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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Bram Stoker, La morte di Dracula

Nella parte conclusiva del romanzo, uno dei momenti più drammatici è costituito dal frenetico inseguimento e dall’uccisione di Dracula, inutilmente protetto da uno stuolo di zingari. Si tratta anche di una lotta contro il tempo: gli inseguitori devono raggiungere la bara con dentro il conte prima che il sole sia coperto dalle montagne e dal castello, perché a quel punto Dracula riacquisterebbe tutta la sua potenza e sarebbe invincibile.

Ogni secondo sembrava un secolo. Il vento ora veniva a raffiche rabbiose, frustando la neve in mulinelli furibondi, sì che in certi momenti non si vedeva a distanza di due palmi; in altri invece, il vento, sibilandoci accanto, sembrava ripulire l’aria, tanto che lo sguardo spaziava lontano. Negli ultimi tempi ci eravamo a tal punto abituati a tener conto di albe e tramonti, che sapevamo con notevole precisione quando il sole sarebbe scomparso: e non sarebbe occorso ancora molto. Pareva impossibile credere che nemmeno un’ora fosse passata dacché attendevamo nel nostro ricovero, ma ormai i vari gruppi di uomini convergevano alla nostra volta, sempre più vicini. Le raffiche di vento erano aumentate di intensità, e adesso venivano, gelide, soprattutto da nord; in compenso, sembrava avesse spazzato le nuvole foriere di neve, la quale cadeva solo di tanto in tanto, e potevamo così distinguere chiaramente i singoli componenti di ogni gruppo, gli inseguiti e gli inseguitori. Strano a dirsi, i primi non sembravano rendersi conto, o per lo meno preoccuparsi, del fatto che erano inseguiti, anche se parevano raddoppiare la velocità a mano a mano che il sole si approssimava alle vette.

Più vicini, sempre più vicini; e il professore e io ci siamo messi al riparo del macigno, pronti a far fuoco. Chiaro: Van Helsing era ben deciso a impedir loro di andar oltre. E quelli sembravano tutt’ora all’oscuro della nostra presenza.

E all’improvviso, due voci hanno gridato all’unisono: “Alt!” Una era quella del mio Jonathan, ed era vibrante di passione; l’altra del signor Morris, e il suo era il tono forte e deciso di chi dà un ordine che non ammette repliche. Forse gli zingari non conoscevano la lingua in cui era stato impartito, ma come fraintendere il tono?

Istintivamente hanno tirato le redini, e subito ecco Lord Godalming e Jonathan piombare loro addosso da una parte, e il dottor Seward e il signor Morris sull’altro fianco. Il capo degli zingari, uno splendido uomo che stava in sella che sembrava un centauro ha fatto loro cenno di stare alla larga e, con voce tonante, ha imposto ai suoi di procedere. Quelli frustano i cavalli che balzano in avanti; ma i quattro inseguitori levano i Winchester, comandando agli zingari, con gesto inequivocabile, di fermarsi. E nello stesso istante, Van Helsing e io ci leviamo da dietro la roccia, puntando a nostra volta le armi contro gli inseguiti. Vedendosi circondati, questi tirano un’altra volta le redini e si fermano. Il capo, rivolto loro, impartisce un ordine, e allora ciascuno degli zingari sfodera l’arma di cui dispone, coltello o pistola, predisponendosi all’attacco. In un attimo, si è al dunque.

Il capo, con uno strattone al morso, si è piantato davanti a tutti e, indicando il sole ormai vicinissimo alle cime, e quindi il castello, ha detto qualcosa che non ho afferrato. Per tutta risposta, i nostri quattro si sono gettati dai rispettivi cavalli, correndo verso il carro. Avrei dovuto provare una terribile paura a vedere il mio Jonathan in quel frangente, senonché l’ardore della battaglia deve essersi impadronito di me come di tutti gli altri; e non provavo paura, ma soltanto un impetuoso, selvaggio bisogno di agire. Accortosi del ratto movimento dei nostri, il capo degli zingari grida un altro ordine, e i suoi uomini all’istante formano quadrato attorno al carro, ma confusamente, indisciplinatamente, tra loro urtandosi e intralciandosi per eccesso di foga.

Nel frattempo, Jonathan da un lato della cerchia di zingari, e Quincey dall’altra, si aprivano il passo verso il carro, evidentemente decisi a compier l’opera prima che il sole scomparisse. E nulla sembrava fermarli o anche solo ostacolarli: né le armi puntate né i coltelli balenanti degli zingari che avevano di fronte, né l’ululare dei lupi alle loro spalle parevano preoccuparli minimamente. L’impeto di Jonathan e la sua aria risoluta sono parsi sopraffare coloro che gli stavano schierati davanti, i quali istintivamente si son fatti da parte lasciandolo passare. E un attimo dopo, ecco Jonathan che balza sul carro e, con forza che sembra incredibile, solleva la grande cassa e la scaraventa oltre le ruote, al suolo. Nel frattempo, il signor Morris aveva dovuto farsi largo con la forza per penetrare dalla sua parte nella cerchia degli Szgani[1]; e, mentre col fiato sospeso seguivo le mosse di Jonathan, con la coda dell’occhio l’avevo notato procedere in avanti alla disperata, e avevo scorto i coltelli degli zingari balenare mentre egli si apriva un varco, e a lui avventarsi. Morris aveva parato le botte con il suo coltellaccio, e dapprima ho creduto che fosse riuscito a farcela sano e salvo; ma, come è stato al fianco di Jonathan, che adesso era balzato dal carro, ho potuto vedere che, con la sinistra, si premeva il fianco, e che di tra le dita sangue sgorgava. Non per questo si è arrestato, e mentre Jonathan, con disperata energia, s’attaccava a un’estremità della cassa, nel tentativo di scoperchiarla con il suo grande coltello kukri, lui freneticamente l’assaliva dall’altra parte con il suo “bowie”. Sotto i congiunti sforzi dei due, il coperchio comincia a cedere, i chiodi saltano via con uno stridio, il coperchio viene rovesciato.

Nel frattempo, gli zingari vistisi sotto la minaccia dei Winchester, alla mercé di Lord Godalming e del dottor Seward, avevano rinunciato a ulteriori resistenze. Il disco dell’astro quasi sfiorava le vette, e le ombre degli uomini si proiettavano lunghe sulla neve. Ed ecco, ecco il Conte che giace nella sua cassa al suolo, in parte coperto di neve e terriccio in seguito alla brusca caduta. Era mortalmente pallido, lo si sarebbe detto una figura di cera, e i rossi occhi ardevano di quell’orribile sguardo vendicativo che tanto bene conoscevo.

Mentre guardavo, gli occhi hanno scorto il sole calante e in essi l’espressione di odio si è cangiata in una di trionfo. Ma, proprio in quella, giù piomba il lampo del coltellaccio di Jonathan. Ho lanciato un urlo come l’ho visto fendere la gola, e in pari tempo il “bowie” del signor Morris è sprofondato nel cuore del Vampiro.

È stato come un miracolo; sotto i nostri occhi, il tempo di un sospiro, l’intero corpo si è dissolto in polvere, scomparendo alla vista.

Sarò lieta, finché avrò vita, del fatto che proprio in quell’attimo di dissoluzione finale sul volto gli si è dipinta un’espressione di pace, quale mai avrei immaginato di scorgervi.

Il castello di Dracula ora si stagliava sul cielo rosso, ogni pietra degli spalti diroccati disegnandosi controluce.

Analisi del testo.

Nella parte conclusiva del romanzo, uno dei momenti più drammatici è costituito dal frenetico inseguimento e dall’uccisione di Dracula, inutilmente protetto da uno stuolo di zingari. Si tratta anche di una lotta contro il tempo: gli inseguitori devono raggiungere la bara con dentro il conte prima che il sole sia coperto dalle montagne e dal castello, perché a quel punto Dracula riacquisterebbe tutta la sua potenza e sarebbe invincibile. La resistenza degli zingari viene descritta come caotica e disordinata, non in grado di fronteggiare efficacemente l’assalto degli inseguitori, tanto che Jonathan e Morris raggiungono la bara ed uccidono il conte, tagliandogli la testa e trafiggendogli il cuore. A quel punto lo sguardo maligno e vendicativo di Dracula, che era passato da un’espressione di odio ad una di trionfo, perché il sole stava per essere oscurato, nel momento della morte e della successiva dissoluzione si rasserena in un’espressione di pace finalmente raggiunta.

Esercizi di analisi del testo.

  1. Mina descrive l’inseguimento degli zingari che conducono il carro con la cassa che contiene il corpo di Dracula. Come mai tanta fretta?
  2. Gli zingari proteggono il conte: ti sembra che la loro resistenza sia ordinata ed efficace?
  3. La cassa con il conte cade a terra e Mina ne vede lo sguardo: che cosa lo caratterizza?
  4. In che modo il conte viene eliminato e che cosa accade al suo corpo?
  5. Mina nota che sul volto di Dracula “si è dipinta un’espressione di pace, quale mai avrei immaginato di scorgervi”: come spieghi questa osservazione?

Produzione

  1. Conosci altre storie di vampiri? Confrontale con la figura di Dracula evidenziandone aspetti comuni e differenze.

[1] Szgany: zingari, detti anche tzigani.

 

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CC BY-NC-SA 4.0 Bram Stoker, La morte di Dracula by giorgiobaruzzi is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.