il segno dei quattro (1890), i racconti, Le avventure di Sherlock Holmes e Le memorie di Sherlock Holmes (1896). Nell’ultimo – Il problema finale – l’autore cercò di sbarazzarsi del suo personaggio facendolo precipitare in fondo alle cascate, avvinghiato in un mortale abbraccio col suo acerrimo nemico, il prof. Moriarty. La reazione del pubblico (e una forte somma di denaro) lo spinsero a scrivere un terzo romanzo con Holmes, che sarebbe diventato uno dei più famosi: Il mastino dei Baskervilles (1902), seguito dai racconti Il ritorno di Sherlock Holmes (1905). 1915: La valle della paura al quale seguirono i racconti L’ultimo saluto di Sherlock Holmes (1917) e Il taccuino di Sherlock Holmes (1927).

Le avventure di Holmes mettono in luce le sue straordinarie capacità deduttive. Fin dalla prima indagine, sul luogo del delitto egli ricostruisce l’unica soluzione logicamente possibile e per il resto del racconto si impegna a rintracciare le prove per documentare la propria ipotesi. Fa uso di cocaina per riempire i vuoti dell’ozio cerebrale, nell’intervallo tra un enigma e l’altro. La voce narrante di Watson evidenzia l’eccezionalità dell’investigatore per farne risaltare la meravigliosa ed efficace imperturbabilità.

“Perfino la sua persona e il suo aspetto erano tali da colpir l’attenzione alla prima occhiata. Era alto quasi un metro e novanta ma la sua straordinaria magrezza lo faceva sembrare ancora più alto. Eccezion fatta per quegli attacchi di torpore cui ho accennato, il suo sguardo era acuto e penetrante; e il naso sottile aquilino conferiva alla sua espressione un’aria vigile e decisa. Il mento era prominente e squadrato, tipico dell’uomo d’azione. Le mani, invariabilmente macchiate d’inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia.”                                                                                                   Uno studio in rosso

“Quando hai eliminato l’impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, non può che essere la verità.”                                                                                                                 Uno studio in rosso 

“Sherlock Holmes prese il suo flacone dall’angolo della mensola del caminetto e la sua siringa ipodermica da un elegante astuccio di marocchino. Con le dita lunghe e nervose infilò l’ago sottile e arrotolò la manica sinistra della camicia. Per un po’, osservò pensoso l’avambraccio muscoloso e il polso, costellati di innumerevoli segni di punture. Alla fine, infilò con gesto deciso la siringa, premette il pistone e si abbandonò nella poltrona di velluto con un lungo sospiro di soddisfazione.”                                 Il segno dei quattro

“Tre sono le qualità necessarie al detective ideale: capacità di osservazione, deduzione e conoscenza”.                                                                                      Il segno dei quattro