Crea sito
Coleridge, La ballata del vecchio marinaio (Parte quarta)

Coleridge, La ballata del vecchio marinaio (Parte quarta)

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Samuel Taylor Coleridge, La ballata del vecchio marinaio

Parte quarta

Il convitato teme che sia uno Spirito che parli;

“Mi fai spavento, vecchio marinaio!

mi fa spavento la tua scarna mano!

e tu sei magro bruno e strano

come rena increspata in riva al mare.

ma il vecchio marinaio lo rassicura della sua vita fisica e seguita a raccontare la sua orribile espiazione.

Di te ho spavento, del tuo occhio acceso,

della tua mano magra, così scura.”

“Non temere, sii calmo, o convitato!

questo corpo non cadde in quell’arsura.

Solo, solo, io solo in quel deserto,

solo nella distesa ampia del mare!

E non un santo mai mosso a pietà

del mio lento agonizzare.

Egli disprezza le creature della bonaccia,

Tanti uomini, tanti e tanto belli!

tutti morti giacevano;

e mille e mille esseri vischiosi

vivevano, e vivevo anch’io fra quelli.

E pensa con invidia che esse vivono mentre tanti sono morti.

Guardavo sopra il mare imputridito,

tosto gli occhi stornavo via sconvolti;

guardavo sopra il cassero marcito,

e là stavano i morti.

Guardai il cielo, tentavo di pregare,

ma prima che sgorgasse una preghiera

un orrido bisbiglio usciva, e il cuore

arido come polvere era fatto.

Le ciglia chiusi e tenni strette e chiuse;

le pupille battevan come polsi;

perché il cielo ed il mare, il mare e il cielo

stavano come un peso sui miei occhi;

mi giacevano ai piedi tanti morti.

Ma la maledizione vive per lui nell’occhio dei morti.

Fondeva il sudor freddo dalle membra,

non erano né sfatte né corrotte:

lo sguardo con cui m’ebbero adocchiato

stava immoto dì e notte.

Maledizione d’orfano può trarre

uno spirito giù dall’alto cielo;

ma oh! maledizione anche più orrenda

sta nell’occhio d’un morto!

La vidi sette giorni e sette notti,

non potevo pregare, stavo assorto.

Nella sua solitudine e immobilità egli si strugge per la luna che viaggia nel cielo e le stelle che sempre stanno e pur sempre si muovono e dovunque l’azzurro cielo appartiene loro ed è il luogo destinato al loro riposo, patria loro e loro naturale dimora, nella quale entrano senz’essere annunciate come signori sicuramente aspettati,  eppure nasce una gioia silenziosa al loro arrivo.

La luna errante salì su nel cielo,

e mai non indugiava;

lentamente saliva, lentamente

lei qualche rara stella seguitava.

Il suo raggio irrideva il mare afoso,

come primaverile brina sparsa;

dove stagnava l’ombra della nave

l’acqua per incantesimo bruciava

d’un acceso rossore immoto sparsa.

Al lume della luna osserva le creature della bonaccia.

Oltre l’ombra spiavo della nave

i serpenti marini;

muovevano con scie lustre di bianco,

e quando si drizzavano, quel lume

magico ricadeva in fiocchi candidi.

Nell’ombra della nave contemplavo

la veste variopinta; era turchina,

verde lucida, nera vellutata;

nuotando si torcevano; la scia

uno sprazzo di fuoco era, dorata.

Loro bellezza e felicità. Egli le benedice in cuor suo.

O felici creature! lingua umana

quella loro beltà non può lodare;

un impeto d’amore sorse in me,

inconsciamente io le benedissi:

certo, il mio santo ebbe pietà di me,

inconsciamente io le benedissi.

L’incantesimo comincia a rompersi.

Mi fu dato a quel punto di pregare;

e dal mio collo alfine liberato

l’Albatro cadde giù

e come piombo profondò nel mare.

Index LetteraTUreStorie

Index Strumenti

Index Tematiche

Link utili

Coleridge, La ballata del vecchio marinaio (Parte terza)

Coleridge, La ballata del vecchio marinaio (Parte terza)

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Samuel Taylor Coleridge, La ballata del vecchio marinaio

 

Parte terza

Tempo grave. La gola era bruciata

e l’occhio di ciascuno fatto vitreo.

Un tempo grave fu, un tempo grave!

Come vitreo a ciascuno l’occhio grave

quando, volto a ponente, all’improvviso

vidi alcunché nel cielo.

Il vecchio marinaio vede un segno nel cielo lontano.

Parve alla prima una minuta macchia,

poi apparve come un velo;

e muoveva e muoveva e prese infine

una forma sicura contro il cielo.

Una macchia, una nebbia, una figura,

e sempre più vicino, più vicino:

come a eludere un fantasma marino

si tuffava, virava, bordeggiava.

Mentre s’avvicina, gli pare un vascello; e a caro prezzo scioglie la  lingua dall’intoppo dell’arsura.

Con la gola assetata e le arse labbra

non potevamo ridere né piangere,

ma per l’arsura stemmo tutti muti!

E io mi morsi il labbro e succhiai sangue,

e gridai: “Una vela, una vela!”

Un lampo di gioia;

Con la gola assetata e le arse labbra,

a bocca aperta udirono il mio grido:

“Sia lode al cielo!” dissero in un ghigno,

e tutti insieme inalano il respiro

quasi stessero bevendo.

E segue l’orrore. Perché, può essere un vascello questo che viene senza vento né corrente?

“Su, guardate,” gridai, “non vira più!

Viene al nostro soccorso;

senza un filo di vento o di corrente

la chiglia dritta qua dirige il corso.”

Tutta una fiamma l’onda occidentale.

Il giorno era già quasi tramontato!

Quasi a fiore dell’onda occidentale

stava sospeso un gran lucido sole;

quando la strana forma si frappose

a un tratto fra noi e il sole.

Gli pare che non sia altro che lo scheletro di una nave.

Subito il sole si rigò di sbarre

(che la Madre del cielo ci dia grazia!),

come se prigioniero da una grata

spiasse con la grande ardente faccia.

E i tuoi fianchi si vedono come sbarre sulla faccia del sole calante.

Ahimè! (pensavo, e il cuore sussultava)

come lesta si fa sempre più avanti!

Son quelle le sue vele lustre al sole

come ragne vibranti?

La Donna-spettro e lo Scheletro e nessun altro a bordo della nave.

Sono quelli i suoi fianchi da cui il sole

guardava come dietro un’inferriata?

È quella donna tutta la sua ciurma?

Forse quella è la MORTE? E sono in due?

È MORTE che alla donna s’è accoppiata?

Quale il vascello, tale l’equipaggio.

Le labbra rosse, gli occhi erano audaci.

I ricci erano biondi come l’oro:

con una pelle bianca di lebbrosa

l’incubo VITA-IN-MORTE era, l’esosa

che fa gelare il sangue.

Morte e Vita-in-Morte hanno giuocato ai dadi l’equipaggio, e questa (la seconda) vince il vecchio marinaio.

La squallida carcassa s’avanzava,

le due gettano i dadi intente al rischio;

“Il giuoco è fatto! Ho vinto, ho vinto io!”

ella disse, e mandò un triplice fischio.

Nessun crepuscolo intorno al sole.

Il sole sparisce, sgorgano le stelle;

a un tratto si fa buio;

con un remoto mormorio sul mare

quella nave spettrale trascorreva.

Al levar della luna,

Noi ascoltavamo e guardavamo fisso!

Al cuore come al fondo di una coppa

la paura attingeva tutto il sangue!

Le stelle cupe, densa era la notte,

il volto del nocchiero raggia esangue

presso la sua lanterna;

dalle vele stillava giù rugiada,

finché s’alzò sul ciglio dell’oriente

col corno della luna una splendente

stella vicino alla sua punta inferiore.

Sotto la luna e il suo corteggio astrale,

senza il tempo per un sospiro o un grido,

si volse ognuno in agonia spettrale

e mi malediceva con lo sguardo.

I suoi compagni cadono giù morti.

Quattro volte cinquanta uomini vivi

(e non udii né un grido né un lamento)

caddero, massi inerti, con un tonfo

a uno a uno giù sul pavimento.

Ma Vita-in-Morte comincia la sua opera sul vecchio marinaio.

Le anime volaron via dai corpi,

volarono alla gioia ed allo strazio!

Ciascuna d’esse mi passava accanto

con un sibilo d’arco nello spazio!”

Index LetteraTUreStorie

Index Strumenti

Index Tematiche

Link utili

Samuel Taylor Coleridge

Samuel Taylor Coleridge

ColeridgeSamuel Taylor Coleridge

Samuel Taylor Coleridge nasce a Devon, il 21 Ottobre 1772. A otto anni, per un litigio col fratello, scappa di casa e passa la notte sui prati: un’avventura che pare sia all’origine dei dolori reumatici che lo tormenteranno in seguito, per calmare i quali Coleridge userà massicce dosi di oppio, da cui diventa dipendente e che contribuirà ad accentuare gli stati di contemplazione estatica e di “sogni in pieno giorno”.

Il poeta si iscrisse a Cambridge, senza però conseguire la laurea. Irrequieto ed errabondo, sognò, con Robert Southey, di dar vita, nel “Nuovo Mondo” americano, a una “pantisocrazia”, una società di tutti uguali.

Precoce poeta, fu coautore, con William Wordsworth, delle Lyrical Ballads (1798), considerate il “manifesto” del Romanticismo inglese. Nella Prefazione vi è una sorta di divisione dei compiti fra i due poeti: tocca a Wordsworth quello di aderire alla verità della natura, dando “fascino di novità alle cose di tutti i giorni”; a Coleridge quello di “intensificare le emozioni trasfigurando, attraverso i colori dell’immaginazione aspetti e situazioni soprannaturali, o per lo meno romantici”. Sposatosi con Sara Fricker, visse per qualche tempo nella “regione dei laghi”, nell’Inghilterra nord-occidentale. Fece poi con Wordsworth, nel 1800, un viaggio in Germania, assimilando notevolmente influssi dalla filosofia di Kant e Schelling. Raffreddatisi i rapporti con Wordsworth, della cui cognata Sara Hutchinson si innamorò, e separatosi dalla moglie, Coleridge lasciò per qualche tempo l’Inghilterra per l’ Italia. Si stabilì poi a Londra, presso il suo medico curante, svolgendo attività di critico e di conferenziere. Morì a Londra nel 1834.

 

S.Taylor Coleridge, La ballata del vecchio marinaio

S.Taylor Coleridge, La ballata del vecchio marinaio

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

S.Taylor Coleridge, La ballata del vecchio marinaio  

 

Iron Maiden Ballata del vecchio marinaio

 
“Mi fai spavento, vecchio marinaio! / mi fa spavento la tua scarna mano!
Tematiche: Il rapporto uomo-natura; il fantastico; la paura; il viaggio.
Il vecchio marinaio commette un crimine contro la Natura (o contro Dio) uccidendo un albatro. Da ciò deriva una tremenda maledizione. La “Ballata”, che faceva parte delle “Lirical ballads”, scritte in collaborazione con Wordsworth, si divide in sette parti.

Parte prima

Un vecchio marinaio con la barba grigia incontra tre giovani invitati ad una festa nuziale e  con la sua mano scheletrita ne trattiene uno, affascinato dal suo occhio magnetico, costrigendolo ad ascoltare il suo racconto. Con una nave era salpato verso sud con vento favorevole e tempo chiaro. Il sole si levava da sinistra e tramontava a destra, tuffandosi nel mare. Durante il viaggio si leva una tempesta impetuosa : nebbia, neve, un freddo gelido come il verde ghiaccio attorniano la nave.  Tutto è ghiaccio e assenza di vita, sotto il sibilo tremendo della bufera. Finché un albatro emerge dalla nebbia e i marinai lo accolgono contenti. Allora il ghiaccio si spacca e la nave può proseguire con il vento favorevole. L’albatro segue la nave per nove giorni, finché il vecchio marinaio, inspiegabilmente, lo uccide con la balestra.

Parte seconda

Ora il sole sorge da destra e tramonta a sinistra. I compagni del marinaio dapprima imprecano perché ha ucciso l’albatro, ma poi lo giustificano. La nave entra nell’Oceano Pacifico e veleggia fino all’Equatore, ma qui  la brezza cade e la nave è ferma per la bonaccia. Il cielo è infuocato dal sanguigno sole di mezzogiorno. Per giorni e giorni la nave è immobile, circondata dall’acqua del mare senza una goccia da bere. Nelle acque attorno compaiono viscidi mostri e si verificano misteriosi fenomeni. I marinai considerano responsabile il vecchio marinaio, perché ha ucciso l’albatro, e glielo appendono al collo come una croce.

Parte terza

I marinai hanno la gola bruciata e con occhio vitreo e minaccioso guardano il vecchio marinaio, quando questi scorge all’orizzonte una nave fantasma e la indica ai marinai dicendo che viene in loro soccorso. Dapprima esultanti, i marinai sono presi dal terrore perché è inspiegabile che essa si muova senza vento e corrente. Quando la nave si interpone tra loro e il sole, esso si riga di sbarre, come dietro una prigione. Sulla nave stanno Morte e Vita-in-morte, quest’ultima con le labbra rosse, gli occhi audaci e i capelli biondi ma con la pelle bianca di lebbrosa,  che si giocano ai dadi l’equipaggio, e Vita-in-Morte vince il vecchio marinaio. Il sole scompare e appaiono le stelle, poi buio profondo.

Parte quarta

Il convitato teme che il marinaio sia uno Spirito, ma lui lo rassicura e continua  a raccontare. Egli dapprima disprezza i serpenti marini, e pensa con invidia che essi vivono mentre i suoi compagni sono morti. Completamente solo egli si strugge per la luna e le stelle, e nasce in lui  una gioia silenziosa al loro arrivo. Poi vede con occhio diverso le creature marine che circondano la nave e le benedice in cuor suo. Così l’incantesimo comincia a rompersi.

Parte quinta

Il marinaio finalmente è colto dal sonno e sogna che i secchi della nave sono colmi di rugiada. Al risveglio può rinfrescare gola e labbra di una pioggia ristoratrice. Ode suoni e vede strane visioni in cielo e in mare. Il vento inizia a soffiare forte e la pioggia a scrosciare. I marinai si rianimano per opera di spiriti angelici. Tutto attorno voci e suoni melodiosi e  canti di uccelli riempiono l’aria. La nave procede, come spinta da una forza misteriosa. Lo Spirito dell’Antartide porta la nave fino all’Equatore, ma esige che il marinaio sconti la sua colpa. Il marinaio sviene perché il potere angelico fa procedere la nave verso nord con una velocità che la vita umana non può sopportare.

Parte sesta

Finalmente la nave rallenta e il marinaio si sveglia e la sua espiazione ricomincia. La nave prosegue il suo viaggio ma il cuore del marinaio è ancora angosciato. Poi l’incantesimo si rompe e il marinaio riprende a sperare, rincuorato da un vento che sente propizio. Il vecchio marinaio rivede il suo paese ed è talmente emozionato che prega Dio che non si tratti di un sogno. Gli spiriti angelici abbandonano i corpi morti dei marinai, che giacciono ora distesi con un angelo accanto. Ad un tratto il marinaio ode giungere una barca con a bordo un eremita che canta inni devoti e  spera che questi possa assolverlo dal suo peccato.

Parte settima

L’eremita del bosco s’avvicina alla nave e dice al pilota di accostarsi. Quando la barca è vicina alla nave quest’ultima inizia ad affondare ma il vecchio marinaio è tratto in salvo. Egli supplica l’eremita che lo confessi e gli racconta la sua storia. Da allora, quando l’angoscia attanaglia la sua anima, il marinaio è costretto a raccontarla, così viaggia di paese in paese, cercando colui che possa dargli ascolto

Dalla porta della festa esce un gran fragore. Il marinaio si rivolge al convitato e lo esorta a pregare e ad amare gli uomini, gli animali e tutte le cose che Dio ha creato. Il marinaio scompare e l’uomo se ne va, sbigottito, svegliandosi il giorno dopo più triste ma anche più saggio.

Analisi del testo

Morte e Vita in Morte.

Nella terza parte della ballata viene descritto lo stato d’animo disperato dei marinai, che accusano il vecchio marinaio di essere causa della loro disperata situazione. Quando il marinaio avvista una nave essi si rincuorano ed esultano, ma presto sono presi dal terrore per quella che si rivela essere una nave fantasma. La spettrale nave, frapponendosi tra i marinai e il sole, lo racchiude in una prigione, privando i marinai, assieme alla sua luce, della speranza di salvarsi. Il terrore dei marinai giunge all’apice alla vista di due figure demoniache che stanno sulla nave: Morte e Vita-in-morte. La più terribile delle due è la seconda, caratterizzata con elementi conturbanti (le labbra rosse, gli occhi audaci, i capelli biondi) ma al tempo stesso orridi (la pelle bianca di lebbrosa). Il poeta prosegue la terribile narrazione con pochi rapidi tratti: le due si giocano ai dadi l’equipaggio, e Vita-in-Morte vince il vecchio marinaio. Il sole scompare e appaiono le stelle, poi cala una profonda oscurità e i marinai muoiono ad uno ad uno,.

Pentimento e redenzione.

Il convitato spaventato: teme che il marinaio sia uno spettro, ma lui lo rassicura e continua a raccontare. Il vecchio marinaio è preso dalla disperazione più assoluta: la sua sorte è peggiore di quella toccata ai suoi compagni morti. Egli è solo, completamente solo ed abbandonato, come un orfano. Questa condizione di assoluta disperazione, carica di angoscia e di senso di colpa per aver ucciso l’albatro, costituisce la premessa del riscatto. Mentre dapprima prova ripugnanza per i viscidi serpenti marini che circondano la nave, ad un certo punto, alla luce della luna, li vede con occhio diverso e li benedice in cuor suo. Così l’incantesimo comincia a rompersi. Si passa dalla dannazione-punizione, con la perdita della speranza (sole segnato dalle sbarre, i due spettri, la morte dei compagni, la solitudine) al riscatto. Il marinaio trova la forza per pregare e l’albatro, che i compagni gli avevano appeso al collo, cade e sprofonda nel mare. Dopo il pentimento, inizieranno penitenza e riscatto. L’infrazione immotivata delle leggi di natura e divine, rappresentata simbolicamente dall’uccisione dell’albatro, conduce l’uomo all’isolamento ed alla dannazione. Del suo gesto pagano le conseguenze tutti gli altri uomini, complici di quel gesto. L’amore verso tutte le creature (di cui è espressione simbolica la benedizione dei serpenti marini) è l’unica via di redenzione, capace di restituire al marinaio la pace dell’animo. Ed è anche la “morale” conclusiva della ballata.

Le allegorie della ballata.

Il viaggio in mare è un’allegoria della vita, dove la ciurma rappresenta l’umanità, l’Albatro il patto d’amore che unisce tutte le creatura di Dio e la nave un microcosmo, nel quale il male commesso da una singola persona si ripercuote anche su tutti gli altri. La ballata è una parabola morale: peccato originale (l’uccisione dell’Albatross), punizione (isolamento), pentimento (benedizione delle creature acquatiche) e penitenza (l’ossessiva ripetizione della storia). Essa è costruita su una serie di opposti: razionalità e irrazionalità reale e soprannaturale sole e luna giorno e notte ragione e immaginazione.

Il marinaio:

La figura del marinaio ricorda Caino, che, dopo aver commesso un crimine, è condannato a vagabondare per un indefinito numero di anni raccontando la sua colpa.

L’albatro:

rappresenta l’amore che lega l’uomo e la natura. Quando il marinaio si macchia dell’orrendo crimine, offende valori umani quali l’amicizia e l’ospitalità, rompendo il legame fra l’uomo e la natura.

L’ospite nuziale:

ha due funzioni: prima di tutto egli è un ascoltatore, in secondo luogo, il marinaio ha scelto lui perché simile al marinaio prima della sua spaventosa esperienza. Alla fine del racconto diventa ma anche più saggio.

Reale vs. soprannaturale:

Coleridge alterna elementi estremamente reali (la cerimonia nuziale, la descrizione minuziosa dei paesaggi) ad elementi fortemente soprannaturali (i serpenti acquatici, la nave fantasma).

Il viaggio:

simboleggia il percorso esistenziale di ogni uomo, durante il quale egli commette degli errori, che può riparare soltanto dopo un lungo periodo di sofferenza e sacrifici.

Esercizi di analisi del testo
  1. Coleridge e Wordsworth, autori delle Lirical Ballads, si suddividono i compiti: precisane le rispettive caratteristiche.
  2. La ballata presenta numerose immagini. Individua liberamente quelle che ti sembrano più efficaci e suggestive.
  3. Nella prima parte si possono individuare quattro avvenimenti centrali: indicali e dai un titolo alla sequenza.
  4. Nella seconda parte sono descritte le conseguenze dell’immotivato delitto del vecchio marinaio: indicale e dai un titolo alla sequenza.
  5. La terza parte descrive il sopraggiungere di una nave con due figure inquietanti e temibili: che cosa le rende tali e quali sono le conseguenze di questa apparizione? Dai un titolo alla sequenza.
  6. La quarta parte descrive lo stato d’animo del vecchio marinaio di fronte ad eventi tanto sconvolgenti: quali sensazioni, emozioni e pensieri che lo tormentano?
  7. Alla fine della quarta parte egli ritrova la speranza: individua il punto in cui ciò accade e spiegane la ragione?
  8. Nella quinta e nella sesta parte prosegue il “riscatto” del vecchio marinaio: in che modo? Dai un titolo alle due sequenze.
  9. Nella settima parte si conclude la storia del vecchio marinaio giunge a conclusione, dopo l’incontro con un eremita: cosa è costretto a fare il marinaio da allora in poi? Quale insegnamento morale ricava da questa storia l’ospite nuziale? Dai un titolo alla sequenza.
  10. La ballata presenta una struttura circolare: spiega perché.
  11. Nel componimento sono presenti elementi reali ed elementi soprannaturali: individuane alcuni.
  12. I personaggi della ballata hanno un significato simbolico: quale?
  13. Altri elementi del testo hanno valore simbolico:
  • Il viaggio
  • l’uccisione dell’albatro
  • la solitudine
  • l’ossessiva ripetizione della storia

Quale significato ti sembra che assumano?

Index LetteraTUreStorie

Index Strumenti

Index Tematiche

Link utili