{"id":1476,"date":"2013-04-03T19:43:24","date_gmt":"2013-04-03T19:43:24","guid":{"rendered":"http:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/?p=1476"},"modified":"2023-01-25T08:45:52","modified_gmt":"2023-01-25T08:45:52","slug":"dannunzio-i-romanzi-del-superuomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/dannunzio-i-romanzi-del-superuomo\/","title":{"rendered":"D&#8217;Annunzio &#8211; I romanzi del superuomo"},"content":{"rendered":"<p><strong>D&#8217;Annunzio &#8211; I romanzi del superuomo<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fra il 1893 e il 1900, rifacendosi a Nietzsche, D&#8217;Annunzio elabora la sua versione del mito del superuomo, che per\u00f2 appare superficiale, svuota il pensiero nietzschiano e ne riduce la portata e il significato.<\/p>\n<p>L&#8217;ideologia superomistica, espressa nei romanzi <b>Trionfo della morte<\/b>, <b><i>Le Vergini delle rocce<\/i><\/b> e <b><i>Il fuoco<\/i><\/b>, presenta alcune caratteristiche fondamentali:<\/p>\n<p>1) il superuomo coltiva il culto della forza, la volont\u00e0 di affermazione e di dominio, il disprezzo del pericolo, l&#8217;amore per il rischio, la violenza, la guerra, l&#8217;esuberanza sensuale e il culto della bellezza, che lo separano dalla plebe.<\/p>\n<p>2) Il superuomo ha una concezione aristocratica del mondo che porta al disprezzo della massa, dell&#8217;uguaglianza democratica, del regime parlamentare e dei principi di libert\u00e0 e uguaglianza. La folla diventa l&#8217;oggetto da possedere e da conquistare, da plasmare e forgiare da parte del dominatore.<\/p>\n<p>3) Il superuomo critica e disprezza la volgarit\u00e0 della borghesia nonch\u00e9 la presunta debolezza dell&#8217;\u201dItalietta\u201d post-unitaria e giolittiana.<\/p>\n<p><strong>Il Trionfo della Morte<\/strong><\/p>\n<p>Un cambio di indirizzo radicale si ha con il <b><i>Trionfo della Morte<\/i><\/b> (1893) che segna un pi\u00f9 profondo incontro con Nietzsche e con Wagner.<\/p>\n<p>Lo scrittore vuol fare un&#8217;opera di bellezza e di poesia mediante una prosa plastica e sinfonica, aspira a gareggiare con l&#8217;orchestra wagneriana. Il romanzo presenta il primo eroe dannunziano, <b>Giorgio Aurispa<\/b>, votato alla morte, il primo dei suoi superuomini nevrotici e fragili. Il personaggio femminile di <b>Ippolita Sanzio<\/b>, la nemica dell&#8217;eroe, colei che con la sua sensualit\u00e0 lo lega a s\u00e9 e gli impedisce di compiere la sua azione. Non riuscendo a liberarsi di Ippolita, Giorgio si uccide con lei gettandosi da una rupe in un abbraccio mortale.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><strong>Le Vergini delle rocce<\/strong><\/p>\n<p><b>Claudio Cantelmo<\/b> \u00e8 discendente di una nobile famiglia. Egli \u00e8 disgustato dalla societ\u00e0 borghese in cui vive, regolata solo dalla legge del profitto; crede infatti che l&#8217;operosit\u00e0 borghese distrugger\u00e0 ogni valore della civilt\u00e0. Decide quindi di lasciare un erede che riporti la societ\u00e0 ai vecchi valori nobiliari, ormai travolti da quelli della plebe, per questo va a cercare una donna adatta alla procreazione. Si reca nei luoghi in cui ha passato l&#8217;infanzia e riallaccia i rapporti con una famiglia borbonica del posto. Claudio si intrattiene con i tre figli maschi, per\u00f2 \u00e8 attratto dalle loro tre sorelle tra le quali non sa scegliere la sua amante. Alla fine sceglie Violante, donna lussuriosa, che muore facendo uso di profumi che la avveleneranno. Nel romanzo <b><i>Le Vergini delle rocce<\/i><\/b> (1895) manca un organismo narrativo unitario e si accentuano la frammentariet\u00e0 e l&#8217;eterogeneit\u00e0, per cui tende a scomparire la distinzione fra prosa e poesia. Il titolo del romanzo fa riferimento al quadro di Leonardo le Vergini delle rocce. Due i temi centrali del romanzo: la violenta polemica antidemocratica, accompagnata da fantasie aggressive e sanguinarie e la decadenza.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p><strong>Il fuoco<\/strong><\/p>\n<p>Nel 1898 \u00e8 pubblicato <b><i>Il fuoco<\/i><\/b>. Il protagonista <b>Stelio Effrena<\/b> \u00e8 sia poeta che musicista: egli si propone di giungere all&#8217;opera d&#8217;arte totale, fondata sulla <b>sinestesia<\/b>; egli\u00a0 dichiara di voler fondere parola, canto, gesto e sinfonia, di pensare a una tragedia nella quale si incontrino parti drammatiche recitate, parti liriche cantate, intermezzi coreutici. Il programma di poetica si concreta poi in un progetto di politica culturale: costruisce un teatro nazionale, dedicato ad Apollo, sul Gianicolo. Nel romanzo D&#8217;Annunzio comincia a parlare esplicitamente di &#8220;sentimento del tempo&#8221;; la stagione dominante \u00e8 l&#8217;autunno, la stagione dell&#8217;anno che muore. \u00c8 frequente l&#8217;utilizzo di due metafore (il labirinto, la metamorfosi) che alludono al tema della perdita del centro e dell&#8217;identit\u00e0; accanto ad esse sono ricorrenti immagini che rimandano al senso della fine di quel mondo che Stelio vuole far rivivere: la vecchiaia, la pazzia, la rovina di ville e palazzi.<\/p>\n<p><strong>Forse che s\u00ec forse che no<\/strong><\/p>\n<p><b>Isabella Inghirami<\/b>, probabilmente nella realt\u00e0 la contessa Giuseppina Mancini, \u00e8 la protagonista femminile del romanzo. Isabella, innamorata di <b>Paolo Tarsis<\/b>, prova continui rimorsi per quel suo sentimento: sar\u00e0 questa indecisione a renderla ancor pi\u00f9 affascinante e desiderabile agli occhi dell&#8217;amato. Il suo carattere \u00e8 mosso dall&#8217;alternarsi di momenti di ritrosia ad attimi di lascivia furibonda; sente per\u00f2 sempre su di s\u00e9 il senso di colpa, cos\u00ec profondo e persecutorio da generare nella sua mente stati allucinatori e paranoie. La sorella Vana \u00e8 una visione ossessiva e continua, perch\u00e9 anche Vana \u00e8 innamorata di Paolo, pur non corrisposta. Vana occuper\u00e0 sempre pi\u00f9 spazio nella mente della sorella, che sentir\u00e0 sempre pi\u00f9 nella sua anima, i passi agitati della solitaria vergine suicida. Amore e gelosia le agiteranno. Suicidio e follia le separeranno.<b><\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>D&#8217;Annunzio &#8211; I romanzi del superuomo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3089,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[100],"tags":[99,340,552,175],"class_list":["post-1476","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-gabriele-dannunzio","tag-dannunzio","tag-narrativa","tag-novecento","tag-romanzo"],"avopt_banners_inside_post":false,"avopt_banners_on_page":false,"av_copy_from":"","av_sharing_message":"","av_sharing_allowed":false,"av_sharing_on":{"fb":["LetteraTureStorie","Storiaestorie","Giorgio Baruzzi Faenza"],"tw":["Bacheca"]},"av_allow_affiliate_banner":false,"av_allow_affiliate_multi_banner":false,"av_show_affiliation_buy_button":false,"av_post_rating":true,"av_have_post_rating_value":false,"av_is_artificial_intelligence_content":false,"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1476","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1476"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1476\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11856,"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1476\/revisions\/11856"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3089"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1476"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1476"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/giorgiobaruzzi.altervista.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1476"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}