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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi
La Divina commedia

La selva oscura

Canto I Inferno – Analisi del testo

L’allegoria.

L’allegoria si ha quando un termine, una descrizione e persino una narrazione non deve essere intesa nel suo significato letterale ma in uno più profondo, non immediatamente evidente. A differenza della metafora, il significato letterale è ammissibile e coerente, e solo un’approfondita analisi, unita alla conoscenza del contesto culturale in cui è stata scritta, permette di individuarne il significato allegorico nascosto.

Pertanto, tutti gli elementi dell’allegoria della “selva oscura”, dall’intrico delle piante al sonno che coglie il viandante, dal colle che s’intravede oltre di essa alle fiere che impediscono l’ascesa verso il sole, sono immagini comuni della letteratura religiosa e morale del Medioevo, derivate dalla tradizione biblica e dalla letteratura classica.

Infatti, fin dai primi versi appare evidente un significato allegorico, accanto a quello letterale.

La vicenda di Dante smarrito nella selva deve essere intesa nel suo significato più profondo, non immediatamente evidente:

Significato letterale Significato allegorico
si smarrisce nella selva oscura dove è entrato “pien di sonno”… rappresenta l’umanità preda del peccato (la selva) per lo smarrimento della ragione (il sonno)
intravede un colle illuminato dal sole intravede una prospettiva di salvezza (il colle), attraverso l’espiazione, verso la luce ( Dio)
incontra le tre fiere: lonza, leone, lupa rischia di soccombere ai tre peccati: lussuria (la lonza), superbia (il leone), cupidigia (la lupa)
guidato da Virgilio intraprende il viaggio guidato dalla ragione (Virgilio) rappresenta l’umanità in cammino verso la salvezza
La selva del peccato.

Dante si smarrisce nella selva di notte ed intraprende l’ascesa del colle all’alba, incontrando però le tre fiere sul suo cammino. Il buio della selva raffigura allegoricamente il peccato e la perdita della ragione che impedisce di scegliere il bene, cioè Dio. Le tenebre, contrapposte alla luce evidenziano simbolicamente il dramma morale della scelta tra il bene ed il male. Poiché ha ceduto alle lusinghe del peccato, Dante si accorge con terrore di non aver più alcun saldo punto di riferimento che possa guidarlo nelle sue azioni e cammina nel buio. Le passioni, non più frenate da un principio razionale, lo dilaniano crudelmente. La sua vicenda è quella di ognuno di noi. Fin da questi primi versi Dante trasferisce quindi la sua esperienza personale su un piano di validità universale.

Il colle.

Anche il colle assume evidente significato allegorico. Gli occhi sollevati verso il colle illuminato dal sole, sono la richiesta di aiuto alla grazia divina. Il poeta intravede una possibilità di salvarsi. La luce del sole lo fa sperare. Così come la stagione (la primavera) e l’ora mattutina (l’alba); egli si sente allora come un naufrago, che a fatica ha raggiunto la riva, ma poi scopre la presenza di ostacoli insormontabili (le tre fiere). Sul piano allegorico, il sole è simbolo della grazia divina. È Dio che, nella sua infinita misericordia, si manifesta al peccatore. Le cose, rischiarate da questa luce, riacquistano un senso, il loro vero senso: chi disperava intravede finalmente la via della salvezza.

Le tre fiere.

Ma non è facile sfuggire al peccato, poiché esso è pieno di fascino e ha grande forza di suggestione, di cui l’arroganza delle tre fiere è espressione. Non è facile per Dante vincere i propri peccati, che gli si presentano davanti sotto forma di belve. La prima seducente, flessuosa e agile; il secondo pauroso, famelico, arrogante; la terza, infine, la più terribile, magrissima e vorace, che non lascia scampo. La lonza, probabilmente un animale simile alla lince o alla pantera, è un felino di singolare eleganza, snello e attraente; il suo aspetto piacevole alla vista allude forse alle multiformi tentazioni del peccato. Terribile invece l’aspetto del leone: forza, ostinazione, furore si sprigionano dalla sua figura, tanto che lo sgomento sembra da essa trasmettersi al paesaggio circostante. La lupa, con la sua famelica magrezza, rappresenta il male supremo, un ostacolo insuperabile che costringe il poeta a tornarsene sui propri passi, a disperare. Le tre fiere assumono un evidente significato allegorico, la cui identificazione non è stata sempre omogenea. Tradizionalmente nella lonza è stata vista la lussuria, nel leone la superbia, nella lupa l’avarizia, intesa come cupidigia, avidità. Alcuni vi hanno visto superbia, invidia, avarizia; altri malizia, matta bestialità e incontinenza.

Virgilio.

Ecco allora che Dante è disperato e non vede via d’uscita, ma in suo aiuto giunge Virgilio, grande poeta latino. Virgilio per Dante è sommo maestro e “autore”. Questi lo esorta ad intraprendere un percorso diverso, attraverso i tre regni dell’oltretomba, unica possibilità di salvezza. Virgilio rappresenta la Ragione, che aiuterà Dante a comprendere il significato del peccato e della redenzione, guidandolo attraverso l’Inferno, luogo d’eterna dannazione, e il Purgatorio, luogo di purificazione. Persona più degna di lui (Beatrice) lo accompagnerà in Paradiso, luogo della beatitudine.

Il veltro.

La lupa continuerà a tormentare gli uomini fin quando un veltro (un cane da caccia), non la ricaccerà all’Inferno, da dove Lucifero l’ha fatta uscire. Dante allude ad un personaggio capace di operare un rinnovamento morale e la restaurazione dell’ordine religioso e politico, con un equilibrio tra autorità temporale (l’Impero) ed autorità spirituale (la Chiesa), salvando l’Italia e liberandola dai suoi dominatori. Tuttavia l’identificazione del personaggio storico che si cela dietro l’allegoria del Veltro è controversa: alcuni l’hanno identificato in Cangrande della Scala, di cui Dante fu ospite nel suo esilio, o in Arrigo VII di Lussemburgo; altri in Benedetto XI, pontefice dal 1303 al 1304, altri ancora in Dante stesso, dopo la sua rinascita spirituale.

Esercizi.

  1. I primi versi indicano lo stato di smarrimento in cui Dante  si trova: descrivine le caratteristiche.
  2. Il canto si può dividere in 6 sequenze: indicale con un titolo ed un breve riassunto.
  3. Spiega che cos’è l’allegoria ed indica quale significato allegorico assumano i seguenti elementi:
la selva oscura  
la lupa  
il leone  
la lonza  
il colle  
il sole  
Virgilio.
  1. Nei versi 22-27 Dante paragona il proprio animo a quello di un naufrago. Completa lo schema e spiegalo. Quale stato d’animo del poeta vuole evidenziare la similitudine?.
Dante è come un naufrago
Il naufrago si volge a guardare
Dante si volge a guardare
  1. Nei versi 55-60 Dante paragona se stesso ad un uomo rapidamente arricchitosi. Completa lo schema e spiegalo. Quale condizione vuole rappresentare il poeta?
Dante è come un uomo che si è arricchito
L’uomo perde tutto la sua ricchezza
Dante perde
  1. Sul modello di Dante, costruisci una breve narrazione allegorica, in cui sia presente, sotto il livello letterale un livello più profondo. Scegli tu liberamente, ma in modo coerente, gli elementi dell’allegoria per rappresentare una condizione simile (o anche una diversa) a quella descritta dal poeta
 

Livello letterale

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