Crea sito
Stevenson, La morte di Jekyll-Hyde

Stevenson, La morte di Jekyll-Hyde

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Robert Louis Stevenson, La morte di Jekyll-Hyde

Jekyll non riesce a darsi pace e, prima di essere definitivamente sorpreso sotto le terribili fattezze del suo doppio (che esercita oramai un potere quasi completo su di lui), si toglie la vita, mettendo così fine alla turpe esistenza di Hyde ma anche alla propria. Nel racconto di Stevenson, il personaggio di Edward Hyde viene descritto da chi l’ha visto in maniera confusa; tuttavia, tutti i testimoni sono concordi sull’impressione di ripugnanza e di malvagità che Hyde trasuda. Fisicamente, Hyde viene descritto come agile ma piccolo di statura.

 

Dopo colazione stavo passeggiando tranquillamente attraverso il cortile; respiravo con piacere l’aria piuttosto fredda, quando venni assalito nuovamente dalle indescrivibili sensazioni preannuncianti la metamorfosi; ebbi appena il tempo di rifugiarmi nel mio gabinetto, e già ero nuovamente in preda alle passioni di Hyde. Occorse una doppia dose in tale circostanza per tornare a essere Jekyll. Ma, ahimè, sei ore dopo, mentre sedevo tristemente davanti al camino, venni ripreso dagli spasimi, e dovetti riprendere la pozione. In breve, a partire da quel giorno, soltanto con uno sforzo continuo e solo sotto lo stimolo della pozione riuscii a riassumere l’aspetto di Jekyll.
A tutte le ore del giorno e della notte ero assalito dal brivido premonitore: soprattutto se dormivo, o anche soltanto se sonnecchiavo sulla mia poltrona, mi risvegliavo sempre nelle sembianze di Hyde. Sotto la minaccia di un tal destino continuamente incombente e per l’insonnia alla quale mi condannai, diventai nella mia persona debole di mente e di corpo, ossessionato da un unico pensiero: l’orrore dell’altro me stesso. Ma, quando dormivo o quando gli effetti della medicina si attenuavano, cadevo senza transizione (poiché gli spasimi della metamorfosi si facevano sempre più deboli) in potere d’un fuoco d’immagini tutte terrificanti, di un animo pieno d’odio senza motivo, di un corpo che non pareva abbastanza forte per sopportare quelle furiose energie di vita.
La potenza di Hyde pareva crescere, insomma, con la debolezza di Jekyll. E certamente l’odio che li divideva era d’uguale intensità da tutt’e due le parti. Per Jekyll era istinto vitale. Aveva compreso tutt’intera la deformità di quella creatura che spartiva con lui alcuni fenomeni della coscienza e con la quale era vincolato sino alla morte: e, oltre a tali legami di comunanza, che costituivano la parte più sciagurata del suo dolore, Jekyll pensava adesso a Hyde, con ogni energia della sua vita, come a un essere non soltanto demoniaco ma inorganico. Questo lo straziava soprattutto; che la melma del fondo profferisse grida e voci; che la polvere amorfa gesticolasse e peccasse; che quello che era morto e informe usurpasse le funzioni della vita.
E ancora di più: che quell’orrore insorgente fosse legato a lui più strettamente d’una moglie; che fosse più intimo d’un occhio, che fosse prigioniero nella sua carne dove lo sentiva ringhiare e lottare per sortire alla luce; e che negli attimi di debolezza, o quando stava per abbandonarsi al sonno, lo dominasse o lo defraudasse della vita. L’odio di Hyde per Jekyll era di differente natura. La sua paura del  patibolo lo portava continuamente a dover compiere un temporaneo suicidio, a tornare a essere parte quando agognava a essere persona, ma Hyde aborriva tale necessità; aborriva l’abbattimento nel quale era caduto Jekyll, e si risentiva dell’ostilità con la quale veniva ormai considerato da Jekyll.
Tutto questo spingeva Hyde a commettere gli scherzi scimmieschi che mi giocava, come scarabocchiare con la mia scrittura bestemmie sulle pagine del libro che stavo leggendo, come bruciare le lettere o distruggere il ritratto di mio padre; e sono certo che, se non avesse avuto paura di morire, già da un pezzo si sarebbe procurato la rovina per coinvolgermici Ma il suo attaccamento alla vita era straordinario; dirò di più: io, che sto male e rabbrividisco al solo suo pensiero, quando rifletto sull’abiezione e sul furore di tale suo attaccamento alla vita, quando rifletto sul suo terrore che io possa por fine alla sua esistenza con il suicidio, trovo ancora nel mio cuore un briciolo di pietà per lui.
È inutile, e ormai non ho più il tempo di prolungare questa narrazione; mi basta dire che nessuno può aver sofferto i miei tormenti, eppure l’abitudine era in grado di arrecarmi – no, non un sollievo – ma una certa insensibilità dell’animo, una certa acquiescenza della disperazione; e la mia punizione sarebbe potuta durare per anni e anni, se non fosse accaduta l’ultima sciagura, capace di staccarmi per sempre dalla mia vera faccia e dalla mia vera natura. La provvista di sali da me non più rinnovata dopo l’ultimo esperimento cominciò a scemare. Feci acquistare altri sali, composi la pozione: si verificò l’ebollizione e avvenne il primo mutamento di colore, ma non il secondo; bevvi ugualmente quella miscela e non ottenni più alcun effetto. Potrete sapere da Poole come io abbia fatto compiere ricerche nell’intera Londra; invano; e adesso sono convinto che la mia prima provvista di sali doveva essere impura e che fu proprio tale sconosciuta impurità a cagionare la potenza della droga.
È trascorsa quasi una settimana, e io sto ultimando questa relazione sotto l’influenza dell’ultima delle mie vecchie polveri. A meno che non si verifichi un miracolo, questa è dunque l’ultima volta che Jekyll può seguire i propri pensieri e può vedere la propria faccia (quanto tristemente alterata ormai!) nello specchio. E non devo indugiare troppo a finire il mio scritto, perché, se sino a ora esso è sfuggito alla distruzione, questo è dovuto alla combinazione tra una grande cautela da parte mia e una grande fortuna. Ma, se i dolori della metamorfosi mi assalissero mentre sto scrivendo, Hyde farebbe in mille pezzi lo scritto; se, invece, dopo che l’ho finito trascorrerà qualche tempo, lo straordinario egoismo di Hyde e la sua preoccupazione delle cose del momento lo salveranno dall’azione del suo scimmiesco dispetto. E, in realtà, il destino, che si sta serrando intorno a noi due, ha già molto mutato e domato anche Hyde. Tra mezz’ora, quando avrò di nuovo e per sempre riassunto quell’odiata personalità, sento che mi butterò sulla mia poltrona e vi resterò tremante e piangente o continuerò a camminare su e giù in questa stanza (l’estremo mio rifugio terreno), tendendo esasperatamente l’orecchio per carpire ogni rumore minaccioso.
Morirà sul patibolo, Hyde? o troverà il coraggio di liberarsi all’ultimo attimo? Lo sa Dio: io non me ne curo più; questa è l’ora della mia vera morte, quanto accadrà dopo concerne un altro individuo. A questo punto, mentre depongo la penna e suggello la mia confessione, pongo fine alla vita dell’infelice Henry Jekyll.

 

Esercizi di analisi del testo

  1. Nel brano viene descritto il tragico evolversi del rapporto tra Jeckyll e Hyde. Quali caratteristiche presenta?
  2. Per quale ragione il dottor Jekyll non è più in grado di assumere l’antidoto?
  3. Che cosa significano le frasi: “Morirà sul patibolo, Hyde? o troverà il coraggio di liberarsi all’ultimo attimo?” e “…mentre depongo la penna e suggello la mia confessione, pongo fine alla vita dell’infelice Henry Jekyll”.
  4. Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde:
  • Circostanze della stesura del romanzo
  • Epoca e ambiente di stesura del romanzo
  • Ambientazione del romanzo
  • Caratteristiche e significato del “doppio”
  • Rapporto con il “doppio”
  • Conclusione della vicenda

 

>>> Stevenson, Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr Hyde

>>> La “nascita” di Hyde

 

Index LetteraTUreStorie

Index Strumenti

Index Tematiche

Link utili

Robert Louis Stevenson, La “nascita” di Hyde

Robert Louis Stevenson, La “nascita” di Hyde

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Robert Louis Stevenson, La “nascita” di Hyde

 

Basti dire che non solo io riconobbi il mio corpo naturale come una semplice emanazione e irradiazione di certi poteri del mio spirito, ma mi adoperai a comporre una sostanza con la quale tali poteri potessero essere annullati nella loro supremazia, e sostituiti da una seconda forma e da un secondo aspetto non meno naturali per me, perché offrivano l’espressione e portavano il marchio degli elementi più vili della mia anima.
Esitai a lungo prima di porre questa teoria alla prova della pratica. Sapevo bene di rischiare la morte; perché la droga che così potentemente controllava e scuoteva la fortezza dell’identità, avrebbe potuto, per una minima eccedenza nella dose, o un minimo inconveniente al momento della somministrazione, annullare del tutto quel tabernacolo immateriale che io con essa volevo trasformare. Ma la tentazione di una così singolare e profonda scoperta finalmente vinse ogni allarmistico timore. Avevo da molto tempo preparato la mia miscela; comperai subito, da un grossista di farmacia, una grande quantità di una polvere speciale, che sapevo per i miei esperimenti essere l’ultimo ingrediente richiesto; e in una notte maledetta, composi gli elementi, li guardai bollire e fumare mescolati nel bicchiere, e, appena l’ebollizione fu cessata, con un gran gesto di coraggio, mandai giù la pozione.
Subito dopo provai dolori laceranti: uno scricchiolio delle ossa, una nausea mortale, e un orrore dello spirito che non può essere superato nell’attimo della nascita o della morte. Poi questa agonia cominciò a placarsi, e tornai in me come da una grave malattia. C’era qualcosa di strano, nelle mie sensazioni, qualcosa di indescrivibilmente nuovo, e, appunto per la novità, incredibilmente dolce. Mi sentii più giovane, più leggero, più felice fisicamente; dentro di me avvertivo uno sconvolgimento cerebrale, una corrente di disordinate immagini sensuali che mi tumultuava nella fantasia e una sensazione sconosciuta ma non innocente di libertà m’invadeva l’anima. Io stesso capii, al primo alito di questa nuova esistenza, che ero ben malvagio, dieci volte più malvagio, venduto come uno schiavo al mio peccato originale; e in quel momento un tal pensiero mi esaltò, m’inebriò come vino. Tesi le braccia, entusiasta per la freschezza di quelle sensazioni; e in quel gesto, mi avvidi immediatamente di come la mia statura si fosse ridotta.
A quel tempo non esisteva specchio nel mio gabinetto; quello che mi sta davanti mentre scrivo, è stato portato qua dentro più tardi e proprio perché potessi studiarvi le mie metamorfosi. Nel frattempo, la notte s’era tramutata in alba – un’alba che, per quanto buia, era molto vicina a concepire il giorno – gli abitanti della casa erano ancora immersi nel più profondo dei sonni; e io decisi, esaltato com’ero dalla mia speranza e dal mio trionfo, di avventurarmi nella mia nuova forma sino alla stanza da letto. Attraversai il cortile e le stelle guardarono dall’alto, forse con stupore – so di aver pensato – la prima creatura di un genere che la loro insonne vigilanza non aveva ancora mai notato; scivolai lungo i corridoi, straniero in casa mia, e arrivai nella mia camera. Allora conobbi per la prima volta l’aspetto di Edward Hyde.
A questo punto devo parlare soltanto teoricamente, dicendo non quello che so ma quello che credo probabile. La parte malvagia della mia natura, alla quale ora io avevo dato una vigorosa efficacia, era meno robusta e meno sviluppata della parte buona. Inoltre nel corso della mia vita, che era stata, dopo tutto, per nove decimi una vita di sforzi, di virtù e di disciplina, avevo molto meno esercitato e messo alla prova quella parte cattiva, Proprio da questo derivava il fatto, credo, che Edward Hyde era più piccolo, più magro e più giovane di Henry Jekyll. Come la bontà splendeva sulla fisionomia dell’uno, la malvagità era ampiamente e chiaramente scritta in faccia all’altro. La malvagità inoltre (che ancora reputo essere la parte mortale dell’uomo) aveva impresso in quel corpo un marchio di deformità e di decadenza. Malgrado tutto questo, mentre guardavo quell’orribile idolo nello specchio, non provai alcuna ripugnanza, anzi quasi avvertii un fremito di soddisfazione. Anche quell’uomo ero sempre io. Pareva una cosa naturale e umana. Ai miei occhi quella era un’immagine più viva, più immediata, più individuale dello spirito in confronto al volto imperfetto e diviso che sino a quell’attimo avevo chiamato « io», e sino a tal punto credo d’aver avuto ragione. Ho osservato che, quando avevo le sembianze di Edward Hyde, nessuno poteva avvicinarmi senza un visibile moto di diffidenza. Questo, a parer mio, derivava proprio dal fatto che gli esseri umani, così come noi li incontriamo, sono un miscuglio di bene e di male; e Edward Hyde, invece, unico nel suo genere, era puro male.
Restai solo un minuto davanti allo specchio: dovevo tentare il secondo e conclusivo esperimento; dovevo ancora decidere se avessi perduto la mia identità senza possibilità di recupero e se, quindi, fossi costretto ad abbandonare precipitosamente, prima del giorno, una casa che non era più la mia; rientrai dunque in fretta e furia nel mio gabinetto, preparai una nuova pozione, la trangugiai, ancora una volta patii l’agonia della dissoluzione e ritornai di nuovo in me con il carattere, la statura e la faccia di Henry Jekyll.

 

Esercizi di analisi del testo

  1. Il dottor Jekyll una notte decide di compiere il proprio esperimento. Quali elementi puoi ricavare dalla descrizione dell’ambiente, della “creatura” e delle emozioni provate da Jekyll? Individuali nel brano.
  2. Esamina la descrizione di Hyde in termini di:
  • aspetto fisico
  • contrasto col Dr. Jekyll
  • sensazioni fisiche e psicologiche
  • percezione che gli altri hanno di lui

Vai a:

>>> Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr Hyde

>>> La morte di Jekyll-Hyde

Index LetteraTUreStorie

Index Strumenti

Index Tematiche

Link utili

Stevenson, Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr Hyde

Stevenson, Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr Hyde

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr Hyde

 
Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde (The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, 1886), romanzo dello scrittore edimburghese Robert Louis Stevenson, è uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi.
Racconto lungo (60-70 pagine, secondo le edizioni) più che romanzo, scritto da Stevenson in 3 giorni dopo una notte d’incubo, ma pubblicato in una seconda e più meditata versione (forse purgata). 
Trama. Henry Jekyll è un brillante medico che nel corso dei suoi studi sulla psiche umana riesce, mescolando particolari droghe, a mettere a punto una pozione che può separare le due nature dell’animo umano, quella buona e quella malvagia. La sua personalità diventa così scissa in due metà speculari che, alternativamente, bevendo la pozione o l’antidoto, prendono possesso del suo corpo, trasformandone anche l’aspetto. Mentre il dr Jekyll è un uomo stimato e rispettato, all’interno della moralissima società vittoriana, sia per il suo lavoro sia per la sua condotta morale, il suo alter ego Edward Hyde (che significa “nascosto”, in inglese), è un essere ripugnante, malvagio e crudele, basso di statura ma agile e forte, che si dedica ad ogni sorta di crimini. Egli è “il male allo stato puro”, come appare evidente dai pensieri dell’avvocato Utterson dopo l’inquietante incontro con lui.
Il dr. Jekyll non riesce a sottrarsi al desiderio di vivere di Hyde, che prende sempre più il sopravvento. Ormai preda di Hyde, egli trova la forza di uccidersi, per eliminare il suo malvagio alter ego e per evitare la cattura da parte della polizia.
La vicenda è raccontata in terza persona attraverso gli occhi di Mr. Utterson, un avvocato amico di Henry Jekyll che viene sempre più coinvolto nello “strano caso”. La sua lenta scoperta della verità, alla quale egli infine perverrà troppo tardi, si palesa negli ultimi due capitoli conclusivi narrati in prima persona, in una lettere scritta ad Utterson dal dottor Lanyon e soprattutto nella lettera-confessione scritta dal Dr. Jekyll stesso prima di togliersi la vita.
Come il contemporaneo Oscar Wilde, anche Stevenson appare affascinato dall’analisi del male e delle ambiguità dell’animo umano. Nel racconto viene evidenziato il naturale sdoppiamento presente in ogni essere umano, la scissione del Bene dal Male, lo sdoppiamento della stessa coscienza umana. Una sfida contro la natura, quella di Jekyll ma anche un peso troppo grande, che né la sua anima né il suo corpo, entrambi vittime di continui e incontrollabili mutamenti e trasformazioni riusciranno a sopportare.
vai a:

 

>>> La “nascita” di Hyde

>>> La morte di Jekyll-Hyde 

Index LetteraTUreStorie

Index Strumenti

Index Tematiche

Link utili