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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

La punteggiatura

 

La punteggiatura (o interpunzione) consente di segnalare nel testo scritto le pause e l’intonazione del parlato, permettendo al lettore una migliore comprensione del significato effettivo di quel che sta leggendo. Un uso non corretto dei segni di punteggiatura, oltre a rendere difficile la comprensione del testo scritto, può portare in alcuni casi a veri e propri fraintendimenti del significato.

 

La virgola

La virgola indica una breve pausa all’interno del discorso. Il suo uso in Italiano è in molti casi soggettivo, legato alla sensibilità e al gusto personale.

La virgola generalmente si usa:

nelle enumerazioni e negli elenchi (l’ultimo elemento dell’enumerazione è generalmente collegato agli altri con la congiunzione, anziché con la virgola):
  • Erano presenti alla riunione il preside, i docenti, gli studenti e i genitori.
per delimitare un inciso (ad esempio un vocativo, un’apposizione, un’interiezione):
  • La mia città, Ravenna, è una delle più belle d’Italia.
  • Il piccolo, brontolando, è andato a letto.
dopo un vocativo, quando ci si rivolge a qualcuno:
  • Signora, ha perso la borsa!
per coordinare proposizioni che hanno la stessa funzione sintattica:
  • Ho mangiato, ho bevuto e sono tornato a casa.
per separare una proposizione da una coordinata introdotta dalle congiunzioni avversative ma, però, tuttavia, anzi:
  • Ci sono poche possibilità, ma ci proveremo.
per separare dalla reggente una subordinata introdotta da benché, sebbene, anche se, per quanto, mentre:
  • Benché fosse tardi, arrivai in tempo.
  • Sebbene fosse stanco, Luigi andò al cinema.
  • Mentre la mamma cucinava, Giovanni studiava.
in alcuni casi con le subordinate relative, quando esse hanno valore accessorio e non indispensabile per la comprensione del messaggio:
  • Quel libro, che pochi hanno letto in Italia, ha avuto grande successo in Francia.
  • Il libro che mi hai regalato ha avuto grande successo in Francia.
La presenza o l’assenza della virgola può cambiare il significato della frase:
  • I ragazzi che hanno studiato hanno ottenuto ottimi voti.

Questa frase indica che solo i ragazzi che hanno studiato hanno ottenuto ottimi voti.

  • I ragazzi, che hanno studiato, hanno ottenuto ottimi voti.

Questa indica invece che tutti i ragazzi hanno studiato, ottenendo ottimi voti. Un’importante differenza di significato!

Le virgole sono facoltative negli incisi infatti, di fatto, in effetti. Tuttavia, se se ne mette una bisogna mettere anche l’altra.
  • La donna, infatti, non si era accorta che…

 

La virgola NON si usa:

fra soggetto e predicato e fra predicato e complemento oggetto;
  • Mario, mangia. [errato!]
  • Mario mangia, una mela. [errato!]
prima di quasi tutti i complementi introdotti dalle varie preposizioni (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra).

La virgola generalmente Non si usa:

prima delle congiunzioni finali (perché, affinché, in modo da etc…) che seguono direttamente il verbo che le regge :

Parlo perché tu capisca.

prima delle congiunzioni dichiarative (che, come) che seguono direttamente il verbo che le regge:

Dice che non sa assolutamente nulla.

prima delle congiunzioni e – o nella loro accezione più comune;

È consigliabile non utilizzare la virgola prima di congiunzioni copulative e correlative, che hanno la dichiarata funzione di collegare due parti del discorso.

  • Carlo mangia un panino e Giovanna beve una Coca.
  • Non prendo né caffè né bevande fredde.

Esistono comunque delle eccezioni:

la e può essere usata per “invece” o “eppure” e, in questo caso, può essere preceduta da virgola:

  • Era di vetro, e non si è rotto!

la o può essere usata al posto di “cioè” e in questo caso può essere preceduta da virgola:

  • La meteorologia, o la scienza che studia i fenomeni atmosferici…

È possibile inserire la virgola anche se l’intento è enfatizzare la distanza tra due elementi, più che metterli sullo stesso piano.

  • Carlo mangia un panino, e Giovanna beve una Coca.
  • Non ho voglia di uscire, e fa freddo.

 

Il punto (o punto fermo)

Il punto (o punto fermo) indica generalmente una pausa forte alla fine di una frase di senso compiuto. Il punto è seguito dall’a capo se l’argomento cambia.

Dopo il punto va sempre la lettera maiuscola.

Di norma dopo il punto la frase successiva non può iniziare con congiunzioni come “e” e “ma”.

La frequenza del punto rende i periodi brevi e la sintassi semplice, favorendo così la chiarezza espositiva. Il punto contribuisce anche a modificare il ritmo e la “componente emotiva” di un messaggio:

  • Mario è andato a casa. Non stava bene. (Mario è andato a casa perché non stava bene).
  • Mia madre è indifferente. Sempre. Anche io lo sono.
Il punto viene usato anche nelle abbreviazioni:
  • dott. (dottor); prof. (professore)

A conclusione di un periodo virgolettato, il punto va fuori dalle virgolette.

Il punto non va mai usato nei simboli:

  • nella chimica: Zn (zinco), H20 (acqua);
  • nelle sigle delle province: Mi (Milano), Na (Napoli);
  • nei simboli che indicano le grandezze fisiche: m (metro), 1 (litro), Km (chilometro).

 

Il punto e virgola

Il punto e virgola indica una pausa del discorso più forte della virgola. Il suo uso, che oggi è piuttosto raro, è opportuno dopo i due punti per separare i termini di una stessa proposizione quando essi sono relativamente lunghi o per separare proposizioni di uno stesso periodo, purché la proposizione che precede il punto e virgola abbia di per sé senso compiuto:

 

  • Divorammo tutto: una deliziosa zuppa di pesce secondo la tradizione del posto; aragosta e granchio con salse prelibate; dolce e frutta di stagione.
  • Le condizioni necessarie alla vita si possono stimare sulla base di alcuni dati: il numero di stelle presenti nella galassia; la frazione di stelle con sistemi planetari; il numero di pianeti adatti allo sviluppo della vita; le frazioni di pianeti in cui si sono sviluppate la vita, l’intelligenza e la civiltà; e il rapporto fra le durate della civiltà e del pianeta (P. Odifreddi, «La Repubblica»)

Il punto interrogativo

Il punto interrogativo è il segno di punteggiatura che chiude una proposizione interrogativa diretta, conferendo alla voce un’intonazione ascendente:

  • Quale dolce preferisci?
  • Chi ha vinto?
  • Coronavirus: a che punto stiamo?

In una sequenza di più frasi interrogative, se il significato in sostanza non varia si può usare l’iniziale minuscola anziché quella maiuscola nelle proposizioni successive alla prima:

  • Lui cosa dice? e tu come rispondi?
  • Come stai? male? bene?

Il punto interrogativo può indicare anche sarcasmo e sospetto se racchiuso tra due parentesi tonde.

  • La maestra mi ha detto che hai eseguito tutti i compiti alla perfezione (?)

Il punto esclamativo

Il punto esclamativo segue le frasi esclamative e spesso anche le interiezioni.

  • Certo che sono arrivati!
  • Stop!

Come con il punto interrogativo, dopo l’esclamazione è possibile scegliere se utilizzare la lettera maiuscola. Se le due frasi hanno stretta correlazione tra di loro ci si avvale in genere della lettera minuscola.

  • Come sono contenta di vederti! e come mi sei mancato!

Punto interrogativo e punto esclamativo possono essere entrambi presenti in frasi che hanno un significato tra l’interrogativo e l’esclamativo (interrogative apparenti):

  • Che cosa ci fai tu qui?!
  • Hai detto sconti? Sconti?!?

Di norma nei testi scritti è opportuno evitare l’eccessivo uso del punto interrogativo e del punto esclamativo.  Talvolta si trovano due o più punti interrogativi o esclamativi, per dare enfasi al messaggio. Si tratta di un uso frequente e per lo più legittimo nei fumetti e nella messaggistica istantanea, poco opportuno in testi più formali.

I due punti

I due punti hanno la funzione di:

Spiegare, chiarire, dimostrare quello che è stato affermato nella frase precedente e sostituiscono i connettivi infatti, dunque, perciò, perché, poiché:
  • Visse molteplici avventure: si imbarcò come marinaio, cambiò professione religiosa, ebbe molte mogli e amanti, combatté come mercenario.
  • Devo andare al supermercato: in casa non ho più provviste.
  • Capisco perfettamente: sei stanco e vuoi andare via.
  • Sono arrivato in ritardo: i negozi erano tutti chiusi.
Introdurre elenchi, enumerazioni, esempi, ecc.:
  • A scuola ho studiato tre lingue: inglese, francese e tedesco.
  • I segni di interpunzione sono: punto, virgola, punto e virgola, due punti, punto esclamativo e punto interrogativo.

Se l’elenco è formato dal soggetto o dal complemento oggetto della frase, i due punti non si devono usare:

  • A scuola ho studiato inglese, francese e tedesco.
Introdurre un discorso diretto riportando le parole di un discorso, delimitate dalle virgolette:
  • Mi rivolsi a Giovanni e gli dissi: “Oggi non mi sento bene”.
  • Boris Johnson ha dichiarato: “La strada dell’Ue non era più la nostra”.

Di norma, usare i due punti più di una volta nello stesso periodo sintattico è un errore.

Le virgolette

Le virgolette possono essere basse «» (caporali o all’italiana), alte “ ” (all’inglese), oppure singole ‘ ’ (apici).

Le virgolette si usano, per dare rilievo a una o più parole,

per introdurre un discorso diretto o una citazione letterale

  • Pietro disse: «Mi passi l’olio?».
  • Marx definì la religione come “oppio dei popoli”.

per delimitare un termine inteso in senso ironico o distaccato o una traduzione di un termine già in lingua originale

  • Maria mi ha detto che siete “fidanzati”.
  • Il verbo essere in inglese si traduce “to be”.

per segnalare titoli di riviste, di giornali, di libri, di film, ecc.

  • Ho comprato “la Repubblica”.
  • Ho letto “Il nome della rosa”.
  • Al cinema ho visto “Blade runner”.

talvolta per mettere in rilievo voci dialettali, neologismi, termini gergali o stranieri, anche se spesso è possibile utilizzare il corsivo

  • Mi volevano “fregare” facendomi spendere “una cifra”.

La punteggiatura va sempre all’esterno delle virgolette.

Le lineette

Le lineette o trattini lunghi sono talvolta impiegate con una funzione analoga a quella delle virgolette, per delimitare il discorso diretto:

  • Come stai? – gli chiesi.

Il trattino

Il trattino unisce due parole accostate tra loro che non formano un composto del tutto affermato e stabile, come una coppia di aggettivi, di sostantivi, di nomi propri:

  • auto-analisi; legge-truffa; partita Juve-Torino;

Si usa inoltre con prefissi o prefissoidi, se usati in composti occasionali:

  • mina anti-carro; dizionario italiano-inglese.

con numeri e date, per indicare un intervallo:

  • Gli anni 1950-60

I puntini di sospensione

I punti di sospensione sono tre e nella maggior parte dei casi, si attaccano alla parola che li precede e sono seguiti da uno spazio, a meno che il carattere successivo non siano una parentesi di chiusura, un punto interrogativo o un punto esclamativo. Quando sono alla fine di una frase, la frase successiva inizia con la lettera maiuscola.

Essi indicano l’interruzione di un discorso e possono indicare titubanza, dubbio, insinuazione, paura, evasione, inganno, affanno:

  • Non dovrei essere io a dirtelo, però secondo me…
  • Poi è arrivato Andrea e… lasciamo perdere…
  • Rosso di sera, bel tempo…

Quando si parla di sospensione si può intendere anche suspense, attesa di un accostamento insolito.

  • La donna a me non piaceva intera ma… a pezzi! (Italo Svevo, La coscienza di Zeno, 1923)

Sono utilizzati anche:

per riprodurre l’andamento spezzato e ricco di pause della lingua parlata:

  • Io… ecco… vorrei dire due parole

per dare l’idea di un discorso che riprende un discorso precedente (in questo caso precedono l’inizio del testo) o che è destinato a continuare (in questo caso seguono la fine del testo):

  • Amore perdonami… ho visto solo ora la tua chiamata. Ultimamente ho problemi con la linea telefonica. Se posso fare qualche cosa…

per preparare chi legge a una battuta o a un gioco di parole:

  • quando si parla di metano, le riserve sotto terra contano ma conta di più la capacità di estrarle e portarle ai paesi consumatori, impresa non facile dal momento che il gas è… gassoso («Corriere della Sera»)

per segnalare, inoltre, l’abbreviazione di parole che, pronunciate per intero, risulterebbero volgari. In questo caso i puntini precedono o seguono una parte della parola censurata:

  • Cioè hai capito io gli ho detto se mi stai a fare il c… vaff… se no non ti chiamo più («La Repubblica», trascrizione di una intercettazione)

nelle citazioni dei testi, per segnalare l’omissione di una o più parti. In questi casi, vengono di solito posti tra parentesi quadre:

  • Tra le cose più preziose possedute da Andrea Sperelli era una coperta di seta fina, d’un colore azzurro disfatto, intorno a cui giravano i dodici segni dello Zodiaco in ricamo, con le denominazioni […] a caratteri gotici (G. D’Annunzio, Il piacere).

 

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Le parentesi tonde

 

Le parentesi tonde possono essere utilizzate per

sostituire le virgole o i trattini brevi negli incisi;

  • Giorgio (come ti dicevo) è molto intelligente.

precisare informazioni ulteriori riguardanti il testo, come la data di nascita e di morte di uno scrittore;

  • Albert Camus (19131960) è stato uno scrittore, filosofo e saggista francese.

indicare pensieri sottintesi sotto forma di periodi indipendenti;

  • Ti telefono la prossima settimana. (Ho il tuo numero nella rubrica). A presto!

racchiudere le apposizioni;

Paola (l’amica di Antonella) è molto simpatica.

racchiudere il nome dell’autore alla fine di una citazione;

  • …Dunque tu chi sei? Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene. (W. Goethe, Faust).

racchiudere i puntini di sospensione nel caso indichino una mancanza all’interno di una citazione.

  • Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, (…) Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d’accordo per incontrarci di primo mattino. (…) E’ difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana. (M. Yourcenar, Memorie di Adriano)
 

Le parentesi quadre

 

Le parentesi quadre possono essere utilizzate per

racchiudere i puntini di sospensione nel caso indichino una mancanza all’interno di una citazione;

  • Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, […] Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d’accordo per incontrarci di primo mattino. […] E’ difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana. (M. Yourcenar, Memorie di Adriano)

precisare informazioni ulteriori sul testo da parte dell’autore o dell’editore, soprattutto nella saggistica, date di nascita e di morte, collocazioni editoriali ecc.;

  • La regina di Scozia [Maria Stuart ]è il simbolo del cattolicesimo.

indicare l’esatta pronuncia o l’etimologia di una parola, specialmente nei dizionari;

  • abaco [à-ba-co]
  • animale [dal lat. animalis «che dà vita, animato», der. di anĭma «anima»].

nei testi antichi racchiudere parole mancanti nel manoscritto originale.

Prima della parentesi d’apertura va sempre uno spazio bianco, così come dopo la parentesi di chiusura.

 

Gli spazi

Non inserire alcuno spazio:
  • all’inizio dei paragrafi;
  • tra un segno di punteggiatura e la parola che lo precede;
  • tra l’apertura della parentesi e la parola che segue e tra la chiusura di una parentesi e la parola che precede;
  • tra l’apertura di virgolette e la parola che segue e tra la chiusura delle virgolette e la parola che precede;
  • dopo l’apostrofo;
  • fra le lettere delle sigle.
Inserire un solo spazio
  • dopo ogni segno di punteggiatura;
  • tra l’apertura di una parentesi e la parola precedente e tra la chiusura di una parentesi e la parola che segue;
  • tra l’apertura delle virgolette e la parola precedente e fra la chiusura delle virgolette e la parola che segue;
  • subito prima e subito dopo i trattini usati nelle frasi incidentali;
  • fra il punto di pag. e il numero della pagina (Esempio: a pag. 3; alle pagg. 20 e 21).
  • La e commerciale (&) va preceduta e seguita da uno spazio bianco.
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CC BY-NC-SA 4.0 La punteggiatura by giorgiobaruzzi is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.