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Naturalismo

Nella seconda metà dell’Ottocento il processo di industrializzazione, basato sullo sviluppo della scienza e della tecnologia, si diffonde in molti paesi europei. A esso è riconducibile lo sviluppo del Positivismo, una filosofia che vede nel crescente progresso tecnico-scientifico ed economico il mezzo per offrire all’umanità un futuro di benessere.

In questo contesto nasce, sul piano letterario, il romanzo naturalista e verista, che mira a rappresentare realisticamente la realtà sociale, con l’applicazione alla letteratura degli strumenti di analisi propri delle scienze naturali e sociali.

Anche nel Romanticismo erano presenti istanze realistiche, ma era ben presente il punto di vista dello scrittore e il “vero” era sempre accompagnato da valutazioni di carattere ideologico, religioso e morale, mentre gli scrittori naturalisti e veristi si proposero una rappresentazione oggettiva ed impersonale della realtà.

Inoltre, mentre nella letteratura romantica vi era spesso una trattazione di vicende e personaggi fuori del comune, il Naturalismo rivolse la propria attenzione all’analisi di avvenimenti e personaggi appartenenti alla realtà quotidiana, da cui erano dominati e condizionati. La realtà cui fa riferimento il Naturalismo è quella urbana, prodotta dal processo di industrializzazione, che lo scrittore vuole descrivere in modo oggettivo, così come si presenta, in tutti i suoi aspetti, positivi o negativi. In Italia il Verismo assume caratteristiche in parte diverse, a causa della diversa realtà storica, economica, sociale e politica dell’Italia nella fase post risorgimentale.

Due principi sono alla base del Naturalismo:

  • quello della rappresentazione oggettiva, scientifica dei fatti, basata su una documentazione dettagliata di ambienti e situazioni da parte del narratore, che ricostruisce “pezzi di vita” osservati direttamente;
  • quello secondo cui l’artista è paragonabile ad uno scienziato che osserva la realtà, impiegando i metodi delle scienze sperimentali.

Ne deriva che:

  • l’osservazione della realtà non deve essere condizionata da intenti morali o religiosi: essa va osservata, anche nei suoi aspetti più sgradevoli, esaminando i meccanismi che la regolano.

I precursori.

Balzac (1799-1850): descrive la società borghese contemporanea in tutti i suoi aspetti; l’individuo esiste solo in rapporto alla società; la società cambia col cambiamento dei rapporti economici; lo scrittore è un sociologo che descrive uomini concreti e ambienti reali; tuttavia per Balzac il personaggio è eroe positivo o negativo e l’autore esprime un proprio giudizio.

Flaubert e il canone dell’impersonalità: la grande arte è impassibile ed impersonale; l’artista è come un chirurgo, invisibile e onnipotente come Dio, l’arte precisa come le scienze esatte; l’artista deve analizzare con precisione personaggi ed ambienti, deve assumere su di sé la psicologia, il modo di pensare dei personaggi.

Emile Zola. L’esaltazione della scienza e del metodo sperimentale, che il Positivismo diffonde in Francia, conosce un importante tentativo di applicazione in campo artistico nell’ambito della scuola naturalista francese, legata in particolare a Zola, che intende la letteratura come strumento di analisi scientifica della realtà contemporanea.

Émile Zola (1840-1902) raffigura, nei suoi romanzi, degli “squarci di vita” i cui protagonisti, appartenenti per lo più alle classi medio – basse, agiscono sulla base di un comportamento rigidamente determinato dai caratteri ereditari e ambientali. Particolarmente significative sono in tal senso opere come Teresa Raquin (1867) o L’ammazzatoio (1877).

Nel Romanzo sperimentale (1880), che segna la nascita della scuola naturalista, Zola individua tre principi:

  • scientificità: il romanzo va realizzato con i procedimenti propri delle scienze sperimentali, applicati alla conoscenza della realtà materiale, umana, sociale, allo studio degli uomini concreti, non dell’uomo in astratto; il metodo sperimentale va applicato alle attività spirituali, che sono un dato di natura con proprie leggi da scoprire come l’ereditarietà, l’ambiente, ecc.
  • impersonalità: lo scrittore deve essere obiettivo, non deve intervenire nella narrazione dei fatti e della psicologia dei personaggi con giudizi personali ma deve adottare la loro mentalità e il loro linguaggio.
  • funzione sociale: lo scrittore, attraverso l’analisi degli uomini e della società, deve proporsi come fine quello di migliorare la società, denunciandone i mali (moralisti sperimentatori).

Nel ciclo dei Rougon-Macquart (venti romanzi) Zola si propone di raffigurare un quadro della società francese del Secondo impero, attraverso lo studio di ambienti, dove lo scrittore visse raccogliendo documenti di vita reale che poi legava insieme in un intreccio che ne costituiva il filo narrativo.

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