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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi
Divina Commedia

Dante, Il coraggio delle scelte: gli ignavi e Caronte

Inferno – Canto III

Ignavi – Canto III Inferno – pdf

non ragioniam di lor, ma guarda e passa

Coraggio e viltà

Dante ci parla del coraggio e della viltà. Egli deve trovare la forza d’animo per compiere un pericoloso viaggio, il solo che può farlo uscire dall’angosciante condizione di peccatore smarrito, disorientato. Dapprima non sa trovare il coraggio ma poi Virgilio lo convince che quella è l’unica via d’uscita possibile.

Gli ignavi, i codardi, questo coraggio di scegliere non l’hanno avuto. Per questo sono i peccatori che egli maggiormente disprezza: essi sono, infatti, respinti da Dio e da Lucifero. Non si sono schierati né per il bene né per il male. Quello del coraggio di scegliere è certamente anche oggi un tema che non può lasciarci indifferenti. I concetti di giusto e sbagliato sono mutati, ma non è cambiata per gli individui l’esigenza di scegliere, di schierarsi, di assumersi responsabilità.

La porta dell’Inferno

La porta dell’Inferno si mostra ai due poeti con la sua minacciosa iscrizione che dichiara l’immutabilità della pena: “lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. Dante è spaventato e confuso. Virgilio lo esorta ad abbandonare ogni viltà e ad avere coraggio, lo prende per mano e lo introduce nell’ambiente infernale, in un’atmosfera oscura e densa di grida e lamenti strazianti.

L’Antinferno e gli ignavi

Siamo nell’Antinferno: si sentono risuonare nell’aria tenebrosa sospiri, pianti e grida disperate, cosicché Dante prova un profondo turbamento. Sono lì punite le anime dei vili o ignavi, “che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”, che non presero mai posizione, sgraditi a Dio ma anche Lucifero, (“a Dio spiacenti ed a’ nemici sui”), rifiutati dal Paradiso ma degni di tale disprezzo da non essere accolti neppure all’Inferno.

Una schiera interminabile di anime nude (tra le quali “colui che fece per viltade il gran rifiuto”) corre dietro a un’”insegna” in perpetuo movimento, pungolata da mosconi e vespe, mentre vermi ripugnanti succhiano ai loro piedi il sangue mischiato alle lacrime.

Caronte e la moltitudine dei dannati

Dante vede una moltitudine affollata presso il fiume Acheronte, sul quale sopraggiunge la barca di Caronte, il traghettatore delle anime, alla riva infernale. Accortosi che Dante è vivo, Caronte gli intima di allontanarsi, perché è destinato ad un altro viaggio, per vie diverse. Virgilio lo riduce al silenzio dicendogli che quel viaggio è voluto da Dio stesso.

Le anime, pallide di paura e tremanti, bestemmiano Dio e la specie umana. Piangendo, si affrettano a salire sulla barca di Caronte, che le trasporta sull’altra riva. Un terremoto scuote l’Inferno e Dante, sopraffatto dalle emozioni, sviene.

Le tematiche.

□   L’eternità della condanna e della pena cui i dannati sono condannati;

□   Il tema del libero arbitrio, della responsabilità morale e del coraggio di scegliere il bene o il male;

□   La caratterizzazione dell’ambiente infernale e del primo “mostro”.

Le sequenze.

Nel III canto dell’Inferno si possono individuare quattro sequenze:

□   Una introduttiva, in cui si descrive la terribile scritta della porta dell’Inferno (vv. 1-21);

□   Due macrosequenze centrali: la prima in cui si descrive l’impatto con la realtà infernale e la visione degli ignavi (vv. 22-69); la seconda in cui si descrive l’incontro con Caronte e con le anime dannate (vv. 70-129).

□   Una sequenza conclusiva: in cui Dante, sopraffatto dalle dolorose impressioni suscitate dall’incontro con la realtà infernale e da un terribile terremoto, sviene “come l’uom cui sonno piglia”.

La pena degli ignavi (i vili):

I dannati nudi, mescolati agli angeli che non si schierarono né con Dio né con Lucifero, sono costretti a correre eternamente dietro un’insegna, punti da vespe e mosconi; il loro sangue e le loro lacrime sono raccolti dai vermi.

Contrappasso:

Sono costretti a correre dietro una bandiera perché in vita non ne seguirono alcuna, e la loro vita inutile alimenta bestie inutili.

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