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Wilde, Bellezza e giovinezza.

Wilde, Bellezza e giovinezza.

LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Wilde, Bellezza e giovinezza.

Bellezza e giovinezza sono l’ossessione della società in cui viviamo. Per tentare vanamente di conservarle ci si sottopone oggi ad interventi di chirurgia estetica, a diete, ad esercizi fisici stremanti nelle palestre, a trattamenti di bellezza nelle beauty farm.

Dorian Gray fa qualcosa di più semplice: desidera che il suo ritratto, al posto suo, invecchi ed imbruttisca, lasciando inalterato il suo aspetto fisico. Ma questo giovane modernamente assillato dal culto della bellezza e della giovinezza, che vede realizzarsi il suo sogno, alla fine si rende conto dell’assurdità del proprio desiderio.

Giovinezza! Giovinezza! Non c’è assolutamente nulla al mondo, fuorché la giovinezza!”

“Andiamo a sederci all’ombra,” disse Lord Henry. “Parker ha portato fuori le bibite e se lei rimane ancora sotto questo riverbero si sciuperà e Basil non le farà più ritratti. Davvero, non deve lasciare che il sole l’abbronzi. Non le si addice.”

“Che importanza ha?” esclamò Dorian Gray ridendo, mentre sedeva sulla panchina in fondo al giardino.

“Per lei dovrebbe significare tutto, signor Gray.”

“Perché?”

“Perché lei ha una giovinezza meravigliosa e la giovinezza è l’unica cosa che vale la pena di avere.”

“Non mi sembra, Lord Henry.”

“No, non le sembra adesso. Un giorno, quando sarà vecchio, rugoso, brutto, quando il pensiero avrà segnato di rughe la sua fronte e quando la passione avrà marcato le sue labbra del suo orrendo fuoco, le sembrerà, le sembrerà terribilmente. Ora, dovunque vada, lei affascina il mondo. Sarà sempre così?…

Ha un viso meraviglioso, signor Gray. Non si accigli: lo ha. E la bellezza è una manifestazione del genio. In realtà è più elevata del genio, perché non ha bisogno di spiegazioni. È una delle grandi cose del mondo, come la luce del sole o la primavera, o come il riflesso nell’acqua cupa di quella conchiglia argentea che chiamiamo luna. Non può venire contestata. Regna per diritto divino e rende principi coloro che la possiedono.

Lei sorride? Ah! quando l’avrà perduta non sorriderà più… a volte la gente dice che la bellezza è solo superficiale. Può darsi. Ma perlomeno non è superficiale quanto il pensiero. Per me, la bellezza è la meraviglia delle meraviglie. Solo la gente mediocre non giudica dalle apparenze. Il vero mistero del mondo è ciò che si vede, non l’invisibile…

Sì, signor Gray, gli dei le sono stati propizi. Ma ciò che gli dei danno, lo tolgono in fretta. Lei ha solo pochi anni da vivere realmente, perfettamente e pienamente. Quando la sua giovinezza se ne sarà andata, la sua bellezza la seguirà e allora improvvisamente si renderà conto che non ci saranno più trionfi per lei, oppure dovrà accontentarsi di quei mediocri trionfi che il ricordo del passato renderà amari più di sconfitte. Ogni mese che passa la avvicina a qualcosa di tremendo. Il tempo è geloso di lei e combatte contro i suoi gigli e le sue rose. Il suo colorito si spegnerà, le guance si incaveranno, gli occhi perderanno luminosità. Soffrirà, orrendamente…

Ah! approfitti della giovinezza finché la possiede. Non sprechi l’oro dei suoi giorni ascoltando gente noiosa, cercando di migliorare un fallimento senza speranza o gettando la sua vita agli ignoranti, alla gente mediocre, ai malvagi. Questi sono gli obiettivi malsani, i falsi ideali della nostra società.

Deve vivere! Vivere la vita meravigliosa che è in lei! Non lasci perdere nulla! Cerchi sempre sensazioni nuove. Non abbia paura di nulla… Un nuovo edonismo… ecco che cosa vuole il nostro secolo. Lei potrebbe esserne il simbolo palese. Con la sua personalità non c’è nulla che lei non possa fare. Il mondo le appartiene per una stagione… Quando l’ho conosciuta ho capito che lei non si rende conto di chi in realtà è, o di chi in realtà potrebbe essere. Così tante cose mi hanno affascinato in lei, che ho sentito di doverle comunicare qualcosa sul suo conto. Ho pensato quale tragedia sarebbe se lei sprecasse la sua vita. Perché la sua giovinezza sarà così breve… così breve.

I semplici fiori di campo appassiscono, ma ritornano a fiorire. Il prossimo giugno l’avorio sarà giallo come ora. Tra un mese questa clematide sarà ricoperta di stelle purpuree e un anno dopo l’altro la verde notte delle sue foglie racchiuderà altre stelle purpuree. Ma la nostra giovinezza, non ritorna mai, i palpiti di gioia che battono dentro di noi a vent’anni si fanno confusi, le nostre membra si indeboliscono, i sensi si corrompono. Degeneriamo in ripugnanti fantocci, nell’ossessione del ricordo di passioni che abbiamo troppo temuto e di squisite tentazioni cui non abbiamo avuto il coraggio di abbandonarci.

Giovinezza! Giovinezza! Non c’è assolutamente nulla al mondo, fuorché la giovinezza!”

Dorian Gray lo ascoltava meravigliato, a occhi spalancati. Dalle sue mani il ramo di lillà cadde sulla ghiaia; giunse un’ape vellutata, ronzò per un attimo intorno al grappolo, poi cominciò ad arrampicarsi sul globo ovale, stellato di piccoli fiori. La osservò con quello strano interesse per le cose prive di importanza che cerchiamo di sviluppare quando le cose importanti ci fanno paura, quando ci agita un’emozione nuova che non sappiamo esprimere, o quando un pensiero terrorizzante d’improvviso ci assedia la mente chiedendo la nostra resa. Dopo un poco l’ape volò via. La vide infilarsi nella tromba screziata di un convolvolo di Tiro. Il fiore parve rabbrividire, poi prese a oscillare dolcemente.

D’improvviso, sulla porta dello studio apparve il pittore e li invitò ad entrare con un gesto delle braccia tese. Lord Henry e Dorian Gray si guardarono negli occhi e sorrisero.

“Vi sto aspettando,” esclamava Basil. “Entrate. La luce è perfetta, potete portare con voi i bicchieri.”

Si alzarono e risalirono insieme il viale. Alle loro spalle svolazzavano due farfalle bianche e verdi, sul pero nell’angolo del giardino un tordo fischiò. […]

Il giovane ebbe un sussulto, come se si fosse destato da un sogno. “È davvero finito?” mormorò scendendo dalla piattaforma.

“Completamente finito,” ripeté il pittore. “E oggi hai posato magnificamente. Te ne sono davvero riconoscente.”

“È tutto merito mio,” intervenne Lord Henry. “Non è vero signor Gray?”

Dorian non rispose, ma passò con aria svogliata davanti al quadro e si voltò per osservarlo. Quando lo vide arretrò leggermente e per un attimo arrossì di piacere. Gli occhi gli si illuminarono di gioia, come se per la prima volta si fosse riconosciuto. Rimase immobile, stupito. Sentiva debolmente che Hallward gli diceva qualcosa, ma non capiva il significato delle parole. Il senso della sua bellezza lo colpì come una rivelazione. Non se ne era mai reso conto, prima. I complimenti di Basil Hallward gli erano sembrati solo le piacevoli esagerazioni di un amico; li aveva ascoltati, ne aveva riso, li aveva dimenticati. Non avevano avuto nessuna influenza sul suo carattere.

Poi era venuto Lord Henry Wotton con quel suo strano panegirico sulla giovinezza e il terribile avvertimento della sua brevità. Sul momento la cosa lo aveva colpito e ora, mentre contemplava l’ombra della propria bellezza, la piena realtà di quella descrizione lo attraversò come un lampo. Sì, un giorno il suo volto sarebbe divenuto rugoso e avvizzito, gli occhi deboli e scoloriti, la grazia della sua figura rotta e deforme. Le labbra avrebbero perduto il colore scarlatto, l’oro sarebbe scomparso dai capelli. La vita, che avrebbe formato la sua anima, avrebbe distrutto il suo corpo. Sarebbe diventato orribile, ripugnante, goffo.

Mentre pensava a queste cose, un’acuta fitta di dolore lo attraversò come una coltellata, facendo rabbrividire ogni nervo della sua delicata natura. Gli occhi assunsero un color ametista e li velò una nebbia di lacrime. Gli sembrò che una mano di ghiaccio gli avesse stretto il cuore.

“Non ti piace?” esclamò finalmente Basil Hallward un poco colpito dal silenzio del giovane e non comprendendone il motivo.

“Certo che gli piace,” disse Lord Henry. “A chi non piacerebbe? È una delle migliori opere dell’arte moderna. Ti darò tutto quello che vorrai chiedermi. Devo averlo.”

“Non è mio, Harry.”

“E di chi é?”

“Di Dorian, naturalmente,” rispose il pittore.

“È davvero un individuo fortunato.”

“Che cosa triste!” mormorò Dorian Gray, sempre tenendo gli occhi fissi sul ritratto. “Che cosa triste! Io diventerò vecchio, orribile, disgustoso, ma questo quadro resterà sempre giovane. Non sarà mai più vecchio di quanto è oggi, in questa giornata di giugno… Se solo potesse essere il contrario! Se potessi io rimanere sempre giovane e invecchiasse il quadro, invece! Per questo… per questo darei qualunque cosa! Sì, non c’è nulla al mondo che non darei! Darei l’anima!”

O. Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, trad. di Marco Amante, Garzanti, Milano 1976
Analisi del testo.

Bellezza e giovinezza sono il perno del dialogo, o meglio, del monologo di Lord Henry. La bellezza è un dono della natura, è la meraviglia delle meraviglie, estremamente fragile perché il tempo è destinato inesorabilmente a farle sfiorire. Bellezza e giovinezza sono strettamente connesse e il trascorrere del tempo fatalmente le distrugge, facendo inevitabilmente finire sia l’una che l’altra. Finché si è in tempo, sostiene Lord Henry, è necessario vivere e godere intensamente e fino in fondo, prima che la vecchiaia e la morte si avvicinino minacciose. Gli aforismi e le riflessioni di Lord Henry sono dapprima prese in scarsa considerazione da Dorian, ma di fronte alla bellezza del ritratto, in cui l’amico pittore Basil l’ha immortalato, quelle considerazioni lo rendono terribilmente triste ed angosciato. Il giovane infatti vede se stesso come riflesso da uno specchio, ma sa che mentre quell’immagine resterà nel tempo inalterata, un destino inevitabile lo attende: diventerà vecchio, brutto, rugoso. Il brano si chiude con il desiderio, espresso da Dorian, che sia il ritratto ad invecchiare al posto suo, ma il suo realizzarsi, per una sorta di patto col diavolo, si rivelerà meno piacevole e più doloroso di quello che crede.

Esercizi di analisi del testo
  1. Lord Henry esalta la bellezza e la giovinezza: riassumi con parole tue il discorso indicando quali suggerimenti egli rivolga a Dorian.
  2. Quali sono le reazioni di Dorian alle parole di Lord Henry?
  3. Alla vista del proprio ritratto Dorian resta stupito. Perché?
  4. Quali pensieri trafiggono il suo animo e quale desiderio egli esprime?
  5. Spiega il significato dei termini “estetismo” ed “edonismo”.
Produzione
  1. Il culto della bellezza e della giovinezza nella società di oggi. Svolgi una riflessione personale.
  2. L’osservazione di Lord Henry “non deve lasciare che il sole l’abbronzi. Non le si addice” è indicativa di come fossero allora diversi i canoni della bellezza da quelli di oggi. Svolgi una riflessione in merito, magari leggendo anche, nel romanzo, la descrizione fisica di Dorian.
  3. Lord Henry vede la vecchiaia come un orrendo periodo di decadenza. Sulla base della tua esperienza, gli anziani sono inesorabilmente destinati ad un futuro di solitudine e di emarginazione o possono vivere intensamente la parte avanzata della loro vita, conservando un importante ruolo?

 

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Link utili

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

ritrattodidoriangrayOscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

L’artista creatore di cose belle

Dalla Prefazione a Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde

Su The Fortnightly Review Wilde pubblicò una prefazione, per rispondere ad alcune polemiche sollevate dalla pubblicazione del suo romanzo.

 

In un’epoca in cui la morale e l’etica erano estremamente rigide, lo scrittore sosteneva che l’arte non deve avere né deve essere giudicata secondo un criterio di giudizio morale ma esclusivamente di tipo estetico.

1.     Leggi la citazione tratta dalla Prefazione a Il ritratto di Dorian Gray e spiegane il significato.

L’artista è il creatore di cose belle.
Rivelare l’arte e nascondere l’artista è il fine dell’arte.
[…] Coloro che scorgono brutti significati nelle cose belle sono corrotti senza essere affascinanti. Questo è un errore.
Coloro che scorgono bei significati nelle cose belle sono le persone colte. Per loro c’è speranza.
Essi sono gli eletti: per loro le cose belle significano solo bellezza.
Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male. Questo è tutto. […]

Nessun artista ha intenti morali. In un artista un intento morale è un imperdonabile manierismo stilistico. Nessun artista è mai morboso. L’artista può esprimere qualsiasi cosa.
Il pensiero e il linguaggio sono per un artista strumenti di un’arte.
Il vizio e la virtù sono per un artista materiali di un’arte.
[…] Ogni arte è insieme superficie e simbolo.
Coloro che scendono sotto la superficie lo fanno a loro rischio.
L’arte rispecchia lo spettatore, non la vita.
La diversità di opinioni intorno a un’opera d’arte dimostra che l’opera è nuova, complessa e vitale.
[…] Tutta l’arte è completamente inutile.

Oscar Wilde

Nato a Dublino il 16 ottobre del 1854, figura di spicco dell’estetismo letterario decadente, volle fare della sua vita un’opera d’arte. Compì numerosi viaggi in Italia e in Grecia e visse a Londra e a Parigi, dove frequentò i più celebri circoli letterari, distinguendosi per lo stile di vita raffinato ed eccentrico. Esordì nel 1881 con Poesie, a cui seguirono le fiabe Il principe felice e altre storie (1888), in cui criticava l’ipocrisia della società. Il romanzo Il ritratto di Dorian Gray (1891) esprime al massimo livello l’estetismo, accanto alla convinzione della superiorità dell’artista sulle regole della società e della morale. Le commedie Il ventaglio di Lady Windermere (1892), Un marito ideale (1895), L’importanza di chiamarsi Ernesto (1895) sono ricche di ironia e umorismo. Del 1893 è il dramma Salomè, scritto per Sarah Bernardt. Nel 1895, dopo un processo che suscitò scandalo, fu condannato a due anni di prigione con l’accusa di omosessualità. L’amara esperienza si rifletté nel De profundis e nella Ballata dal carcere di Reading, scritti in carcere. Dopo la liberazione si stabilì a Parigi sotto falso nome, vivendo pressoché ignorato. Morì a Parigi il 30 novembre del 1900.

Il ritratto di Dorian Gray (The Picture of Dorian Gray) fu inizialmente pubblicato nel luglio del 1890 sul Lippincott’s Monthly Magazine. Nell’aprile 1891 Wilde fece stampare in volume il romanzo, con una prefazione. Per esigenze commerciali, legate al gusto dell’epoca, il romanzo fu successivamente ampliato.

dorian grayWilde, Il ritratto di Dorian Gray (la trama)

Il famoso pittore londinese Basil Hallward mostra al suo amico Lord Henry la sua ultima opera: il ritratto di un giovanissimo nobile. Lord Henry è rapito dalla bellezza del ritratto e della persona che ne è il soggetto, e chiede a Basil di conoscerlo di persona. Il pittore gli presenta il bellissimo e giovanissimo Dorian Gray, che è ammaliato dall’affascinante oratoria di Lord Henry. Questi lo esorta ad una vita piena di esperienze e a non sprecare il dono della bellezza e della giovinezza, che è di breve durata. Influenzato da queste parole, Dorian di fronte al quadro esprime il desiderio che i segni del tempo compaiano non sul suo volto ma su quello del ritratto e in cambio di questo sarebbe disposto a cedere la propria anima. Il desiderio si avvera: i segni dell’età e della vita dissoluta di Dorian fanno sempre più imbruttire ed invecchiare il volto del ritratto, che egli nasconde in soffitta, mentre il suo aspetto non cambia. Nauseato dalla propria vita turpe e corrotta che lo spinge al punto al punto di uccidere l’amico pittore Basil, e inorridito dall’aspetto del ritratto, Dorian si avventa con un pugnale sulla tela per distruggerla, ma in tal modo in realtà colpisce se stesso. Caduto a terra morente, il suo volto assumerà le sembianze di un uomo brutto, malvagio e invecchiato, mentre il dipinto, liberato dalla sua diabolica anima, tornerà a riflettere la giovinezza e la bellezza di vent’anni prima.