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Giuseppe Ungaretti, I fiumi

Giuseppe Ungaretti, I fiumi

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Giuseppe Ungaretti I fiumi

Cotici, il 16 agosto 1916 
Ungaretti al fronte rievoca il proprio percorso di vita attraverso i quattro fiumi dai quali egli sente di aver tratto linfa vitale: il Serchio dei suoi antenati, il Nilo che lo ha visto bambino e adolescente, il Senna che ha completato la sua formazione e, infine, l’Isonzo,
il fiume in cui ora si bagna, in un momento di “pausa” della guerra. Immerso nelle sue acque il poeta prova un indicibile senso di rigenerazione, che lo purifica dalle scorie del dolore e della guerra.
Forma metrica: Versi liberi.

 

Mi tengo a quest’albero mutilato[1]

abbandonato[2] in questa dolina[3]

che ha il languore[4]

di un circo

prima o dopo lo spettacolo

e guardo

il passaggio quieto

delle nuvole sulla luna

 

Stamani mi sono disteso

in un’urna[5] d’acqua

e come una reliquia

ho riposato

 

L’Isonzo[6] scorrendo

mi levigava

come un suo sasso

 

Ho tirato su

le mie quattr’ossa

e me ne sono andato

come un acrobata

sull’acqua[7]

 

Mi sono accoccolato

vicino ai miei panni

sudici di guerra

e come un beduino

mi sono chinato a ricevere

il sole[8]

 

Questo è l’Isonzo

e qui meglio

mi sono riconosciuto

una docile fibra

dell’universo[9]

 

Il mio supplizio

è quando

non mi credo

in armonia

 

Ma quelle occulte

mani

che m’intridono[10]

mi regalano

la rara

felicità[11]

 

Ho ripassato[12]

le epoche

della mia vita

 

Questi sono

i miei fiumi

Questo è il Serchio[13]

al quale hanno attinto

duemil’anni forse

di gente mia campagnola

e mio padre e mia madre

 

Questo è il Nilo[14]

che mi ha visto

nascere e crescere

e ardere d’inconsapevolezza[15]

nelle estese pianure

 

Questa è la Senna

e in quel suo torbido

mi sono rimescolato

e mi sono conosciuto[16]

Questi sono i miei fiumi

contati nell’Isonzo[17]

 

Questa è la mia nostalgia

che in ognuno

mi traspare

ora ch’è notte

che la mia vita mi pare

una corolla

di tenebre[18]

 

Analisi del testo.

La poesia è stata scritta mentre il poeta era al fronte nella zona del Carso, sulle rive dell’Isonzo, il fiume che è stato un’importante zona di guerra e il cui paesaggio è rimasto “mutilato”.

L’albero mutilato
  • Il poeta, immerso nel buio della notte, si trova vicino, come aggrappato a un albero mutilato, colpito dai mortai, abbandonato come l’albero stesso nel vuoto malinconico di una desolata dolina, e contempla il passaggio quieto delle nuvole sulla luna (vv. 1-8);
L’immersione (vv. 9-41)
  • il poeta ricorda l’immersione mattutina nelle acque, una sorta di riposo/morte (un’urna d’acqua) che assume caratteri di sacralità (come una reliquia…) e di purificazione (mi levigava…) dalle scorie della guerra (Vv. 9-15);
  • il poeta descrive il riemergere dalle acque e il camminare in equilibrio sui sassi, come un acrobata. Sembra qui esservi un’allusione a Gesù, che cammina sulle acque e che risorge dalla morte. (vv. 16-20);
  • il poeta si distende ad assorbire il calore del sole, che completa il processo di rigenerazione e purificazione (vv. 21-26);
  • l’immersione nell’Isonzo fa sentire il poeta come penetrato dalle occulte mani del fiume, che lo rende una docile fibra dell’universo, in armonia con la natura, donandogli un breve ma intenso senso di felicità (vv. 27-41);
La rievocazione dei fiumi (42-62)
  • vv. 42-62: in questo momento di grazia il poeta ripercorre con la memoria i fiumi della sua vita, che l’Isonzo gli ha fatto ricordare, legati alle esperienze che lo hanno formato: il Serchio, che bagna la terra dei suoi genitori; il Nilo, nei pressi di Alessandria, dove ha vissuto la propria infanzia e adolescenza; la Senna, di Parigi, dove ha vissuto le torbide passioni della giovinezza.
Il ritorno al presente con la sua corolla di tenebre (66-69)
  • Il ricordo di quell’immersione riaffiora nel buio della notte, che lo riporta al senso di precarietà e di dolore della guerra, ora che la sua vita è oscura e sembra una corolla di tenebre.
L’armonia con l’universo

I motivi di fondo della poesia sono un riconquistato senso di armonia con l’universo, determinato dall’immersione nelle acque dell’Isonzo, e il recupero memoriale del proprio passato, che permette al poeta una riscoperta della propria identità, rievocata dal ricordo dei fiumi della sua vita. L’immersione nel fiume è al tempo stesso morte e rinascita, riposo e purificazione, che lo portano a una nuova consapevolezza di sé e a sentirsi, in quel momento, in armonia.

La struttura circolare

Il testo ha una struttura circolare, che vede la situazione iniziale riproporsi nella strofa conclusiva: nella prima e nell’ultima strofa il poeta si trova immerso nella notte, a contemplare malinconicamente il paesaggio, mentre nelle strofe centrali viene descritta l’immersione nell’Isonzo e la successiva rievocazione memoriale. Non a caso, Ungaretti definì questa lirica come la propria “ carta d’identità”.

Nella poesia s’intrecciano alcuni dei motivi più ricorrenti nell’opera di Ungaretti: quello dell’acqua e dell’immersione purificatrice, quello della scarnificazione, della riduzione all’essenziale nel sasso levigato, quello dell’esule, del girovago, nelle figure dell’acrobata e del beduino.

Il componimento è più lungo degli altri della stessa raccolta (15 strofe di varia lunghezza per complessivi 69 versi). Esso inoltre presenta una struttura narrativa e discorsiva, con un lessico che presenta in prevalenza parole di uso comune, accanto ad altre appartenenti a un registro linguistico più elevato. Alcune strofe presentano una simmetria evidente, costruite come sono attorno a una similitudine: come una reliquia; come un sasso; come un acrobata; come un beduino. Analoga simmetria presentano le strofe della seconda parte della poesia, in cui vengono ricordati i fiumi, tutte aperte dall’anafora del pronome dimostrativo (Questi…Questo…Questa…ecc.). I tempi dei verbi sono al presente nella prima e nell’ultima strofa, quando il poeta si trova abbandonato nella dolina, mentre il passato prossimo descrive l’immersione mattutina e la rievocazione dei fiumi. Il tempo presente compare anche nelle strofe in cui Ungaretti esprime il senso di felicità donatogli dal bagno ristoratore.

 

Laboratorio – Analisi del testo

  1. Dopo aver fatto la parafrasi, riassumi la poesia suddividendola in sequenza e attribuendo a ciascuna un titolo.
  2. Il testo presenta una struttura circolare. Quali elementi dell’ultima strofa riprendono la prima? Dove si trova il poeta all’inizio e alla fine del testo? In quale momento della giornata e in quale stato d’animo?
  3. Il testo presenta due flashback: individua il primo, segnalato da un’indicazione relativa al tempo, e spiega in quale diversa situazione si trova il poeta in quel momento.
  4. Il secondo flashback è quello in cui il poeta rievoca i fiumi della sua vita: spiega quali sono e che cosa rappresenta ciascuno di essi?
  5. Spiega il significato dei versi 9-12 “Stamani mi sono disteso / in un’urna d’acqua / e come una reliquia / ho riposato”, individuando anche in altre espressioni del testo gli elementi di sacralità presenti nella lirica.
  6. Quale significato simbolico assume l’acqua che accompagna il viaggio del poeta alla scoperta di sé e al recupero del passato attraverso la memoria?
  7. Per quali ragioni il poeta definisce questa lirica la propria “carta d’identità” contenente i “segni” che gli permettono di riconoscersi?
  8. Nel testo sono presenti diverse similitudini: individuale e spiegane il significato.
  9. Ungaretti avverte la necessità di trovare nuovi mezzi espressivi, diversi da quelli tradizionali e più adatti a rappresentare la fragilità e la precarietà della condizione umana. Spiega in che cosa consiste la cosiddetta rivoluzione metrica attuata dal poeta in questa prima fase della sua sperimentazione formale, indicandone anche qualche esempio in questa lirica.
Produzione.
  1. Il tema del viaggio, spesso metaforico, è un motivo ricorrente nella letteratura simbolista e decadente. Conosci altre poesie di altri autori che trattano questo tema. Tratta l’argomento in una breve relazione.

 


[1] Mi tengo … mutilato: sto vicino a questo albero schiantato dalle bombe. Mutilato suggerisce anche un’implicita analogia tra l’albero, che le bombe hanno ridotto a un troncone, e gli uomini mutilati dalle ferite ricevute in guerra.

[2] Abbandonato: può essere riferito sia al poeta sia all’albero; l’ambiguità è certo voluta da Ungaretti, in quanto arricchisce la carica semantica del verso.

[3] dolina: concavità del terreno (formata dall’azione dell’acqua piovana) tipica del Carso.

[4] Languore: abbandono, malinconia, desolazione.

[5] Urna: è una parola derivata dal latino, che fa parte del linguaggio aulico connotazione di sacralità (come al verso successivo reliquia).

[6] Isonzo: il fiume che scorre lungo l’altopiano del Carso, in prossimità del fronte.

[7] Come … acqua: camminando leggero sul fondo accidentato e sassoso del fiume; l’immagine dell’acrobata si riferisce alla difficoltà di stare in equilibrio sui sassi.

[8] Come un beduino: come un nomade arabo che vive nelle steppe e nei deserti, Ungaretti si piega quasi imitando l’atto della preghiera islamica. Il paragone nasce dal recupero memoriale dell’infanzia e dell’adolescenza trascorse in Egitto.

[9] Mi … universo: il poeta, facendo quel “bagno purificatore” nell’Isonzo, si sente in armonia con l’universo, riconoscendosi come una piccola parte (docile fibra) di esso.

[10] Occulte mani…m’intridono: le acque dell’Isonzo, come mani, impregnano il fante-poeta di un liquido vitale.

[11] La rara felicità: la felicità di sentirsi in armonia con la natura.

[12] Ho ripassato: ho ricordato, rievocato. Le acque dell’Isonzo ricordano a Ungaretti i momenti della sua vita legati ad altri fiumi.

[13] Serchio: fiume della Lucchesia, terra di origine della famiglia di Ungaretti.

[14] Nilo: è il fiume dell’Egitto, dove Ungaretti è nato ed ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza.

[15] Ardere…d’inconsapevolezza: Ungaretti adolescente è spinto dal desiderio impellente di fare esperienze e di vivere una vita assolutamente spontanea e naturale, in modo ancora inconsapevole

[16] In quel … conosciuto: nelle acque torbide della Senna, Ungaretti si è rimescolato, con allusione alle tumultuose e anche contrastanti esperienze esistenziali e culturali della vita parigina. La Senna rappresenta la maturazione complessa e talvolta anche dolorosa del poeta (si pensi al suicidio del suo caro amico Mohammed Sceab.

[17] Contati nell’Isonzo: che l’Isonzo gli fa ricordare.

[18] Nostalgia … tenebre: è questa la nostalgia del passato evocata da ognuno dei tre fiumi, ora che la notte avvolge il poeta con le sue tenebre, come la corolla che avvolge il fiore.

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Ungaretti, San Martino del Carso

Ungaretti, San Martino del Carso

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Giuseppe Ungaretti, San Martino del Carso

Valloncello dell’Albero Isolato il 27 agosto 1916
Il poeta-soldato ha di fronte le macerie della guerra: di un paese, San Martino del Carso,  non resta che qualche brandello di muro. Ma la distruzione più dolorosa e al tempo stesso indimenticabile è quella di coloro che avevano rapporti affettivi con lui. Essi sono stati annichiliti, restano però incancellabili dal cuore del poeta.

 

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non m’è rimasto
neppure tanto
Ma nel mio cuore
nessuna croce manca
E’ il mio cuore
il paese più straziato
(da L’allegria – Il porto sepolto) 

 

Analisi del testo.

La poesia contiene immagini di desolazione e di morte legate alla guerra:
□   le immagini di distruzione riguardano le cose materiali, le case di cui non rimane che “qualche brandello di muro” (prima strofa).
□   la distruzione coinvolge i compagni morti, di cui nulla è rimasto, neppure pochi resti (seconda strofa).
□   il poeta sottolinea che il ricordo di coloro che con lui avevano avuto una relazione di affetti non si cancella (terza strofa).
□   il poeta stabilisce una relazione analogica tra la distruzione materiale e quella umana (“paese” e “cuore”). Quest’ultima è la distruzione più dolorosa (quarta strofa).

 

La distruzione di San Martino del Carso è associata per analogia al cuore del poeta.
All’immagine della distruzione materiale del paese corrisponde quella del completo annichilimento degli affetti più cari. San Martino è quasi completamente distrutto, ne resta in piedi solo qualche frammento di muro, ma delle persone care al poeta non resta neppure questo, neppure i loro resti nei cimiteri. Eppure, di tutti loro nel cuore del poeta non manca il doloroso ricordo.
San Martino è un paese straziato, ma ancora più distrutto e più sconvolto è il cuore del poeta. L’immagine del cuore straziato dal dolore richiama quella iniziale del brandello di muro, metafora particolarmente significativa che richiama l’immagine dei corpi lacerati e mutilati dei soldati, conferendo al testo una circolarità ed una coerenza semantica.

 

La struttura simmetrica
Il componimento si articola in due strofe di quattro versi e due di due versi. Le due coppie di versi conclusivi sono formate in realtà da due endecasillabi dissimulati (Ma nel cuore nessuna croce manca/È il mio cuore il paese più straziato). Appaiono evidenti nella lirica la simmetria della struttura sintattica e l’insistito ricorso all’iterazione, sia a livello lessicale che fonico.

 

Struttura metrico ritmica
Il ripetuto ricorso all’enjambement contribuisce a isolare le parole cui è attribuito particolare valore semantico. Prevalgono, alla fine dei versi, le parole in cui l’accento ritmico cade sulla vocale “a” (casa-rimasto-tanti-tanto-manca-straziato) che costituisce pertanto il suono dominante. Inoltre, le parole muro-cuore acquistano rilievo particolare e rimandano l’una all’altra per analogia fonica.
Nella poesia compaiono le caratteristiche tipiche dell’Allegria: versicoli di varia lunghezza, privi di punteggiatura, uso della maiuscola ad inizio di ogni strofa, assenza di rime tradizionali, verticalizzazione del componimento, numerosi spazi bianchi e pause di fine verso.
La redazione definitiva della lirica risale al 1942 ed appare evidente il processo di riduzione all’essenziale subito dal testo rispetto alla prima redazione. L’ultima redazione, infatti, testimonia la scelta del poeta ad isolare ed esaltare la singola parola, attraverso la disgregazione delle forme metrico-ritmiche tradizionali, per restituire alla parola una pregnanza di significato e caricarla di tutta l’energia della sintesi.

 

 

Esercizi di analisi del testo

  1. Nel definire la distruzione delle case il poeta usa l’espressione “brandello di muro” per indicare le superstiti macerie delle abitazioni. Come spieghi questa scelta lessicale?
  2. Le prime due strofe sono simmetriche. Evidenzia l’analogia tra la distruzione materiale delle case e quella degli affetti e dei rapporti umani in una tabella a due colonne.
  3. Il parallelismo è evidenziato dall’uso dell’anafora: individuala nel testo.
  4. La simmetria si ripropone nella terza e quarta strofa. Tuttavia il confronto analogico è possibile solo per deduzione negli ultimi due versi, che sono la chiave interpretativa del testo. Parafrasa il testo.
  5. Il poeta conserva il ricordo di tutti coloro che “mi corrispondevano”. Ti sembra che questo per lui rappresenti una consolazione? Perché?
  6. Osserva il rapporto tra disposizione metrica e sintassi: ogni frase corrisponde a una strofa e i versi ne costituiscono un frammento. Quale effetto produce questo particolare uso dell’enjambement?
  7. La punteggiatura è assente nel testo: da cosa ti sembra che sia sostituita?
  8. Confronta la stesura iniziale del testo con quella conclusiva: quali differenze puoi rilevare? Che tipo di modifiche ha apportato il poeta?
 

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La prima stesura del testo
 
Di queste case
non è rimasto
che qualche brandello di muro
esposto all’aria
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
nei cimiteri
Ma nel cuore
nessuna croce manca
Innalzata
di sentinella
a che?
Sono morti
cuore malato
Perché io guardi al mio cuore
come a uno straziato paese
qualche volta.

Giuseppe Ungaretti, Veglia

Giuseppe Ungaretti, Veglia

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Giuseppe Ungaretti, Veglia

Cima Quattro il 23 dicembre 1915
 
Tema fondamentale dell’Allegria (la raccolta cui appartiene Veglia) è quello della guerra (la I guerra mondiale), cui il poeta partecipò in prima persona. I versi di Ungaretti scoprono nella guerra la solitudine e la fragilità della sorte umana, che proprio nel momento della sofferenza fanno emergere il senso di fratellanza e di solidarietà che istintivamente legano ciascun uomo. Questa poesia è tra le più significative della raccolta e ne condensa il significato: la vicinanza alla morte e al dolore rende tanto più forte l’attaccamento alla vita. Il poeta, che passa la notte vicino a un compagno massacrato, scrive lettere piene d’amore. 

 

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata[1]
volta al plenilunio[2]
con la congestione[3]
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore
 
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita
Ungaretti, L’Allegria, in Vita di un uomo. Tutte le poesie, Mondadori, Milano, 1972
 

[1] Digrignata: da digrignare, ovvero far stridere i denti
[2] Plenilunio: luna piena
[3] Congestione: a causa della morte e del’arresto della circolazione del sangue, gli organi interessati si presentano aumentati di volume ed assumono un colorito rosso bluastro scuro
 

Analisi del testo.

Per un’intera notte il poeta scrive lettere piene d’amore, mentre si trova a vegliare un compagno morto, con il viso sfigurato dal dolore, con la bocca contratta in un ghigno di sofferenza, illuminato grottescamente dalla luna piena, con il gonfiore delle mani irrigidite nella morte penetrato nel suo silenzio. Non è mai stato tanto legato alla vita.
La poesia si suddivide in due strofe: nella prima viene descritta la situazione vissuta dal poeta, caratterizzata dall’apparente contrasto tra l’immagine tragica del compagno straziato dalla morte e quella del poeta che scrive lettere “piene d’amore”; la seconda, breve strofa, spiega lo stato d’animo del poeta, che per tutta la notte, mentre vegliava il compagno morto, ha continuato a scrivere, spinto da un attaccamento alla vita accentuato proprio da quella tragica condizione.
La reazione del poeta è una ribellione disperata al destino di morte, un prorompente sentimento di attaccamento alla vita. L’amore per la vita nasce proprio dalla vista della morte e della sua forza negatrice. Nella prima strofa la drammaticità della morte è rappresentata in termini espressionistici, con le immagini delle labbra ritratte in modo da mostrare i denti in una sorta di smorfia feroce, con il gonfiore violaceo delle mani, immagini sconvolgenti, penetrate nell’animo del poeta.
Numerosi i participi passati, in posizione isolata nel verso, che in modo ripetuto e martellante costituiscono la struttura sintattica del testo (buttato, massacrato, digrignata, penetrata) e che culminano nell’indicativo ho scritto, su cui tutta la frase si regge.
Gli “a capo” costringono ad una lettura scandita, frammentata, che evidenzia le parole, isolate in versi brevissimi che impongono forti pause, che fanno loro assumere un forte valore di intensa drammaticità, accentuata dall’asprezza delle consonanti s t c g r s unite in prevalenza alla vocale a, che sembra dilatare in modo devastante la sofferenza. Diametralmente opposta invece, nella seconda strofa, la funzione della a e della t, che accentuano invece, per rima e assonanza, l’attaccamento alla vita.

 

 

Esercizi di analisi del testo

 

  1. Le prima strofa è costruita su un contrasto, di cui la seconda strofa fornisce la spiegazione. Rispondi
    • Il poeta si trova vicino a un compagno morto mentre scriveva lettere d’amore e di vita
    • Il poeta scrive una lettera per conto del compagno ferito, che resta in silenzio
    • Il poeta scrive lettere d’amore, perché la morte accentua il suo attaccamento alla vita
    • Il poeta descrive il suo attaccamento alla vita in una lunga lettera d’amore alla sua donna
  2. Quale ruolo ha il riferimento al plenilunio (v. 7)?
    • Si tratta di un elemento di speranza e di vita per i soldati
    • È in evidente, stridente contrasto con la drammaticità della morte
    • È un implicito riferimento alla stagione e al luogo in cui si svolge la scena
    • È il simbolo dell’amore che il poeta prova, nonostante tutto
  3. Le parole massacrato…digrignata…penetrata sono importanti anche dal punto di vista fonetico. In particolare:
    • le consonanti aspre s t c g r unite alla vocale a, che sembra dilatare in modo devastante la sofferenza
    • le consonanti m n t unite alle vocale a e, che addolciscono la crudezza della morte e della sofferenza
    • le sillabe finali ato – ata – ata che rimano tra di loro, danno un significato simile alle tre parole e musicalità al testo
    • le vocali a e o unite alla consonante t, tutte toniche, che rendono veloce il ritmo della poesia, accrescendone la drammaticità
  4. Quale figura retorica nell’espressione “congestione…penetrata nel mio silenzio”?
    • Sinestesia
    • Metafora
    • Sineddoche
    • climax
  5. Nell’ultima strofa vi sono vocali e consonanti che si ripetono più volte: trascrivi sotto le parole in cui accade e indica quale effetto questa ripetizione di suoni produce.
  6. Quali effetti producono sul piano ritmico e semantico (del significato) i frequenti a capo?
  7. Parafrasa il testo della poesia aiutandoti con lo schema
Per un’intera nottata ho ______________________ mentre ___________________ a un compagno ___________________, con la
bocca contratta e i denti _________________ volta verso _______________________ con la congestione
______________________________ che era penetrata _____________________. Non
_______________________________________ come quella notte.

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Ungaretti, Sono una creatura

Ungaretti, Sono una creatura

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di Giorgio Baruzzi

Giuseppe Ungaretti, Sono una creatura

Valloncello di Cima Quattro il 5 agosto 1916
Un dolore inesprimibile pervade l’animo del poeta, un dolore che lo rende simile al terreno carsico del monte San Michele,
inaridito, privo di vita, incapace di dare voce e lacrime al proprio pianto interiore.
 
Come questa pietra
del San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
 
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede
 
La morte
si sconta
vivendo
(da Vita di un uomo)

 

 

Analisi del testo

La lirica è costruita su una similitudine/analogia (Come questa pietra / è il mio pianto) che collega due elementi opposti per significato: la pietra carsica nella sua aridità e durezza minerale e il pianto del poeta, un pianto invisibile, trattenuto fino all’insensibilità.
San Michele è un monte del Carso ricordato per le sanguinose battaglie combattute durante la prima guerra mondiale. È una zona aspra e arida, formata da rocce porose, cosicché la pioggia non fa in tempo a toccare il terreno che già ne è assorbita. Il pianto del poeta è come l’acqua, immediatamente assorbita dalla roccia: all’aridità della pietra corrisponde l’assenza di vita che il dolore ha generato nel suo animo, che rende impossibile per lui esprimere visibilmente, attraverso il pianto, la propria sofferenza.
Nell’esperienza quotidiana della guerra la morte appare come una liberazione desiderabile e l’angoscia è tanto forte che la vita appare come il prezzo da pagare per ottenere il premio della morte. Il pianto del poeta è come rappreso, pietrificato dentro di lui, non riesce a sciogliersi in lacrime e a manifestarsi in maniera visibile. Lapidaria è la conclusione della terza strofa, costruita sull’ossimoro vita-morte, che eleva il dato biografico a condizione universale.
La lirica si caratterizza per l’assenza della punteggiatura e per la rilevanza semantica della singola parola, spesso isolata all’interno dei versicoli o costituente essa stessa un verso. Essa è formata da tre strofe di versi liberi, che sul piano fonico presentano un fitto intrecciarsi di assonanze (pietra-fredda; prosciugata-refrattaria-disanimata; Michele-totalmente), allitterazioni e paronomasie (queSTa pieTRa; pRoSciugaTa; refRaTTaRia; diSanimaTa), caratterizzate da un’asprezza di suoni che amplifica l’aridità del paesaggio.
A livello sintattico possiamo rilevare la prevalenza dell’anastrofe, che pospone il soggetto al predicato (Come questa pietra… è il mio pianto) mettendo in risalto i termini “pietra”e “pianto”. Particolare rilievo assume l’anafora della prima strofa, con una sorta di climax ascendente (…prosciugata…refrattaria…disanimata).
 

Esercizi di analisi del testo

  1. La poesia è costruita sull’analogia pietra-pianto: individuala e spiegane il significato.
  2. Quale funzione assumono l’anafora, l’anastrofe e il climax della prima strofa?
  3. Qual è il significato dell’espressione “La morte/si sconta/vivendo”?
  4. Quali sono le caratteristiche lessicali e foniche del testo?
 

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Giuseppe Ungaretti, Soldati

Giuseppe Ungaretti, Soldati

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Giuseppe Ungaretti, Soldati

Bosco di Courton luglio 1918
La condizione dei soldati al fronte è precaria, costantemente vicina alla morte.
Il poeta la paragona a quella delle foglie degli alberi in autunno, quando sono sul punto di cadere mosse dal vento. 

 

Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie

G. Ungaretti, L’Allegria, in Vita di un uomo, a cura di L. Piccioni, Milano, Rizzoli, 1972 

 

Analisi del testo

La poesia, scritta da Ungaretti pochi mesi prima della fine della guerra, è costituita da un’unica strofa di versi liberi. La vita umana, la condizione dei soldati è fragile come quella delle foglie d’autunno, sul punto di cadere (similitudine). Le foglie in balia del vento autunnale rimandano alla vita dei soldati appesa ad un filo e suggeriscono il senso della sospensione e dell’attesa. Come in altre liriche della raccolta «L’Allegria», l’esperienza individuale diventa simbolo di una condizione di vita universale, in cui gli uomini sono legati da un comune destino di precarietà.

Il contesto cui si riferisce la poesia, cioè il destino di precarietà e di morte che incombe sui soldati al fronte, è chiarito dal titolo «Soldati», dal luogo, dalla data di composizione e dall’incipit del componimento, con il «Si…» impersonale e generico.

Il primo verso si lega all’ultimo verso (v. 4 le foglie), conferendo al componimento circolarità coerenza di significato. Le parole-chiave «autunno» e «foglie» isolate nel verso si caricano di forte valenza semantica e rimandano alla fragilità della condizione umana. La lirica è costituita da versi brevi con assenza di punteggiatura. Sono evidenti assonanze ed allitterazioni (Si Sta, Sugli alberi, le foglie ). Il poeta, nella stesura definitiva, spezza la frase in quattro versi e colloca uno dei termini di paragone, “le foglie” alla fine della poesia (anastrofe). In tal modo la lettura del testo produce un senso di sospensione e fa assumere al testo maggior incisività e drammaticità.

 

Esercizi di analisi del testo
  1. Indica qual è la figura retorica che sta alla base della poesia e spiegane il significato.
  2. Da quali elementi viene chiarito il contesto e il significato della poesia?
  3. Individua caratteristiche stilistiche del testo. Per quale ragione il poeta ricorre all’anastrofe?

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Giuseppe Ungaretti, Fratelli

Giuseppe Ungaretti, Fratelli

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di Giorgio Baruzzi

Giuseppe Ungaretti, Fratelli

Mariano il 15 luglio 1916
Due reggimenti di soldati s’incontrano nella notte. Nel pieno della guerra, di fronte al continuo incombere della morte, in una condizione di precarietà della vita, i soldati cercano conforto, vicinanza, solidarietà. Ecco quindi la parola tremante nella notte: fratelli.
 

 

Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli
 

Analisi del testo

 

 
Due battaglioni di soldati s’incontrano nella notte e nell’aria tesa della notte sboccia come una foglia appena nata la tremante parola “fratelli”, istintiva ricerca di solidarietà e di soccorso, di fronte all’incombere del pericolo.
Elemento centrale è la parola fratelli che, oltre al titolo, viene ripetuta, nella breve lirica, per altre due volte, costituendo il secondo e l’ultimo verso, e assumendo in quest’ultimo posizione particolarmente rilevata per effetto dello spazio bianco che precede.
Al termine fratelli sono associate tre definizioni: parola tremante, Foglia appena nata, involontaria rivolta.
Fratelli è il timido richiamo ai compagni d’armi, una fragile speranza, come una foglia appena nata, è espressione dell’istintiva ribellione all’odio e alla morte e quindi ricerca di fratellanza e di solidarietà.
Certo, l’appello è rivolto a compagni del proprio esercito, non di quello nemico. Non lo si può intendere come un generale invito pacifista bensì come desiderio di sentito affratellamento tra individui che appartengono alla stessa comunità, allo stesso popolo lacerato dalla guerra. Tuttavia, l’appello del poeta è al tempo stesso espressione di una medesima condizione di sofferenza che accomuna tutti gli uomini e che alimenta in loro un sentimento di fraterna solidarietà.
La domanda iniziale è anche una sorta di rivolta della fraternità, che si ribella alla disumanizzazione e alla guerra. Importante un confronto tra la redazione del 1926 e quella del 1943: le correzioni vanno nella direzione dell’essenzialità e di un maggior valore semantico delle parole. La poesia è composta da versi liberi di varia lunghezza, intervallati da spazi vuoti e da pause che li interrompono, con un’alternanza di suoni e di silenzi. L’enjambements marca il significato delle parole “rivolta” e “fragilità” (v. 7-8).
Sul piano retorico-stilistico è da notare la presenza di figure retoriche, quali la sinestesia (“parola tremante”, v. 3) e l’accostamento analogico di immagini (in particolare parola – foglia). L’assenza della punteggiatura è compensata dalla lettera maiuscola delle parole all’inizio di alcuni versi, che assumono così particolare rilievo. Il climax ascendente (parola tremante – foglia appena nata – involontaria rivolta) attribuisce alle immagini una crescente intensità, per culminare nella chiusura, circolare, della parola “fratelli” isolata nell’ultimo verso.

La prima stesura di Fratelli

 

Soldato
Di che reggimento siete
Fratelli?
Fratello
tremante parola
nella notte
come una fogliolina 
appena nata
Saluto accorato
nell’aria spasimante
implorazione
sussurrata
di soccorso
all’uomo presente alla sua
fragilità

 

Esercizi di analisi del testo

  1. A chi si rivolge il poeta-soldato Ungaretti nella domanda iniziale?
  2. Quali espressioni sono associate alla parola “Fratelli”?
  3. Spiega il significato di ciascuna delle tre associazioni analogiche.
  • La prima evidenzia il senso di incertezza, la seconda la speranza e la terza l’istintiva ribellione alla morte
  • La prima evidenzia la speranza, la seconda il senso di incertezza e la terza l’istintiva ribellione alla morte
  • La prima evidenzia l’istintiva ribellione alla morte, la seconda il senso di incertezza e la terza la speranza
  • Tutte e tre le strofe esprimono la ribellione alla guerra e la solidarietà tra i soldati, indipendentemente dalla loro appartenenza
  • l’espressione “parola tremante” è:
  • una sinestesia
  • una sineddoche
  • una metafora
  • un ossimoro
  1. l’espressione “foglia appena nata” è:
  • un’analogia
  • una similitudine
  • un ossimoro
  • una sinestesia
  1. le espressioni i successione “parola tremante”, “foglia appena nata”, “involontaria rivolta” costituiscono:
  • un climax
  • un ossimoro
  • un’anafora
  • una sineddoche
  1. Qual è il significato complessivo della poesia?
  2. Quali sono le più rilevanti scelte sul piano stilistico?

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