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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi
Divina Commedia

Dante, L’Inferno.

(Da Inferum o infernum = che sta in basso)

Dante si smarrisce nella “selva” del peccato.

A trentacinque anni Dante si trova smarrito in una selva paurosa, simbolo del peccato. Incontra tre fiere, una lonza (lince o pantera), un leone ed una lupa che gli impediscono di porsi in salvo. Esse rappresentano i peccati di lussuria, superbia ed avidità o cupidigia. Quando ormai è disperato gli appare Virgilio che sarà la sua guida nel viaggio che egli dovrà compiere per volere di Dio, per salvare se stesso e per comunicare agli uomini un messaggio di rinnovamento totale, politico e religioso.

La porta dell’Inferno.

Varcata la porta dell’Inferno, su cui compare la scritta “Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore,…” che preannuncia l’eterno e disperato dolore dei dannati,

Gli ignavi.

Dante e Virgilio gettano uno sguardo sprezzante sull’infinita schiera dei vigliacchi (ignavi) relegata nel vestibolo (o antinferno) e condannata a correre perpetuamente dietro a un’insegna sotto il pungolo di vespe e mosconi; vermi ripugnanti succhiano ai loro piedi il sangue mischiato alle lacrime.

Caronte

Poi Dante vede una gran turba affollata presso il fiume Acheronte, sul quale sopraggiunge la barca del traghettatore Caronte, un vecchio canuto che grida minaccioso verso le anime.

Il Limbo

Al di là del fiume inizia l’Inferno vero e proprio, col primo cerchio che è il Limbo: qui Dante pone le anime dei pagani virtuosi e dei bambini morti prima di ricevere il battesimo. Essi non sono sottoposti ad una pena fisica, ma soffrono perché sono private di Dio.

Incontinenti, violenti, fraudolenti.

Superato il Limbo, tre sono le categorie di peccatori che Dante incontra: incontinenti (che non riuscirono a frenare le pulsioni peccaminose), violenti, e fraudolenti (da frode=inganno). Nel nono cerchio sono puniti i traditori, che peccarono di frode nel modo più grave (contro i parenti o gli amici o la patria). La frode è un peccato proprio dell’uomo perché trova il suo fondamento nella ragione, di cui solo l’uomo è dotato, e per questo più spiace a Dio. Conficcato al centro dell’Inferno sta Lucifero.

Gli incontinenti.

–   Nel secondo cerchio (all’ingresso del quale Minosse giudica i dannati e ne decreta la destinazione) sono puniti i lussuriosi, travolti da una bufera incessante, emblema della tempesta passionale che vinse in essi il controllo della ragione. Nel terzo cerchio sono puniti i golosi, flagellati da una pioggia eterna, maledetta e greve, mischiata a grandine, fango e neve, cosicché ne marcisce la terra che sprigiona un violento fetore. A custodia del cerchio Cerbero, mostruoso cane a tre teste, latra minacciosamente: ha gli occhi vermigli, la barba unta e nera, il ventre largo e mani rapaci, con cui graffia, scortica e squarta i peccatori. Virgilio zittisce il mostro gettando una manciata di fango nelle sue gole. Nel quarto cerchio avari e prodighi sono costretti a spingere pesanti macigni, insultandosi a vicenda. Nel quinto cerchio gli iracondi, immersi nel fango della palude Stige, si percuotono e si dilaniano come bestie.

Gli eretici e gli epicurei.

Varcata la palude sulla barca di Flegias (un altro dei numerosi demoni, tratti dall’antica mitologia, e ora piegati a servire la giustizia di Dio), Dante entra nella città di Dite, dopo che un messo celeste ne avrà aperto le porte custodite da diavoli rabbiosi.

–   Il sesto cerchio racchiude gli eretici e gli epicurei (che negarono l’immortalità dell’anima), che giacciono in tombe scoperte e lambite dalle fiamme.

I violenti.

Il Minotauro è a custodia del settimo cerchio, destinato ai violenti; esso è suddiviso in tre gironi:

–   il primo per i violenti contro il prossimo, immersi nel sangue caldo del Flegetonte, mentre i centauri colpiscono con le loro frecce coloro che tentano di uscirne (tiranni, omicidi, devastatori); il secondo per i violenti contro se stessi (i suicidi), le cui anime sono incorporate in aride piante, dai rami nodosi e contorti, senza frutti ma con stecchi velenosi scerpiate dalle Arpie (esseri mitologici con volto di donna e corpo di uccello); il terzo comprende i violenti contro Dio (bestemmiatori), natura (sodomiti) e arte (usurai): in una landa desertica, su cui scende dal cielo una pioggia di fuoco, sono puniti in pose diverse.

I fraudolenti.

L’ottavo e il nono cerchio racchiudono i peccatori fraudolenti. In groppa a Gerione, mostro alato che simboleggia la frode, Dante e Virgilio scendono nell’ottavo cerchio diviso in dieci fosse, dette malebolge. Qui sono puniti coloro che usarono la frode contro persone che non si fidavano:

–   seduttori e ruffiani, sferzati dai diavoli; adulatori, immersi nello sterco; simoniaci, imbucati a testa in giù in fori di pietra, mentre i piedi sono tormentati dalle fiamme; indovini, con la faccia rivolta indietro; barattieri, tuffati nella pece bollente; ipocriti, gravati da pesanti tonache di piombo esteriormente dorate; ladri, morsicati da serpenti nei quali orrendamente si trasformano (e a loro volta i rettili assumono forme umane); consiglieri fraudolenti, racchiusi in fiamme; seminatori di scandali e scismi, grottescamente mutilati dalla spada di un diavolo; falsari, colpiti da ripugnanti malattie, la rabbia, la tigna, l’idropisia.

I traditori.

In fondo alle malebolge c’è il pozzo dei giganti, uno dei quali, Anteo, cala Dante sulla “ghiaccia” del Cocito, dove sono puniti i traditori (nono cerchio), ripartiti in quattro zone:

–   la Caina per i traditori dei parenti, immersi nel ghiaccio fino al volto che tengono rivolto in basso; l’Antenora per i traditori della patria, anch’essi confitti nel ghiaccio ma con il capo in posizione normale la Tolomea per i traditori degli amici, stesi nel ghiaccio a faccia in giù; la Giudecca, per i traditori dei benefattori, immersi completamente nel ghiaccio.

In fondo all’abisso sta Lucifero, nelle cui tre bocche sono maciullati i sommi fraudolenti, Giuda, che tradì Cristo, Bruto e Cassio, che tradirono Cesare. Aggrappati ai peli di Lucifero, Dante e Virgilio salgono al centro della terra e attraverso una galleria giungono nell’emisfero australe, dove s’innalza la montagna del Purgatorio.

Il contrappasso.

Secondo la “legge” del contrappasso (o contrapasso da contra patior = subisco in senso contrario), la cui origine è nella biblica legge del taglione, la pena è in rapporto con il peccato per somiglianza o per contrasto. Ad esempio: gli ignavi, che in vita non hanno mai seguito un ideale, che non si sono mai schierati, né per il bene né per il male, sono costretti perennemente ad inseguire una bandiera senza significato (contrappasso per contrasto); i lussuriosi, che in vita si sono lasciati travolgere dalla passione, nell’aldilà sono travolti da una bufera perenne (contrappasso per somiglianza).

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CC BY-NC-SA 4.0 Dante, L’Inferno. by giorgiobaruzzi is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.