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neoclassIl Neoclassicismo

Il Neoclassicismo va alla ricerca di quei modelli di compostezza e armonia che l’irregolarità barocca aveva dimenticato, cercando di rivivere per suggestione e analogia, e non per semplice imitazione, gli ideali classici ravvisati nella bellezza e nell’equilibrio.

“Classicismo” deriva da “classico” (classicus) che significava di prima classe, con riferimento agli scrittori più illustri; il termine “classicismo” a partire dal Medioevo, ha indicato la volontà di ritorno ai classici greci e latini e l’aggettivo “classico” ha indicato ciò che è degno di essere imitato.

Il Neoclassicismo si è sviluppato nella seconda metà del XVIII secolo, prima nell’ambito delle arti figurative, poi come tendenza generale del gusto artistico, letterario e culturale, favorevole al recupero di ciò che è “classico”. Il neoclassicismo settecentesco è solo uno dei numerosi momenti di classicismo della storia europea, come l’Umanesimo e l’Arcadia, caratterizzati dal recupero delle manifestazioni culturali e artistiche dell’età antica (greca e romana), in quanto modelli di perfezione da emulare.

L’origine del Neoclassicismo risale al desiderio di un ritorno alla semplicità originaria, dopo gli artifici del Barocco. I classici vennero visti come modelli di naturalezza, di razionalità, di spontaneità, di serietà morale e di dominio sulle passioni. Tale esigenza di chiarezza, linearità e razionalità accomunò Illuminismo e Neoclassicismo. La bellezza fu vista come frutto della misura, come risultato di una ripulitura da ogni esagerazione di forma e contenuto, come equilibrio ed armonia.

Un’immagine essenziale di grecità e romanità fu ricercata nell’ambito delle arti visive: gli scavi di Ercolano (1738) e di Pompei (1748), la stessa nascita dell’archeologia diventarono le occasioni per un forte ritorno del gusto classico. Un’opera di sintesi fu quella dell’archeologo e storico d’arte tedesco Johann Joachim Winckelmann (1717-1768): egli nei suoi Pensieri sull’imitazione dell’arte greca nella pittura e nella scultura (1755) e soprattutto nella Storia dell’arte antica (1764) elaborò i concetti cardine del neoclassicismo.

Winckelmann elaborò la teoria del “bello ideale”, secondo la quale il bello ideale non esiste in natura e l’artista deve selezionare, da ciò che vede, solo ciò che è idealmente bello. Nelle statue greche, nell’Apollo del Belvedere è visibile una “nobile semplicità e quieta grandezza”; in esso l’intelletto domina sui sensi e sulle passioni. Il bello è qualcosa di puro, di svincolato dalle incrostazioni e imperfezioni della natura e della storia (schema mentale derivato dal platonismo). Patria ideale, mitico mondo perfetto fu considerata la Grecia antica; in questo vi è qualcosa di comune con il nascente romanticismo (fascino del lontano). L’arrivo di Winckelmann a Roma (1755) è un momento essenziale per il classicismo italiano. Altri autori hanno determinato il neoclassicismo: tra questi, il tedesco Gotthold Ephraim Lessing (1729-1781), con il saggio Laocoonte o dei confini tra pittura e poesia (1766). I pittori Anton Raphael Mengs (1728-1779) e Giambattista Piranesi (1720-1778) sono i promotori di un nuovo ideale di bellezza, definitivamente moderno (cioè razionale, oggettivo e civile), ma sensibile alle imitazioni dell’antichità, come se solo nella purezza della natura, testimoniata dagli antichi, si ritrovasse la fonte del bello e del razionale. Il neoclassicismo europeo produsse grandi risultati in ambito architettonico e urbanistico, nella scultura, specialmente con Antonio Canova, nella pittura con Jacques Louis David, diventando l’arte ufficiale della rivoluzione francese e soprattutto dell’impero napoleonico.

Il neoclassicismo letterario

La diffusione del neoclassicismo letterario fu vasta e articolata, spesso alimentando condizioni culturali complesse e apparentemente opposte (come il preromanticismo). È il caso tedesco e inglese: Hölderlin, Schiller, per molti aspetti Goethe, o gli inglesi Shelley e Keats sono i grandi protagonisti di un neoclassicismo europeo, sebbene siano al tempo stesso i promotori di una nuova cultura che si radica nel cuore della cultura romantica. La letteratura neoclassica si caratterizza per la notevole attenzione per la forma e per la gravità dei suoi contenuti. La forma stilistica era perseguita mediante l’oraziano labor limae, l’attento lavoro di perfezionamento del testo. Ne derivava il rispetto delle regole della retorica classica e la preferenza per la poesia (l’ode). I contenuti s’ispiravano al rasserenamento delle emozioni e al superamento idealizzante dei drammi.

Nel neoclassicismo italiano si possono individuare tre momenti:

–      Neoclassicismo moderato di metà Settecento: Arcadia, gusto pastorale, Parini (poesia educatrice);

–      Neoclassicismo dell’età napoleonica, espresso da Vincenzo Monti: poesia celebrativa, fortemente retorica, che serve i potenti.

–      Neoclassicismo di Ugo Foscolo, che interpreta alcune esigenze del classicismo, ma che è ormai influenzato da una sensibilità di tipo romantico.

Il purismo teorizzò una lingua d’arte, pura in quanto lontana dalle imperfezioni e dai mutamenti della lingua comunemente parlata. Anche la lingua letteraria auspicata dai puristi non esiste nella realtà, ma proprio per questo è “pura”. I puristi individuarono come modelli di scrittura gli scrittori del Trecento, particolarmente Dante, Petrarca e Boccaccio.