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LetteraTurestorie

di Giorgio Baruzzi

Charles Baudelaire, Le serpent qui danse

 

Que j’aime voir, chère indolente,

De ton corps si beau,

Comme une étoffe vacillante,

Miroiter la peau !

 

Sur ta chevelure profonde

Aux âcres parfums,

Mer odorante et vagabonde

Aux flots bleus et bruns,

 

Comme un navire qui s’éveille

Au vent du matin,

Mon âme rêveuse appareille

Pour un ciel lointain.

 

Tes yeux où rien ne se révèle

De doux ni d’amer,

Sont deux bijoux froids où se mêlent

L’or avec le fer.

 

A te voir marcher en cadence,

Belle d’abandon,

On dirait un serpent qui danse

Au bout d’un bâton.

 

Sous le fardeau de ta paresse

Ta tête d’enfant

Se balance avec la mollesse

D’un jeune éléphant,

 

Et ton corps se penche et s’allonge

Comme un fin vaisseau

Qui roule bord sur bord et plonge

Ses vergues dans l’eau.

 

Comme un flot grossi par la fonte

Des glaciers grondants,

Quand l’eau de ta bouche remonte

Au bord de tes dents,

 

Je crois boire un vin de bohême,

Amer et vainqueur,

Un ciel liquide qui parsème

D’étoiles mon cœur !

Charles Baudelaire, Il serpente che danza

Il poeta si rivolge a una donna con la quale si può dedurre che abbia una relazione molto intima: la donna è Jeanne Duval. I versi esprimono infatti un’aperta, intensa dichiarazione d’amore, un amore carico di erotismo.

 

Quanto mi piace vedere, cara indolente, 

          Del tuo corpo così bello,

Come una stoffa ondeggiante

          Scintillare la pelle!.

 

Sulla tua chioma profonda, 

          Dagli acri profumi, 

Mare odoroso e vagabondo, 

          Dai flutti azzurri e bruni,

 

Come una nave che si sveglia

          Al vento del mattino, 

La mia anima sognante salpa 

          Per un cielo lontano.

 

I tuoi occhi che nulla rivelano 

          Di dolce o di amaro, 

Sono due gioielli in cui l’oro 

          si unisce al ferro.

 

A vederti procedere ritmicamente, 

          Bella d’abbandono, 

Ti si direbbe un serpente che danza 
          In cima a un bastone.

 

Sotto il fardello della tua pigrizia

          Il tuo capo di fanciulla 

Dondola con la mollezza 

          D’un giovane elefante.

 

E il tuo corpo si piega e s’allunga 

          Come una bella nave 

Che bordeggia e tuffa 

          I suoi pennoni nell’acqua.

 

Come una marea ingrossata dallo sciogliersi 

          Di ghiacciai grondanti, 

Quando l’acqua della tua bocca risale

          All’orlo dei tuoi denti,

 

Mi sembra di bere un vino di Boemia 

          Amaro e vittorioso, 

Un cielo liquido che semina 

          Di stelle il mio cuore!

 

Analisi del testo

La poesia ha come oggetto centrale il corpo della donna (Jeanne Duval), con il passaggio da una prospettiva generale a una particolare, per spostarsi nuovamente a una generale.

Nella prima strofa Baudelaire descrive nel suo insieme il corpo dell’amata e paragona la sua pelle luccicante a una stoffa ondeggiante. Nella seconda strofa descrive i suoi folti capelli, emblema della sua femminilità. La terza strofa si concentra sull’animo del poeta, spinto a sognare lontani orizzonti. La quarta strofa descrive gli occhi della donna, nei quali il poeta non riesce a scorgere l’amore (nulla rivelano//Di dolce o di amaro,//Sono due gioielli in cui l’oro//si unisce al ferro). La quinta strofa riprende tematicamente la prima e il titolo: descrive l’incedere sensuale e indolente della donna, simile alla danza di un serpente attorcigliato a un bastone. Nella sesta strofa, il tema della mollezza e dell’indolenza si ripropone, con riferimento alla testa, che dondola mollemente, con un movimento che ricorda l’incedere di un giovane elefante. La sesta strofa si concentra nuovamente sul corpo, paragonando i movimenti della donna al bordeggiare e all’immergersi di una nave nel mare. Nell’ottava strofa il tema del mare e dell’acqua diventa un riferimento alla saliva, e implicitamente ai baci della donna, che danno al poeta (ultima strofa) la sensazione di bere un vino amaro e intenso, “un cielo liquido” che dissemina il suo cuore di stelle.

Il poeta è affascinato dalle pose e dall’incedere di Jeanne, e la sua descrizione trasmette un’impressione di sensualità. Da un punto di vista metrico, il movimento ondeggiante della donna è rimarcato dall’eterometria della poesia, in cui si alternano versi ottonari e quinari.

Jeanne richiama nel poeta il fascino dell’esotico. Non a caso Baudelaire utilizza espressioni come “âcres parfum” “le serpent” “l’éléphant” riferiti all’affascinante meticcia. La sensualità indolente, quasi morbosa di Jeanne sembra invitare il poeta a un viaggio dei sensi. Sono coinvolti: la vista (“que j’aime voir”), l’olfatto (“âcres parfums”), il gusto (“vin de bohême”), il tatto (“chevelure profonde”).

Appare piuttosto probabile che nel testo il poeta intenda alludere a un rapporto sessuale, per la non casuale presenza di termini e di espressioni come “Sulla tua chioma profonda,//Dagli acri profumi… serpente che danza//In cima a un bastonenave//Che bordeggia e tuffa//I suoi pennoni nell’acqua…cielo liquido che semina//Di stelle il mio cuore!

La poesia è un inno alla femminilità sensuale della donna amata, una donna ambivalente, dalla sensualità provocante e infantile (“tête d’enfant”) al tempo stesso, che non si rivela al poeta e che non gli si dona pienamente (“Ses yeux où rien ne se révèle”). Egli può avere il suo corpo, ma non può possedere la sua anima. 

Il poeta, invece, vive una sorta di dipendenza amorosa da lei, come da una droga, per il fascino che da lei promana, per i suoi baci da cui sgorga un amaro e forte “vin de bohème”. La danza di Jeanne ipnotizza il poeta e la donna viene rappresentata con l’immagine del serpente, animale tentatore e malefico, simbolo del male e del peccato, del piacere e del pericolo.

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CC BY-NC-SA 4.0 Baudelaire, Il serpente che danza (Le serpent qui danse) by giorgiobaruzzi is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International License.