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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Baudelaire, Spleen – Testo originale

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle

Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,

Et que de l’horizon embrassant tout le cercle

Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

 

Quand la terre est changée en un cachot humide,

Où l’Espérance, comme une chauve-souris,

S’en va battant les murs de son aile timide

Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

 

Quand la pluie étalant ses immenses traînées

D’une vaste prison imite les barreaux,

Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées

Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

 

Des cloches tout à coup sautent avec furie

Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,

Ainsi que des esprits errants et sans patrie

Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

 

– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,

Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,

Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,

Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

Charles Baudelaire, Spleen

“Spleen” è una parola inglese che inizialmente significava “milza”, quindi “bile”; il termine assunse il significato di “malinconia”, “disgusto”, “tedio esistenziale”, sulla base delle antiche teorie mediche che situavano nella milza la causa della  depressione. Il tema principale della poesia è appunto quello del malessere esistenziale, dell’incapacità di reagire a una noia paralizzante.

 

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio 

sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni, 

e versa, abbracciando l’intero giro dell’orizzonte,

 un giorno nero più triste della notte;

 

Quando la terra è trasformata in umida prigione 

dove la Speranza, come un pipistrello, 

va sbattendo contro i muri la sua timida ala 

e picchiando la testa sui soffitti marci;

 

quando la pioggia, distendendo le sue immense strisce, 

imita le sbarre d’un grande carcere, 

e un popolo muto d’infami ragni 

tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli, 

 

improvvisamente delle campane sbattono con furia 

e lanciano verso il cielo un urlo orrendo,

 simili a spiriti vaganti e senza patria, 

che si mettono a gemere ostinatamente.

 

– E lunghi trasporti funebri, senza tamburi né bande, 

sfilano lentamente nella mia anima; vinta, la Speranza 

piange; e l’atroce Angoscia, dispotica, 

pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo. 

 

(Traduzione rivisitata tratta da: Remo Ceserani, Il materiale e l’immaginario, ed. Loescher)

 

Analisi del testo

Spleen” in inglese significa “milza”. Secondo antiche teorie mediche nella milza stava la causa della depressione, una condizione di tristezza, di malinconia, di angoscia. 

Infatti, temi principali della poesia sono la malinconia, il disgusto, il tedio esistenziale, l’incapacità di reagire alla noia paralizzante. Uno degli aspetti più evidenti è il forte senso di costrizione e la conseguente disperazione dovuta all’incapacità di liberarsi, di respirare, a causa del tedio, dello “spleen” che impedisce di elevarsi, di toccare il lato divino della propria esistenza. Questo senso di disperazione senza vie d’uscita è stato descritto in ben quattro poesie che portano questo stesso titolo (Spleen).

Per Baudelaire il poeta è un uomo diverso dagli altri, al tempo stesso benedetto, perché capace di cogliere significati superiori, di elevarsi al cielo con la sua poesia, e maledetto perché è facile preda dello “spleen”.

Tema dominante appare quello della claustrofobia, evidente in alcune antitesi e immagini del testo: il “cielo” che solitamente associamo all’idea di immensità e di infinito, “pesa come un coperchio basso e greve”, esprimendo una sensazione di chiusura di pesantezza e di oppressione; la prigione umida e bassa opprime l’animo del poeta; il pipistrello sbatte le ali sulle pareti e picchia la testa sul soffitto marcio di pioggia, nell’impossibilità di fuggire, di liberarsi; le strisce di pioggia sembrano le sbarre di una prigione. 

Il giorno appare nero, buio come la notte, mentre il suono delle campane, solitamente gioioso e lieto, diventa un urlo lanciato verso il cielo e lo spirito del poeta geme in preda all’angoscia. 

Infine il poeta, completamente vinto dal nero vessillo dell’Angoscia, perde ogni speranza e sprofonda in un funebre silenzio (senza tamburi né bande). 

La poesia si articola in due sole proposizioni: la prima frase occupa le prime quattro strofe, ed è composta da tre subordinate (strofe 1, 2 e 3) più un proposizione principale. Le subordinate sono tutte introdotte dall’avverbio di tempo (Quando…) e si sviluppano attraverso metafore (il coperchio, il pipistrello, la prigione). 

La ripetitività e la collocazione delle subordinate prima della principale (strofa 4) creano un clima di attesa, di suspense (climax ascendente che crea tensione, aspettativa). La tensione esplode nella quarta strofa (proposizione principale). L’ultima strofa appare una conseguenza delle precedenti, una sorta di “rilassamento finale” dopo il climax. Il ritmo è lento nelle prime tre strofe, poi improvvisamente convulso (str. 4), infine lentissimo (str. 5). 

Baudelaire fa uso di termini “bassi e crudi”: coperchio, pipistrello, popolo…d’infami ragni fondendo simbolismo e crudo realismo. 

 

Esercizi di analisi del testo

  1. Relativamente a Spleen, spiega Il significato delle immagini:
  • “la Speranza, come un pipistrello, va sbattendo contro i muri la sua timida ala”; 
  • “un popolo muto d’infami ragni tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli “; 
  • “improvvisamente delle campane sbattono con furia e lanciano verso il cielo un urlo orrendo”;
  • “l’atroce Angoscia, dispotica, pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo”
  1. La poesia si articola in due sole proposizioni: come si sviluppano? In che senso si può parlare di climax? 

 

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