Crea sito

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Dante, Canto V dell’Inferno: Paolo e Francesca

I’ cominciai: «Poeta, volontieri

parlerei a quei due [1]che ‘nsieme vanno,

e paion sì al vento esser leggieri».                             75

Ed elli a me: «Vedrai quando saranno

più presso a noi; e tu allor li priega

per quello amor che i mena, ed ei verranno».            78

Sì tosto come il vento a noi li piega,

mossi la voce: «O anime affannate,

venite a noi parlar, s’altri nol niega!».                          81

Quali colombe dal disio chiamate

con l’ali alzate e ferme al dolce nido

vegnon per l’aere, dal voler portate;                            84

cotali uscir de la schiera ov’è Dido [2],

a noi venendo per l’aere maligno,

sì forte fu l’affettüoso grido.                                         87

«O animal grazïoso e benigno

che visitando vai per l’aere perso

noi che tignemmo il mondo di sanguigno,                   90

se fosse amico il re de l’universo,

noi pregheremmo lui de la tua pace,

poi c’hai pietà del nostro mal perverso.                       93

Di quel che udire e che parlar vi piace,

noi udiremo e parleremo a voi,

mentre che ‘l vento, come fa, ci tace.                           96

Siede la terra dove nata fui

su la marina dove ‘l Po discende

per aver pace co’ seguaci sui.                                      99

   Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,[3]

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.[4]              102

   Amor, ch’a nullo amato amar perdona,[5]

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.                  105

   Amor condusse noi ad una morte. [6]

Caina attende chi a vita ci spense”.

Queste parole da lor ci fuor porte.                            108

Quand’io intesi quell’anime offense,

china’ il viso e tanto il tenni basso,

fin che ‘l poeta mi disse: “Che pense?”.                    111

Quando rispuosi, cominciai: “Oh lasso,

quanti dolci pensier, quanto disio

menò costoro al doloroso passo!”.                           114

Poi mi rivolsi a loro e parla’ io,

e cominciai: “Francesca, i tuoi martìri

a lagrimar mi fanno tristo e pio.                                117

Ma dimmi: al tempo d’i dolci sospiri,

a che e come concedette amore

che conosceste i dubbiosi disiri?”.                            120

E quella a me: “Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.                          123

Ma s’a conoscer la prima radice

del nostro amor tu hai cotanto affetto,

dirò come colui che piange e dice.                             126

   Noi leggiavamo un giorno per diletto

di Lancialotto come amor lo strinse;

soli eravamo e sanza alcun sospetto.                         129

Per più fiate li occhi ci sospinse

quella lettura, e scolorocci il viso;

ma solo un punto fu quel che ci vinse. [7]                   132

Quando leggemmo il disiato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,                           135
   la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu ‘l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante”. [8]              138

Mentre che l’uno spirto questo disse,

l’altro piangea; sì che di pietade

io venni men così com’io morisse.                               141

E caddi come corpo morto cade.

Dante, Canto V dell’Inferno: Paolo e Francesca

L’incontro con Paolo e Francesca

vv. 72-108

Io cominciai: “Poeta, volentieri parlerei a quei due che stanno insieme, e che sembrano al vento essere così leggeri”.

Ed egli a me: “Vedrai quando saranno più vicini a noi; allora pregali per quell’amore che li conduce, ed essi verranno”.

Così appena il vento li spinse verso di noi, parlai: “O anime sofferenti, venite a parlare con noi se Dio non ve lo nega!”.

Come colombe mosse dal desiderio con le ali alzate e ferme vanno al dolce nido attraverso l’aria, così esse uscirono dalla schiera

delle anime di cui fa parte anche Didone, venendo verso noi attraverso l’aria infernale, tanto efficace era stata la mia ardente preghiera.

“O uomo cortese e benevolo che attraverso l’aria buia

vieni a trovare noi che (morendo) macchiammo il mondo col nostro sangue, se il re del creato ci fosse amico, noi lo pregheremmo di darti serenità, perché provi compassione per il nostro atroce tormento.

Ascolteremo e vi diremo quelle cose che vorrete dire e ascoltare, per tutto il tempo che la bufera, come fa (adesso), attenuerà la sua violenza.

La città in cui sono nata (Ravenna) si trova sul mare in cui il Po sfocia con i suoi affluenti.
L’amore, che improvviso “prende” i cuori nobili,

fece innamorare costui (Paolo) del mio bel corpo, che mi fu tolto; e la forza di quell’amore ancora mi ferisce.

Amore, che non permette a nessun essere amato di non ricambiare chi l’ama,

mi fece innamorare così intensamente di lui, che come vedi ne sono ancora vinta.

Amore ci condusse a una comune morte.

Caina (dove si puniscono i traditori dei parenti) attende chi ci uccise.

Queste parole ci furono da loro dette.

La storia di Paolo e Francesca.

Quando compresi quelle anime tormentate, chinai il viso e tanto a lungo che il poeta (Virgilio) mi chiese: <<A cosa pensi?

Quando risposi, dissi: <<Ahimé, quanti dolci pensieri, quanta passione condusse costoro al peccato!

Poi mi volsi a loro e dissi:

<<Francesca, i tuoi tormenti mi rendono triste e pietoso.

Ma dimmi: al tempo dei dolci sospiri d’amore,

in che modo vi accorgeste dei vostri ancora incerti desideri?

Ed ella a me: <<Non c’è dolore più grande
che ricordarsi dei momenti felici quando si soffre;
e la tua guida lo sa bene.

Ma se hai tanto desiderio di sapere l’origine

del nostro amore, te lo dirò, come chi parli piangendo.

Noi leggevamo un giorno per piacere

la storia di Lancillotto e di come amore lo avvinse; eravamo soli, senza alcun timore.

Quella lettura fece più volte incontrare i nostri occhi

e ci fece impallidire;

ma solo un punto fu quello che ci vinse.

Quando leggemmo di come la bocca sorridente (di Ginevra) venne baciata da un tale amante (Lancillotto),
costui, che da me non sarà mai separato,
mi baciò la bocca tutto tremante.

Galeotto (Galehaut fa da intermediario tra Lancillotto e Ginevra) fu il libro e chi lo scrisse (svolse cioè la funzione di mezzano): quel giorno non proseguimmo nella lettura.

Mentre Francesca mi raccontò questo,

Paolo piangeva; così che per l’emozione svenni, come se morissi.

E caddi come cade un corpo senza vita.
Note 
[1] Francesca da Polenta e Paolo Malatesta.
[2] Didone, innamoratasi di Enea, infranse il giuramento di fedeltà fatto sulla tomba del marito Sicheo e, in seguito all’abbandono da parte dell’eroe troiano, si uccise.
[3] La corrispondenza fra “amore” e “cuore gentile” è uno dei cardini dello stilnovismo: Dante stesso aveva scritto che “Amore e cor gentil sono una cosa“. Paolo, a causa della sua gentilezza d’animo e della bellezza della cognata, non può non provare un sentimento d’amore.
[4] L‘espressione “e ‘l modo ancor m’offende” è stata interpretata da alcuni come il primo accenno alla morte violenta, ma più probabilmente significa “il modo con cui mi sono innamorata ancora mi avvince”. Ed anche: la forza travolgente della passione, così come si è manifestata, ancora mi fa soffrire, ne patisco ancora le conseguenze.
[5] Amor, ch’a nullo amato amar perdona: per Andrea Cappellano, teorico dell’amor cortese, l’amore presuppone la reciprocità e non può tollerare che l’oggetto amato non ricambi il sentimento.
[6] Amor condusse noi ad una morte: L’amore conduce i due giovani alla morte fisica (per mano di Gianciotto, in quale è destinato a Caina, zona ancor più terribile dell’Inferno) e spirituale, che li conduce alla dannazione eterna.
[7] Il ricordo è fonte di grande dolore, ma Dante si mostra tanto desideroso di sapere. Così Francesca, con dolcezza composta e dolente, racconta il momento del primo bacio:”Un giorno” qualsiasi, in una condizione del tutto normale della vita di corte, i due cognati leggono insieme un episodio della saga di re Artù: Ginevra, moglie di Artù, innamoratasi di Lancillotto, primo cavaliere di corte, lo bacia. La simmetria evidente della situazione li turba, i due si guardano e capiscono di nutrire lo stesso sentimento reciproco.
[8] Nel romanzo brettone il siniscalco Galehaut esorta i due innamorati a rivelarsi il loro amore, spingendo Ginevra a baciare Lancillotto. Il libro, dunque, svolge per Paolo e Francesca il ruolo che nella vicenda narrata è assegnato a Galehaut. Il libro ha ormai svolto il ruolo di rendere i due cognati consapevoli del loro sentimento. I due smettono di leggere passando dalla passione virtuale a quella reale. Non per questo si deve supporre che siano stati uccisi quel giorno stesso.

Index LetteraTUreStorie

Index Strumenti

Index Tematiche

Link utili

Print Friendly, PDF & Email

CC BY-NC-SA 4.0 Canto V – Paolo e Francesca: testo e parafrasi by giorgiobaruzzi is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.