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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Minosse e Minotauro

Minosse, famoso per la sua severità e giustizia, era re di Creta e figlio di Giove e della ninfa Europa, che il dio aveva sedotto sotto le spoglie di un toro bianco. Già Omero lo aveva posto come giudice delle anime nell’Ade, ma Dante trasse la figura di Minosse da Virgilio.

Nell’Inferno Minosse si trova all’entrata del II Cerchio. Qui egli indica all’anima dannata il numero dei cerchi infernali che dovrà discendere per giungere a quello dove sconterà la sua pena. Minosse avvolge la coda intorno al suo corpo enorme tante volte quanti sono i cerchi che l’anima dannata dovrà percorrere.

Nella mitologia greca si racconta che dopo la morte del re Asterio, suo padre adottivo, per dimostrare ai fratelli il suo diritto alla successione al trono Minosse chiese a Poseidone, dio del mare, di inviargli un toro per offrirglielo in sacrificio e il dio lo esaudì, facendo uscire dalle onde del mare un bellissimo e possente toro bianco.

Tuttavia il toro era tanto bello che Minosse non lo offrì al dio, al quale sacrificò uno degli altri tori che possedeva. Poseidone, adirato, indusse Pasifae, moglie di Minosse, a provare una insana passione per il possente toro, con il quale desiderava accoppiarsi.

Con la complicità di Dedalo, che costruì per lei una giovenca di legno, tanto perfetta da sembrare viva, Pasifae potè appagare il suo desiderio. Infatti, il toro attratto dalla bellissima giovenca, all’interno della quale Pasifae era entrata, la montò. Dall’unione della donna con il toro nacque un essere mezzo uomo e mezzo toro, chiamato Minotauro. Minosse incaricò dunque Dedalo di costruire un labirinto in cui nascondere il mostro.

Canto V – Cerchio II 

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:

essamina le colpe ne l’intrata;

giudica e manda secondo ch’avvinghia.                       6

Dico che quando l’anima mal nata

li vien dinanzi, tutta si confessa:

e quel conoscitor de le peccata                                   9

vede qual loco d’inferno è da essa;

cignesi con la coda tante volte

quantunque gradi vuol che giù sia messa.                  12

 

Minotauro

Simboleggia la “matta bestialitade”, la violenza cieca, e svolge la funzione di custode del Cerchio VII, dove sono puniti i violenti. Nato dall’unione di Pasifae, moglie di Minosse, re di Creta, e di un toro bianco, è metà uomo e metà bestia. Viene rinchiuso nel labirinto costruito da Dedalo e si ciba di carne umana. Secondo il mito, il Minotauro, cui gli Ateniesi dovevano pagare un tributo di sette giovani e sette fanciulle, fu ucciso da Teseo. Questi, recatosi a Creta insieme alle vittime, riuscì poi a uscire dal labirinto, dove il mostro era rinchiuso, con l’aiuto di Arianna che, innamoratasi di lui, gli aveva fornito un lungo filo da srotolare lungo il percorso, per trovare poi facilmente la via di uscita. 

Canto XII – Cerchio VII – Violenti

…e ‘n su la punta de la rotta lacca

l’infamïa di Creti era distesa                           12

che fu concetta ne la falsa vacca;

e quando vide noi, sé stesso morse,

sì come quei cui l’ira dentro fiacca.               15

 

 

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