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Foscolo, Il bacio di Teresa

Foscolo, Il bacio di Teresa

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Foscolo, Il bacio di Teresa

 
Nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis il bacio che il protagonista ottiene da Teresa, pur carico fin dall’inizio di disperazione per l’impossibilità di concretizzare l’amore per lei, è un prodigioso momento di estasi, dopo il quale il giovane vede la realtà trasformarsi davanti ai suoi occhi. Tutto si abbellisce e si colora. Il bacio suggella anche il momento tragico del suicidio di Jacopo che, durante la lunga agonia, dopo che si è colpito mortalmente al cuore con un pugnale, bacia l’immagine di Teresa, sprofondando nel buio della morte.

 

14 Maggio, ore 11 Sì, Lorenzo! – dianzi io meditai di tacertelo – Or odilo, la mia bocca è tuttavia rugiadosa – d’un suo bacio – e le mie guance sono state innondate dalle lagrime di Teresa. Mi ama – lasciami, Lorenzo, lasciami in tutta l’estasi di questo giorno di paradiso.

15 Maggio Dopo quel bacio io son fatto divino. Le mie idee sono più alte e ridenti, il mio aspetto più gajo, il mio cuore più compassionevole. Mi pare che tutto s’abbellisca a’ miei sguardi; il lamentar degli augelli, e il bisbiglio de’ zefiri fra le frondi son oggi più soavi che mai; le piante si fecondano, e i fiori si colorano sotto a’ miei piedi; non fuggo più gli uomini, e tutta la Natura mi sembra mia. Il mio ingegno è tutto bellezza e armonia. Se dovessi scolpire o dipingere la Beltà , io sdegnando ogni modello terreno la troverei nella mia immaginazione.

O Amore! le arti belle sono tue figlie; tu primo hai guidato su la terra la sacra poesia, solo alimento degli animi generosi che tramandano dalla solitudine i loro canti sovrumani sino alle più tarde generazioni, spronandole con le voci e co’ pensieri spirati dal cielo ad altissime imprese: tu raccendi ne’ nostri petti la sola virtù utile a’ mortali, la Pietà, per cui sorride talvolta il labbro dell’infelice condannato ai sospiri: e per te rivive sempre il piacere fecondatore degli esseri, senza del quale tutto sarebbe caos e morte. Se tu fuggissi, la Terra diverrebbe ingrata; gli animali, nemici fra loro; il Sole, foco malefico; e il Mondo, pianto, terrore e distruzione universale. Adesso che l’anima mia risplende di un tuo raggio, io dimentico le mie sventure; io rido delle minacce della fortuna, e rinunzio alle lusinghe dell’avvenire. –

[…] Illusioni! grida il filosofo. – Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi che si credeano degni de’ baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondeano lo splendore della divinità su le imperfezioni dell’uomo, e che trovavano il BELLO ed il VERO accarezzando gli idoli della lor fantasia! Illusioni! ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e nojosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele.

Un particolare del suicidio di Jacopo
[…] Gli pendeva dal collo il ritratto di Teresa tutto nero di sangue, se non che era alquanto polito nel mezzo; e le labbra insanguinate di Jacopo fanno congetturare ch’ei nell’agonia baciasse la immagine della sua amica.

Da U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis

 

Analisi del testo

Nella lettera scritta da Jacopo il 15 maggio vengono descritti gli effetti prodotti sul suo animo dall’amore, e le riflessioni alle quali il giovane è indotto. Essa si articola in tre parti:

  1. Effetti del bacio: dopo il bacio ricevuto da Teresa l’animo del poeta è trasformato, egli si sente “divino” e il suo cuore è lieto. Tutto per effetto dell’amore si abbellisce ai suoi occhi.
  2. Riflessione sull’amore: l’amore è l’artefice di tutto quanto c’è di bello nella vita, produce l’arte, la poesia, la compassione per gli altri uomini. Senza l’amore tutto sarebbe caos e morte. Ora che l’amore illumina il suo animo, il giovane non si cura delle sue sventure e vive in una condizione paradisiaca.
  3. Riflessione sulle “illusioni”: Jacopo si dichiara consapevole che le illusioni, cioè gli ideali, le emozioni, le aspirazioni più profonde dell’animo, sono come indica la ragione, effimere e destinate a non realizzarsi, ma conclude che senza di esse la vita sarebbe priva di significato, perché esse danno sollievo dal dolore e dalla noia della vita.

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Esercizi di analisi del testo
  1. Nella breve lettera del 14 Maggio, emergono poche ma importanti conseguenze fisiche e psicologiche del bacio di Teresa. Individuale.
  2. Nella lettera del 15 maggio, quali altre conseguenze vengono descritte? Elencale, traducendo le espressioni arcaiche con sinonimi.
  3. L’invocazione all’amore descrive le conseguenze di questo sentimento sugli esseri umani. Riscrivi in linguaggio contemporaneo il ragionamento del poeta.
  4. Jacopo ritiene che amore, patria, fede, bellezza, ecc. siano “illusioni”, cioè ideali destinati, come sostengono i filosofi, a non concretizzarsi o essere di breve durata? Perché però non può farne a meno?
  5. Cosa fa comprendere che Jacopo agonizzante abbia baciato il ritratto di Teresa?
  6. Jacopo fa uso di numerose espressioni figurate. Individuane alcune e spiegale.
  7. Prova a riscrivere il testo, modernizzandolo, facendone una parodia o immaginando che a descrivere il bacio e i suoi effetti sia Teresa.

Catullo, …mille baci e ancora cento

Catullo, …mille baci e ancora cento

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Catullo, Carme V

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,

rumoresque senum severiorum

omnes unius aestimemus assis!

Soles occidere et redire possunt;

nobis cum semel occidit brevis lux,

nox est perpetua una dormienda.

Da mi basia mille, deinde centum,

dein mille altera, dein secunda centum,

deinde usque altera mille, deinde centum;

dein, cum milia multa fecerīmus,

conturbabimus illa, ne sciamus,

aut ne quis malus invidere possit,

cum tantum sciat esse basiorum.

Metro: Endecasillabi faleci.

Gaio Valerio Catullo, …mille baci e ancora cento

Migliaia di baci, chiede Catullo a Lesbia, per fermare il tempo e godersi la vita. La prima parte del testo si basa su due contrapposizioni: amanti/vecchi inaciditi; luce (vita)/notte (morte). La seconda parte dilata all’infinito il numero dei baci. La frase conclusiva, infine, allude nuovamente all’invidia degli altri nei confronti degli innamorati. Il messaggio è un invito a lasciarsi andare all’amore senza curarsi delle critiche, perché la vita è breve.

 

Carme V
Viviamo intensamente, mia Lesbia, e amiamoci
e le maldicenze dei vecchi inaciditi
valutiamole tutte un soldo bucato!
I soli possono tramontare e risorgere;
a noi invece, una volta tramontata questa breve luce
toccherà dormire un’eterna notte, senza fine.
Dammi mille baci e ancora cento,
Poi altri mille, poi di nuovo cento,
poi senza fermarti altri mille, e ancora cento.
Poi, quando ce ne saremo dati molte migliaia,
li rimescoleremo, per non saperne il numero
o perché nessun uomo malvagio possa guardarci con odio
sapendo quanto grande sia il numero dei nostri baci.
 

Analisi del testo

Lesbia è lo pseudonimo letterario con cui il poeta nasconde la reale identità della destinataria del testo, Clodia, la donna amata dal poeta. Il nome è strettamente connesso a Saffo, poetessa greca VII-VI secolo a.C. originaria dell’isola di Lesbo, nota per le poesie erotiche e amorose (e per la leggenda che la vuole suicida per amore). Il nome Lesbia evoca qui grazia, bellezza, fascino e intelligenza. 

Nel componimento Catullo esalta la vita, illuminata dalla passione amorosa. Il poeta esorta Lesbia a godere pienamente della vita, a viverla intensamente, non curandosi dei pettegolezzi dei vecchi moralisti e arcigni ai quali va dato il peso di un misero “asse”, moneta di infimo valore. La vita è troppo breve per curarsi di loro. Mentre il sole, con la sua luce, tramonta e risorge, la luce della nostra vita, una volta tramontata, non si accende più e siamo destinati a una notte eterna, buia e senza fine.

Quel che importa è allora vivere intensamente l’amore, di cui i baci sono la più alta celebrazione. Migliaia e migliaia di baci, un numero tanto grande che, una volta rimescolati, se ne perda il conto. Nessuno deve poter invidiare la felicità dei due amanti, che si esprime nell’infinità dei baci scambiati. Nessuno, con il suo odio e la sua invidia, deve poter scagliare su di loro il malocchio.

 

Comprensione e analisi del testo.

  1. Nei primi tre versi Catullo rivolge a Lesbia una duplice esortazione, espressa tramite due verbi: quale?
  2. Spiega l’espressione “e le maldicenze dei vecchi inaciditi//valutiamole tutte un soldo bucato!”.
  3. Che cosa significa il verso “I soli possono tramontare e risorgere”?
  4. Nei versi 3 e 4 sono presenti due immagini contrapposte, “breve luce” e “un’eterna notte, senza fine”. Cosa significano?
  5. Individua le figure retoriche e spiegane il significato: 
    • “breve luce”
    • “noi dormiremo un’unica notte senza fine”
    • “Dammi mille baci e ancora cento”

 

Gaio Valerio Catullo nasce a Verona probabilmente nell’87 a. C. Poco più che ventenne si trasferisce a Roma, dove viene in contatto con i gruppi intellettuali della città e in particolare con il gruppo dei “poeti nuovi”, cioè i poeti alla moda, di gusto ellenizzante, così definiti da Cicerone perché si presentavano sulla scena letteraria romana come innovatori. Vicenda centrale della sua vita è la passione per Lesbia (probabilmente Clodia, moglie di Quinto Metello Celere). Nel 57 a. C., per dimenticare Lesbia, e per riassestare le proprie finanze, Catullo parte per la Bitinia al seguito del pretore Memmio. Concluso il viaggio torna a Sirmione, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita. Muore forse nel 54 a. C.
Carmi. Libro che comprende 116 poesie di varia natura, ordinate secondo criteri metrici (epigrammi, elegie), alcune brevi (“nugae”), altre più ampie ed erudite (“carmina docta”), composte imitando i modelli ellenistici. Lo stile colto è mitigato da espressioni tratte dalla lingua parlata.
Un nucleo importante dei Carmi di Catullo è costituito dai componimenti dedicati all’amore per Lesbia, il cui vero nome era Clodia. La donna apparteneva all’aristocrazia romana, e fu coinvolta in diversi scandali dell’epoca. Moglie di Quinto Metello Celere, morto nel 59 a.C. e forse avvelenato dalla donna stessa, divenne poi amante di Celio Rufo e fu denigrata da Cicerone per i suoi “liberi costumi” amorosi. Catullo intrattenne una travagliata relazione amorosa con questa donna colta e spregiudicata, alternando a momenti di felicità momenti di torturante gelosia, caratterizzati da abbandoni e riconciliazioni, speranze e amarissime disillusioni. 

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