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Baudelaire, L’albatro (L’albatros)

Baudelaire, L’albatro (L’albatros)

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Charles Baudelaire, L’albatros

 

Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage

Prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,

Qui suivent, indolents compagnons de voyage,

Le navire glissant sur les gouffres amers.

À peine les ont-ils déposés sur les planches,

Que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,

Laissent piteusement leurs grandes ailes blanches

Comme des avirons traîner à côté d’eux.

Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!

Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!

L’un agace son bec avec un brûle-gueule,

L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!

Le Poète est semblable au prince des nuées

Qui hante la tempête et se rit de l’archer;

Exilé sur le sol au milieu des huées,

Ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

Charles Baudelaire, L’albatro

 

L’albatro è immagine metaforica del poeta, che nel momento della creazione si libra in alto, inattaccabile, sopra gli altri uomini, mentre nella quotidianità è un emarginato e un inetto.

 

Spesso, per divertirsi, gli equipaggi

Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari

Che seguono, indolenti compagni di viaggio,

La nave che scivola su abissi amari.

Appena li hanno posti sulla tolda,

Questi re dell’azzurro, goffi e vergognosi,

Lasciano pietosamente cadere le grandi ali bianche

Come se dovessero trascinare dei remi ai loro fianchi.

Questo viaggiatore alato, come è goffo e debole!

Lui, prima così bello, ora come è comico e brutto!

L’uno gli tormenta il becco con una pipa,

L’altro mima, zoppicando, l’infermo che prima volava.

Il Poeta è simile al principe delle nubi

Che sfida la tempesta e si ride degli arcieri;

Esiliato sulla terra tra le grida di scherno,

Le sue ali di gigante gl’impediscono di camminare.

 

Analisi del testo

La poesia fa parte della raccolta “I fiori del male”, pubblicata nel 1851, nella sezione “Spleen et Idéal”.

Emergono dell’albatro due immagini contrapposte, evidenziate dalle antitesi: in volo è un re dalle grandi ali, che si fa beffe dell’arciere, mentre sulla tolda della nave le sue grandi ali gli sono d’impaccio, appare goffo e viene ridicolizzato dall’equipaggio. 

La quarta strofa rende esplicita la rappresentazione simbolica del poeta, attraverso una similitudine e una metafora iperbolica (“prince des nuées”, v. 13;”ailes de géant”, v. 16). La vita dell’albatro, esiliato dagli uomini, è una parabola che definisce l’esistenza del poeta: il viaggiatore alato rappresenta il poeta e l’equipaggio rappresenta la folla degli uomini che non lo comprende, che lo ridicolizza e lo emargina.

Nel momento della creazione artistica il poeta è un essere superiore, mentre nella quotidianità, a contatto con gli altri uomini è un inetto, un estraneo, impacciato e goffo, incompreso da tutti.

In una società che ha come valori l’utile, l’interesse, la produttività, il calcolo economico e il senso pratico, che trasforma l’opera d’arte in merce, l’artista creatore di bellezza appare come inadatto alla vita comune. La società, considerandolo un essere inutile e improduttivo, lo priva del prestigio quasi sacrale di cui godeva, lo relega ai margini. lo guarda con scherno e lo ridicolizza.

L’artista si sente come un reietto e un maledetto, ma al tempo stesso rivendica la propria diversità come segno di superiorità e nobiltà. Rifiuta quel mondo che non lo comprende e si isola dalla società, disprezzando la gretta mediocrità borghese.

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Link utili

Alda Merini, L’albatros

 

Io ero un uccello

dal bianco ventre gentile,

qualcuno mi ha tagliato la gola

per riderci sopra,

non so.

Io ero un albatro grande

e volteggiavo sui mari.

Qualcuno ha fermato il mio viaggio,

senza nessuna carità di suono.

Ma anche distesa per terra

io canto ora per te

le mie canzoni d’amore.