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Wislawa Szymborska, Un amore felice

Wislawa Szymborska, Un amore felice

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Wislawa Szymborska, Un amore felice

 

 

Un amore felice. È normale?
È serio? È utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?
 
Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo –
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò infrange i principi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.
 
Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono – è un insulto.
In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano ?
sembra un complotto contro l’umanità!
 
È difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?
 
Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.
Chi non conosce l’amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.
 
Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.
 
Wislawa Szymborska, Elogio dei sogni, Corriere della sera
A cura di Pietro Marchesani
 

 

Maria Wisława Anna Szymborska è stata una poetessa e saggista polacca. Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti. In Polonia, i suoi volumi raggiungono cifre di vendita (500.000 copie vendute – come un bestseller) che rivaleggiano con quelle dei più notevoli autori di prosa, nonostante Szymborska abbia ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektorzy lubią poezje), che la poesia piace a non più di due persone su mille.

 

 

“La poesia della Szymborska non dài risposte, perché ogni domanda può solo generare altre domande. Essa parla in un modo aperto, dubbioso, non definitivo né definitorio, che non chiude ma apre ulteriori spazi alla riflessione, e di ogni singolo lettore sembra condividere intuizioni, sensazioni e paure. A questo lettore la poetessa di Cracovia dice che, benché si debba vivere in un universo apparentemente governato dall’assoluta casualità, nel poeta alla disperazione si accompagna l’incanto. Ed è l’incanto della poesia che rende al lettore la vita su quello stesso universo più sopportabile e lieve.” [Pietro Marchesani]

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Szymborska, Amore a prima vista

Szymborska, Amore a prima vista

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Wislawa Szymborska, Amore a prima vista

Quel “sentimento improvviso” che i due innamorati considerano l’”inizio” dell’amore è in realtà il seguito di una serie di eventi apparentemente legati al “caso” (o decisi dal “destino”?).
 
Sono entrambi convinti Szymborska
che un sentimento improvviso li unì.
È bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.
 
Non conoscendosi, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
 
Vorrei chiedere loro
se non ricordano –
una volta un faccia a faccia
in qualche porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
– ma conosco la risposta.
No, non ricordano.
 
Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio tempo
il caso giocava con loro.
 
Non ancora pronto del tutto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando una risata
con un salto si scansava.
 
Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o lo scorso martedì
una fogliolina volò via
da una spalla a un’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?
 
Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava su un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.
 
Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
 
Wislawa Szymborska, Elogio dei sogni, Corriere della sera
A cura di Pietro Marchesani
 
Maria Wisława Anna Szymborska è stata una poetessa e saggista polacca. Premiata con il Nobel nel 1996 e con numerosi altri riconoscimenti. In Polonia, i suoi volumi raggiungono cifre di vendita (500.000 copie vendute – come un bestseller) che rivaleggiano con quelle dei più notevoli autori di prosa, nonostante Szymborska abbia ironicamente osservato, nella poesia intitolata Ad alcuni piace la poesia (Niektorzy lubią poezje), che la poesia piace a non più di due persone su mille.

 

“La poesia della Szymborska non dài risposte, perché ogni domanda può solo generare altre domande. Essa parla in un modo aperto, dubbioso, non definitivo né definitorio, che non chiude ma apre ulteriori spazi alla riflessione, e di ogni singolo lettore sembra condividere intuizioni, sensazioni e paure. A questo lettore la poetessa di Cracovia dice che, benché si debba vivere in un universo apparentemente governato dall’assoluta casualità, nel poeta alla disperazione si accompagna l’incanto. Ed è l’incanto della poesia che rende al lettore la vita su quello stesso universo più sopportabile e lieve.” [Pietro Marchesani]

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