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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Catullo, Carme V

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,

rumoresque senum severiorum

omnes unius aestimemus assis!

Soles occidere et redire possunt;

nobis cum semel occidit brevis lux,

nox est perpetua una dormienda.

Da mi basia mille, deinde centum,

dein mille altera, dein secunda centum,

deinde usque altera mille, deinde centum;

dein, cum milia multa fecerīmus,

conturbabimus illa, ne sciamus,

aut ne quis malus invidere possit,

cum tantum sciat esse basiorum.

Metro: Endecasillabi faleci.

Catullo, …mille baci e ancora cento

Migliaia di baci, chiede Catullo a Lesbia, per fermare il tempo e godersi la vita. La prima parte del testo si basa su due contrapposizioni: amanti/vecchi inaciditi; luce (vita)/notte (morte). La seconda parte dilata all’infinito il numero dei baci. La frase conclusiva, infine, allude nuovamente all’invidia degli altri nei confronti degli innamorati. Il messaggio è un invito a lasciarsi andare all’amore senza curarsi delle critiche, perché la vita è breve.

 

Carme V
Viviamo intensamente, mia Lesbia, e amiamoci
e le maldicenze dei vecchi inaciditi
valutiamole tutte un soldo bucato!
I soli possono tramontare e risorgere;
a noi invece, una volta tramontata questa breve luce
toccherà dormire un’eterna notte, senza fine.
Dammi mille baci e ancora cento,
Poi altri mille, poi di nuovo cento,
poi senza fermarti altri mille, e ancora cento.
Poi, quando ce ne saremo dati molte migliaia,
li rimescoleremo, per non saperne il numero
o perché nessun uomo malvagio possa guardarci con odio
sapendo quanto grande sia il numero dei nostri baci.

Analisi del testo

Lesbia è lo pseudonimo letterario con cui il poeta nasconde la reale identità della destinataria del testo, Clodia, la donna amata dal poeta. Il nome è strettamente connesso a Saffo, poetessa greca VII-VI secolo a.C. originaria dell’isola di Lesbo, nota per le poesie erotiche e amorose (e per la leggenda che la vuole suicida per amore). Il nome Lesbia evoca qui grazia, bellezza, fascino e intelligenza. 

Nel componimento Catullo esalta la vita, illuminata dalla passione amorosa. Il poeta esorta Lesbia a godere pienamente della vita, a viverla intensamente, non curandosi dei pettegolezzi dei vecchi moralisti e arcigni ai quali va dato il peso di un misero “asse”, moneta di infimo valore. La vita è troppo breve per curarsi di loro. Mentre il sole, con la sua luce, tramonta e risorge, la luce della nostra vita, una volta tramontata, non si accende più e siamo destinati a una notte eterna, buia e senza fine.

Quel che importa è allora vivere intensamente l’amore, di cui i baci sono la più alta celebrazione. Migliaia e migliaia di baci, un numero tanto grande che, una volta rimescolati, se ne perda il conto. Nessuno deve poter invidiare la felicità dei due amanti, che si esprime nell’infinità dei baci scambiati. Nessuno, con il suo odio e la sua invidia, deve poter scagliare su di loro il malocchio.

 

Comprensione e analisi del testo.

  1. Nei primi tre versi Catullo rivolge a Lesbia una duplice esortazione, espressa tramite due verbi: quale?
  2. Spiega l’espressione “e le maldicenze dei vecchi inaciditi//valutiamole tutte un soldo bucato!”.
  3. Che cosa significa il verso “I soli possono tramontare e risorgere”?
  4. Nei versi 3 e 4 sono presenti due immagini contrapposte, “breve luce” e “un’eterna notte, senza fine”. Cosa significano?
  5. Individua le figure retoriche e spiegane il significato: 
    • “breve luce”
    • “noi dormiremo un’unica notte senza fine”
    • “Dammi mille baci e ancora cento”

 

Gaio Valerio Catullo nasce a Verona probabilmente nell’87 a. C. Poco più che ventenne si trasferisce a Roma, dove viene in contatto con i gruppi intellettuali della città e in particolare con il gruppo dei “poeti nuovi”, cioè i poeti alla moda, di gusto ellenizzante, così definiti da Cicerone perché si presentavano sulla scena letteraria romana come innovatori. Vicenda centrale della sua vita è la passione per Lesbia (probabilmente Clodia, moglie di Quinto Metello Celere). Nel 57 a. C., per dimenticare Lesbia, e per riassestare le proprie finanze, Catullo parte per la Bitinia al seguito del pretore Memmio. Concluso il viaggio torna a Sirmione, dove trascorre gli ultimi anni della sua vita. Muore forse nel 54 a. C.
Carmi. Libro che comprende 116 poesie di varia natura, ordinate secondo criteri metrici (epigrammi, elegie), alcune brevi (“nugae”), altre più ampie ed erudite (“carmina docta”), composte imitando i modelli ellenistici. Lo stile colto è mitigato da espressioni tratte dalla lingua parlata.
Un nucleo importante dei Carmi di Catullo è costituito dai componimenti dedicati all’amore per Lesbia, il cui vero nome era Clodia. La donna apparteneva all’aristocrazia romana, e fu coinvolta in diversi scandali dell’epoca. Moglie di Quinto Metello Celere, morto nel 59 a.C. e forse avvelenato dalla donna stessa, divenne poi amante di Celio Rufo e fu denigrata da Cicerone per i suoi “liberi costumi” amorosi. Catullo intrattenne una travagliata relazione amorosa con questa donna colta e spregiudicata, alternando a momenti di felicità momenti di torturante gelosia, caratterizzati da abbandoni e riconciliazioni, speranze e amarissime disillusioni. 

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