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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Gabriele D’Annunzio, La pioggia nel pineto

Taci. [1] Su le soglie

del bosco[2] non odo

parole che dici

umane[3]; ma odo

parole più nuove

che parlano gocciole e foglie

lontane[4].

Ascolta. Piove

dalle nuvole sparse.

Piove su le tamerici[5]

salmastre ed arse,

piove su i pini

scagliosi ed irti[6],

piove su i mirti[7]

divini

su le ginestre fulgenti

di fiori accolti[8]

su i ginepri folti

di coccole aulenti[9],

piove su i nostri volti

silvani[1],

piove su le nostre mani

ignude,

su i nostri vestimenti

leggieri,

su i freschi pensieri

che l’anima schiude

novella[2],

su la favola bella[3]

che ieri

t’illuse, che oggi m’illude,

o Ermione.

Odi? La pioggia cade

su la solitaria

verdura[4]

con un crepitìo che dura

e varia nell’aria

secondo le fronde

più rade, men rade[5].

Ascolta. Risponde

al pianto il canto

delle cicale

che il pianto australe

non impaura,

né il ciel cinerino[6].

E il pino

ha un suono, e il mirto

altro suono, e il ginepro

altro ancora, stromenti

diversi

sotto innumerevoli dita[7].

E immersi

noi siam nello spirto

silvestre,

d’arbòrea vita viventi[1];

e il tuo volto ebro

è molle di pioggia[2]

come una foglia,

e le tue chiome

auliscono come

le chiare ginestre,

o creatura terrestre

che hai nome

Ermione.

 

Ascolta, ascolta. L’accordo

delle aèree cicale

a poco a poco

più sordo

si fa sotto il pianto

che cresce; [3]

ma un canto vi si mesce

più roco

che di laggiù sale,

dall’umida ombra remota[4].

Più sordo e più fioco

s’allenta, si spegne.

Sola una nota

ancor trema, si spegne,

risorge, trema, si spegne[5].

Non s’ode voce del mare.

Or s’ode su tutta la fronda

crosciare

l’argèntea pioggia

che monda,

il croscio che varia

secondo la fronda

più folta, men folta[6].

Ascolta.

La figlia dell’aria

è muta; ma la figlia

del limo lontana,

la rana,

canta nell’ombra più fonda[1],

chi sa dove, chi sa dove!

E piove su le tue ciglia,

Ermione.

 

Piove su le tue ciglia nere

si’ che par che tu pianga

ma di piacere; non bianca

ma quasi fatta virente,

par da scorza tu esca.[2]

E tutta la vita è in noi fresca[3],

aulente,

il cuor nel petto è come pèsca

intatta[4],

tra le pàlpebre gli occhi

son come polle tra l’erbe[5],

i denti negli alvèoli

son come mandorle acerbe. [6]

E andiam di fratta in fratta

or congiunti or disciolti[7]

(e il verde vigor rude

ci allaccia i mallèoli

c’intrica i ginocchi)[8]

chi sa dove, chi sa dove!

Gabriele D’Annunzio, La pioggia nel pineto [parafrasi]

Taci. Sulle soglie

del bosco non odo

parole che si possano definire

umane; ma odo

parole più nuove

che le gocce e le foglie diffondono

in lontananza.

Ascolta. Piove

Dalle nuvole sparse.

Piove sulle tamerici

salmastre (salate) ed arse dal sole

piove sui pini

dalla corteccia ruvida e pungenti,

piove sui mirti

divini

sulle ginestre splendenti

di fiori raccolti

sui ginepri folti

di bacche profumate

piove sui nostri volti

simili alla selva,

piove sulle nostre mani

nude,

sui nostri vestiti

leggeri,

sui freschi pensieri

che l’anima fa nascere

rinnovata (dalla pioggia)

sulla bella illusione dell’amore

che ieri

ti illuse, che oggi mi illude,

o Ermione.

Odi? La pioggia cade

sulla vegetazione

solitaria (priva di presenze umane)

con un picchiettio ininterrotto

che si diffonde nell’aria

con diversa intensità per le foglie

più fitte o meno fitte.

Ascolta. Al pianto (il cadere della pioggia)

risponde il canto

delle cicale

che la pioggia portata dall’Austro

non spaventa

né il cielo coperto di nuvole grigie.

E il pino

ha un suono, e il mirto

un altro suono, e il ginepro

un altro ancora, come strumenti

diversi

suonati da innumerevoli dita.

E noi siamo immersi

nello spirito

della selva

viventi di una vita vegetale;

e il tuo volto rapito (inebriato, esaltato)

è intriso e molle di pioggia

come una foglia,

i tuoi capelli

profumano come

le lucenti ginestre,

o creatura della terra

che hai nome

Ermione.

 

Ascolta, ascolta. Il frinire affiatato

delle cicale che cantano sugli alberi

a poco a poco

si affievolisce

per l’intensificarsi

della pioggia;

ma un canto vi si mescola

più rauco

che sale da laggiù,

dalla lontana e nascosta buia umidità.

Più basso e più debole (il canto delle cicale)

diminuisce, si interrompe.

Una sola nota

ancora vibra, si interrompe,

riprende, vibra, si estingue.

 

Non si ode alcuna voce (rumore) del mare.

Ora si ode soltanto su tutte le fronde

scrosciare con forza

la pioggia, lucente come argento,

che purifica,

lo scroscio che è più o meno forte

secondo le fronde

più folte o meno folte.

Ascolta.

La figlia dell’aria (la cicala)

È muta (silenziosa); ma la figlia

della palude, lontana,

la rana,

canta nell’ombra più profonda,

chi sa dove, chi sa dove!

E piove sulle tue ciglia,

Ermione.

 

Piove sulle tue ciglia nere

così che sembra che tu pianga

ma di piacere; non bianca

ma quasi resa verdeggiante,

sembra che tu esca dalla corteccia di un albero.

E tutta la vita è in noi rinnovata (fresca),

profumata,

il cuore nel petto è come una pèsca

non toccata,

tra le palpebre gli occhi

sono come pozze d’acqua tra l’erba,

i denti nelle gengive

sono (bianchi) come mandorle acerbe.

E noi andiamo in mezzo all’intricata macchia

ora uniti ora separati

(e la fitta vegetazione selvatica

ci avvolge le caviglie e

impedisce il movimento delle ginocchia

chi sa dove, chi sa dove!

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NOTE

[1]                La figlia dell’aria…fonda: la cicala (indicata metaforicamente come figlia dell’aria) è ora silenziosa. Il suo canto è sopraffatto dalla violenza dell’acquazzone, mentre prosegue il canto della rana (figlia del limo), nascosta nel buio più profondo della palude.

[2]                non bianca…tu esca: Ermione, come una ninfa dei boschi, sembra uscire dalla corteccia di un albero. Prosegue e giunge al culmine il processo di metamorfosi.

[3]                E tutta…fresca: l’immersione nella natura e l’azione purificatrice della pioggia danno un fresco, rinnovato senso di vitalità.

[4]                intatta: non toccata da mano umana, non ancora colta.

[5]                polle tra l’erbe: pozze (o sorgenti) d’acqua pura in mezzo all’erba.

[6]                I denti…acerbe: i denti, nelle cavità gengivali (alvèoli) sono bianchi come mandorle acerbe.

[7]                E andiam…disciolti: i due amanti procedono, in mezzo all’intricata macchia selvatica, ora a contatto tra di loro ora separati.

[8]                E il verde…ginocchi: la fitta, verde vegetazione silvestre rallenta il cammino, avvolgendosi alle caviglie e alle ginocchia.

[1]                E immersi…viventi: prosegue l’immersione, la fusione dei due amanti nella vita che anima la vegetazione della pineta.

[2]                e il tuo volto…pioggia: il volto inebriato è intriso e reso molle dalla pioggia.

[3]                aèree cicale…sordo: il frinire delle cicale, che cantano in alto, sugli alberi, si affievolisce per l’intensificarsi della pioggia.

[4]                ma un canto…remota: ma un altro canto più roco si mescola (mesce) a quello delle cicale, proviene in lontananza dallo stagno, dal buio umido e fondo della pineta,.

[5]                Più sordo…si spegne: il canto delle cicale si fa via via più debole, sembra a tratti risorgere, poi si estingue definitivamente. Il verbo trema, che richiama l’incerto frinire delle cicale, ha valore onomatopeico.

[6]                Or s’ode…men folta: la pioggia cade sempre più intensamente e lo scroscio è più o meno intenso, a seconda che la vegetazione sia più o meno fitta e folta; da notare i termini onomatopeici crosciare…croscio.

[1]                silvani: simili alla vegetazione del bosco (dal latino silva, da cui selva); inizia la trasformazione dei due amanti in creature del bosco.

[2]                Freschi pensieri…novella: rinnovata, purificata dalla pioggia, l’anima si apre a freschi e vigorosi pensieri.

[3]                la favola bella: l’amore come gioco e illusione reciproca, sottolineata dall’inversione degli ultimi versi dell’ultima strofa.

[4]                solitaria verdura: la vegetazione della pineta priva di presenze umane.

[5]                crepitìo…rade: la pioggia cadendo sulle piante più o meno fitte di foglie produce un rumore più o meno intenso; crepitio è parola onomatopeica, che vuole riprodurre il rumore incessante della pioggia.

[6]                Risponde…cinerino: al rumore della pioggia, umanizzata nella metafora del pianto, risponde l’analogamente umanizzato canto delle cicale, che non sono spaventate né dallo scroscio portato dall’Austro, vento del sud, né dal cielo coperto di nuvole grigie.

[7]                stromenti…dita: le piante sembrano strumenti diversi (a seconda delle loro caratteristiche), suonati da innumerevoli dita (le gocce di pioggia che cadono su di esse); la natura è vista come organismo vivente e umanizzata; il suo linguaggio è una musica affascinante.

[1]                Taci: il poeta si rivolge alla sua donna chiamandola Ermione, figlia di Menelao e di Elena nella mitologia greca, e la invita a tacere per ascoltare il linguaggio della natura.

[2]                bosco: la pineta del litorale della Versilia.

[3]                umane: la natura ha un linguaggio proprio, diverso da quello umano

[4]                che parlano…lontane: gocciole e foglie sono il soggetto della frase; lontane perché la pioggia sta iniziando e i due amanti non sono ancora entrati nel folto della pineta.

[5]                tamerici: piante cespugliose (le mirycae di Pascoli) caratteristiche dei luoghi vicini al mare.

[6]                scagliosi ed irti: i pini hanno la corteccia a forma di scaglie e pungenti foglie aghiformi.

[7]                mirti divini: arbusti sempreverdi, divini perché sacri a Venere, ma anche perché simboleggiano la dimensione divina della compenetrazione con la natura.

[8]                ginestre fulgenti: i fiori gialli delle ginestre, molto diffuse nei luoghi aridi, splendenti per la pioggia.

[9]                Ginepri…aulenti: le bacche profumate dei ginepri; i termini coccole aulenti sono preferiti dal poeta per la loro particolare sonorità.

Analisi del testo.

La pioggia nel pineto è una poesia scritta nel 1903. Essa descrive la passeggiata del poeta e della sua donna (chiamata col nome mitologico di Ermione) nella pineta sotto la pioggia. Il poeta riproduce con linguaggio umano la musica prodotta dalla pioggia che cade sulla vegetazione, nella convinzione che vi sia una corrispondenza profonda tra la parola poetica e l’essenza misteriosa e segreta delle natura, che solo essa è in grado di svelare.

Lo spirito silvestre

Il poeta si rivolge alla donna che lo accompagna nella passeggiata in pineta e la invita a un silenzioso e attento ascolto. Anziché cercare riparo dalla pioggia, i due amanti s’immergono progressivamente nello spirito “silvestre” e ne divengono parte. Si trasformano essi stessi in creature vegetali, come fossero antiche divinità dei boschi.

Il testo presenta tre tematiche centrali:

  • La sinfonia musicale prodotta dalla pioggia estiva (che il poeta riproduce attraverso le parole).
  • Il processo di metamorfosi e di compenetrazione del poeta e della sua donna nella natura, di cui essi divengono parte.
  • Il tema della “favola bella”, dell’amore come illusione reciproca.

Linguaggio poetico e linguaggio della natura

La parola poetica dà voce a sensazioni visive, uditive, tattili, olfattive, in uno scenario naturale che si anima e parla una lingua misteriosa, sconosciuta agli uomini. La poesia è il tentativo di tradurre in linguaggio umano il linguaggio della natura, di riprodurre la “musica” prodotta dalla pioggia che cade sulla vegetazione.

Esso è composto di quattro strofe, ognuna di trentadue versi brevi di varia misura

Cade la pioggia

La prima strofa introduce il tema della caduta della pioggia sul diverso tipo di vegetazione (tamerici, pini, mirti…). La pioggia cade anche sui volti “silvani”, che già sembrano essere un elemento della natura. Piove anche sulla “favola bella”, con cui il poeta intende riferirsi all’amore come illusione.

Una sinfonia musicale

La seconda strofa distingue nella sinfonia della pioggia il diverso suono prodotto dal suo cadere sulla vegetazione più o meno fitta e i diversi tipi di alberi o arbusti sono paragonati a strumenti diversi sotto innumerevoli dita, cui si aggiunge il canto delle cicale. Come la natura assume sembianze umane, così per i due amanti inizia il processo di metamorfosi naturale.

Il canto rauco della rana

Nella terza strofa al canto delle cicale si alterna il rauco canto della rana, mentre la pioggia cade con forza sulla vegetazione.

Il panismo

Nell’ultima strofa il tema del panismo diviene l’elemento centrale: Ermione diviene una creatura vegetale e sembra uscire dalla scorza degli alberi. I due amanti sono ormai assimilati dalla vita vegetale (il cuore “come pèsca / intatta”, gli occhi “come polle tra l’erbe”) e da essa come rigenerati. In chiusura, la ripresa del ritornello della prima strofa. Il processo di fusione con la natura non è però vissuto come annullamento ma come dilatazione ed esaltazione vitalistica dell’io.

La metrica e la sintassi

La metrica è estremamente libera, non soggetta ad alcuno schema tradizionale: si succedono versi di misura notevolmente varia, con l’intento di riprodurre la pluralità delle innumerevoli voci della pineta, sotto le fitte gocce della pioggia. Il rapporto tra metro e sintassi sembra produrre anch’esso un movimento ritmico più o meno veloce, simile a quello della pioggia, alternando frasi brevi a frasi lunghe, con numerose iterazioni e il frequente ricorso all’enjambement.

La centralità dei suoni

Il testo è intessuto di richiami fonetici attraverso un fitto gioco di rime e assonanze disposte liberamente, spesso alternate o baciate. Il poeta ricorre all’uso di numerosi artifici fonetici, con cui ottiene effetti di suggestione musicale: anafore (Piove…Piove …piove ….), allitterazioni (Ciel cinerino; Spirto silvestre), parole onomatopeiche (crepitìo), rime baciate e rime interne (silvani,/…mani; leggieri,/…pensieri; varia nell’aria; più rade, men rade;), assonanze e consonanze (gocciole e foglie; la favola bella).

Le similitudini e il lessico

Il processo di metamorfosi e di fusione con la natura è reso da una serie di similitudini (il cuor nel petto è come pèsca/intatta; tra le pàlpebre gli occhi / son come polle tra l’erbe; i denti negli alvèoli / son come mandorle acerbe. Le parole rare e letterarie danno alla poesia un’atmosfera preziosa e sono scelte con grande attenzione al loro valore fonetico e musicale (coccole aulenti).

Comprensione e analisi del testo.

  1. A chi si rivolge il poeta all’inizio della poesia? Che cosa il poeta lo/la invita ad ascoltare? Lo fa altre volte? Qual è la ragione?
  2. Tre sono gli elementi attorno ai quali la poesia si sviluppa. Quali?
  3. Nell’ultima strofa giunge al culmine il processo di fusione con la natura. Individua le similitudini con cui esso viene descritto.
  4. Individua nella poesia le metafore e similitudini con cui viene descritta, invece, l’umanizzazione della natura.
  5. La poesia è il tentativo di riprodurre in linguaggio umano quello naturale. Il poeta ricorre all’uso di numerosi artifici fonetici, con cui ottiene effetti di suggestione musicale. Evidenzia nella prima strofa, con colori diversi: anafore e ripetizioni, allitterazioni, rime, assonanze e consonanze.
  6. Ti sembra che il poeta abbia raggiunto l’obiettivo di riprodurre con parole umane il linguaggio naturale, come si proponeva? Motiva la risposta.
  7. Il poeta fa ricorso frequente all’enjambement: individua sul testo qualche esempio e spiega le motivazione di tale scelta.
  8. Il poeta fa uso di termini inusuali e/o ricercati: individuali ricercando un sinonimo e spiega qual è la finalità di tale scelta stilistica.
  9. Fai un elenco di tutte le piante citate nella poesia e svolgi una breve ricerca sulle loro caratteristiche e sulla loro “storia”.

Produzione.

  1. Descrivi un paesaggio utilizzando tutti gli organi di senso. Cerca di riprodurre, attraverso un’attenta scelta delle parole, i suoni dell’ambiente descritto. Il contesto può essere anche significativamente diverso da quello descritto da D’Annunzio, ad esempio un caotico paesaggio urbano…
  2. Una passeggiata in pineta, alla fine dell’estate, alla fine di un amore. E piove… continua tu…
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CC BY-NC-SA 4.0 G. D’Annunzio, La pioggia nel pineto by giorgiobaruzzi is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.