Verga, La lupa.

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la_lupaVerga, La lupa.

Ah! malanno all’anima vostra!

La novella presenta, come il romanzo Eva, la figura di una donna fatale. Tuttavia, mentre Eva trae il suo fascino dalla raffinatezza e dall’artificio, la Lupa incarna una femminilità selvaggia, quasi ferina. Anche l’ambiente in cui si svolge la vicenda è radicalmente diverso, così come appaiono radicalmente nuovi lo stile e le tecniche narrative.

Nella novella incontriamo, da un lato l’applicazione delle nuove modalità narrative del Verga verista, dall’altro la narrazione di una vicenda che sembra collocarsi fuori dal tempo, in una dimensione mitica e fiabesca.

[Descrizione]

Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna – e pure non era più giovane – era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano.

Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai – di nulla. Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata[1]; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all’altare di Santa Agrippina. Per fortuna la Lupa non veniva mai in chiesa, né a Pasqua, né a Natale, né per ascoltar messa, né per confessarsi. – Padre Angiolino di Santa Maria di Gesù, un vero servo di Dio, aveva persa l’anima per lei.

[Descrizione]

Maricchia, poveretta, buona e brava ragazza, piangeva di nascosto, perché era figlia della Lupa, e nessuno l’avrebbe tolta in moglie, sebbene ci avesse la sua bella roba nel cassettone, e la sua buona terra al sole, come ogni altra ragazza del villaggio. [2]

[Esordio] [Sommario]

Una volta la Lupa si innamorò di un bel giovane che era tornato da soldato, e mieteva il fieno con lei nelle chiuse del notaro; ma proprio quello che si dice innamorarsi, sentirsene ardere le carni sotto al fustagno del corpetto, e provare, fissandolo negli occhi, la sete che si ha nelle ore calde di giugno, in fondo alla pianura. Ma lui seguitava a mietere tranquillamente, col naso sui manipoli, e le diceva: – O che avete, gnà [3] Pina? – Nei campi immensi, dove scoppiettava soltanto il volo dei grilli, quando il sole batteva a piombo, la Lupa, affastellava manipoli su manipoli, e covoni su covoni, senza stancarsi mai, senza rizzarsi un momento sulla vita, senza accostare le labbra al fiasco, pur di stare sempre alle calcagna di Nanni, che mieteva e mieteva, e le domandava di quando in quando: – Che volete, gnà Pina? –

[Sommario + una breve scena]

Una sera ella glielo disse, mentre gli uomini sonnecchiavano nell’aia, stanchi dalla lunga giornata, ed i cani uggiolavano per la vasta campagna nera: – Te voglio! Te che sei bello come il sole, e dolce come il miele. Voglio te!

– Ed io invece voglio vostra figlia, che è zitella – rispose Nanni ridendo.

La Lupa si cacciò le mani nei capelli, grattandosi le tempie senza dir parola, e se ne andò; né più comparve nell’aia.

[Sommario + brevi scene]

Ma in ottobre rivide Nanni, al tempo che cavavano l’olio, perché egli lavorava accanto alla sua casa, e lo scricchiolio del torchio non la faceva dormire tutta notte.

– Prendi il sacco delle olive, – disse alla figliuola, – e vieni -.

Nanni spingeva con la pala le olive sotto la macina, e gridava – Ohi! – alla mula perché non si arrestasse. – La vuoi mia figlia Maricchia? – gli domandò la gnà Pina. – Cosa gli date a vostra figlia Maricchia? – rispose Nanni. – Essa ha la roba di suo padre, e dippiù io le do la mia casa; a me mi basterà che mi lasciate un cantuccio nella cucina, per stendervi un po’ di pagliericcio. – Se è così se ne può parlare a Natale – disse Nanni. Nanni era tutto unto e sudicio dell’olio e delle olive messe a fermentare, e Maricchia non lo voleva a nessun patto; ma sua madre l’afferrò pe’ capelli, davanti al focolare, e le disse co’ denti stretti: – Se non lo pigli, ti ammazzo! –

1)    [Ellissi]

[Sommario]

La Lupa era quasi malata, e la gente andava dicendo che il diavolo quando invecchia si fa eremita. Non andava più di qua e di là; non si metteva più sull’uscio, con quegli occhi da spiritata. Suo genero, quando ella glieli piantava in faccia, quegli occhi, si metteva a ridere, e cavava fuori l’abitino della Madonna per segnarsi. Maricchia stava in casa ad allattare i figliuoli, e sua madre andava nei campi, a lavorare cogli uomini, proprio come un uomo, a sarchiare, a zappare, a governare le bestie, a potare le viti, fosse stato greco e levante di gennaio, oppure scirocco di agosto, allorquando i muli lasciavano cader la testa penzoloni, e gli uomini dormivano bocconi a ridosso del muro a tramontana. In quell’ora fra vespero e nona, in cui non ne va in volta femmina buona, la gnà Pina era la sola anima viva che si vedesse errare per la campagna, sui sassi infuocati delle viottole, fra le stoppie riarse dei campi immensi, che si perdevano nell’afa, lontan lontano, verso l’Etna nebbioso, dove il cielo si aggravava sull’orizzonte.

2)    [Ellissi]

[Scena]

– Svegliati! – disse la Lupa a Nanni che dormiva nel fosso, accanto alla siepe polverosa, col capo fra le braccia. – Svegliati, ché ti ho portato il vino per rinfrescarti la gola-.  Nanni spalancò gli occhi imbambolati, tra veglia e sonno, trovandosela dinanzi ritta, pallida, col petto prepotente, e gli occhi neri come il carbone, e stese brancolando le mani. – No! non ne va in volta femmina buona nell’ora fra vespero e nona! – singhiozzava Nanni, ricacciando la faccia contro l’erba secca del fossato, in fondo in fondo, colle unghie nei capelli. – Andatevene! andatevene! non ci venite più nell’aia! –

3)    [Ellissi]

[Sommario + scena] Ella se ne andava infatti, la Lupa, riannodando le trecce superbe, guardando fisso dinanzi ai suoi passi nelle stoppie calde, cogli occhi neri come il carbone.

Ma nell’aia ci tornò delle altre volte, e Nanni non le disse nulla. Quando tardava a venire anzi, nell’ora fra vespero e nona, egli andava ad aspettarla in cima alla viottola bianca e deserta, col sudore sulla fronte – e dopo si cacciava le mani nei capelli, e le ripeteva ogni volta: – Andatevene! andatevene! Non ci tornate più nell’aia! –

[Sommario]

Maricchia piangeva notte e giorno, e alla madre le piantava in faccia gli occhi ardenti di lagrime e di gelosia, come una lupacchiotta anch’essa, allorché la vedeva tornare da’ campi pallida e muta ogni volta.

[Scena]

– Scellerata! – le diceva. – Mamma scellerata!

– Taci!

– Ladra! ladra!

– Taci!

– Andrò dal brigadiere, andrò!

– Vacci!

[Sommario]

E ci andò davvero, coi figli in collo, senza temere di nulla, e senza versare una lagrima, come una pazza, perché adesso l’amava anche lei quel marito che le avevano dato per forza, unto e sudicio delle olive messe a fermentare.

[Sommario + scena]

Il brigadiere fece chiamare Nanni; lo minacciò sin della galera e della forca. Nanni si diede a singhiozzare ed a strapparsi i capelli; non negò nulla, non tentò di scolparsi. – È la tentazione! – diceva; – è la tentazione dell’inferno! – Si buttò ai piedi del brigadiere supplicandolo di mandarlo in galera.

– Per carità, signor brigadiere, levatemi da questo inferno! Fatemi ammazzare, mandatemi in prigione! non me la lasciate veder più, mai! mai!

4)    [Ellissi]

[Scena]

– No! – rispose invece la Lupa al brigadiere – Io mi son riserbato un cantuccio della cucina per dormirvi, quando gli ho data la mia casa in dote. La casa è mia; non voglio andarmene.

[Sommario che contiene due brevi scene]

Poco dopo, Nanni s’ebbe nel petto un calcio dal mulo, e fu per morire; ma il parroco ricusò di portargli il Signore se la Lupa non usciva di casa. La Lupa se ne andò, e suo genero allora si poté preparare ad andarsene anche lui da buon cristiano; si confessò e comunicò con tali segni di pentimento e di contrizione che tutti i vicini e i curiosi piangevano davanti al letto del moribondo. E meglio sarebbe stato per lui che fosse morto in quel giorno, prima che il diavolo tornasse a tentarlo e a ficcarglisi nell’anima e nel corpo quando fu guarito.

– Lasciatemi stare! – diceva alla Lupa – Per carità, lasciatemi in pace! Io ho visto la morte cogli occhi! La povera Maricchia non fa che disperarsi. Ora tutto il paese lo sa! Quando non vi vedo è meglio per voi e per me… –

Ed avrebbe voluto strapparsi gli occhi per non vedere quelli della Lupa, che quando gli si ficcavano ne’ suoi gli facevano perdere l’anima ed il corpo. Non sapeva più che fare per svincolarsi dall’incantesimo. Pagò delle messe alle anime del Purgatorio, e andò a chiedere aiuto al parroco e al brigadiere. A Pasqua andò a confessarsi, e fece pubblicamente sei palmi di lingua a strasciconi sui ciottoli del sacrato innanzi alla chiesa, in penitenza – e poi, come la Lupa tornava a tentarlo:

– Sentite! – le disse, – non ci venite più nell’aia, perché se tornate a cercarmi, com’è vero Iddio, vi ammazzo!

– Ammazzami, – rispose la Lupa, – ché non me ne importa; ma senza di te non voglio starci -.

5)    [Ellissi]

[Sommario + breve scena]

Ei come la scorse da lontano, in mezzo a’ seminati verdi, lasciò di zappare la vigna, e andò a staccare la scure dall’olmo. La Lupa lo vide venire, pallido e stralunato, colla scure che luccicava al sole, e non si arretrò di un sol passo, non chinò gli occhi, seguitò ad andargli incontro, con le mani piene di manipoli di papaveri rossi, e mangiandoselo con gli occhi neri. – Ah! malanno all’anima vostra! – balbettò Nanni.

6)    [Ellissi]

Da G. Verga, Vita dei campi, in Tutte le novelle, Oscar Mondadori, Milano 1988

Analisi del testo

La novella presenta descrizioni, sommari, ellissi e scene che sono evidenziati nel testo. A parte l’efficace e sintetica descrizione iniziale della protagonista, prevalgono i sommari, che contengono brevi scene. Numerose poi le ellissi (almeno sei). Esse hanno una duplice funzione: dare un ritmo veloce alla narrazione e suscitare attesa e incertezza (l’ultima ellissi, ad esempio, lascia il lettore perplesso sulla conclusione della vicenda).

La novella presenta per vari aspetti una struttura simile a quella della fiaba, con una situazione iniziale, un esordio, le peripezie della protagonista e lo scioglimento. Nel testo il momento di massima tensione (Spannung) si colloca a conclusione della novella, ma lo scioglimento vero e proprio non c’è, essendo sostituito dall’ellissi. Il lettore può solo immaginare la conclusione, non averne certezza.

La lupa viene descritta con rapide pennellate, sul piano fisico, del comportamento e dei suoi rapporti con la comunità. Il narratore lascia intendere, inoltre, la sua condizione di vedova, facendo riferimento alla dote lasciata dal padre alla figlia Maricchia. Dell’aspetto fisico della Lupa sono descritti, quasi in modo ossessivo, gli occhi, neri come il carbone, e le labbra rosse (anche in Eva il ritratto della donna fa leva su occhi e labbra). La donna assume una connotazione al tempo stesso sensuale e demoniaca: è una sorta di strega, di sirena che porta alla perdizione, attraendo irresistibilmente con la sua sessualità prorompente.

La lupa si innamora di Nanni in modo morboso: sentirsene ardere le carni sotto al fustagno del corpetto, e provare, fissandolo negli occhi, la sete che si ha nelle ore calde di giugno. È un amore carnale e passionale, istintivo, come la fame e la sete (insistite le metafore del mangiare e del bere).

La descrizione dell’ambiente è sviluppata in funzione del tema centrale della vicenda, la passione travolgente della protagonista, e assume un tono mitico, fiabesco. La protagonista si muove nella vasta campagna da cui s’intravede, nell’afa di agosto, l’Etna nebbioso. Nei campi arsi dal sole, in perfetta sintonia con l’arsura interiore della donna, si svolge la scena, censurata, dell’incesto. Nei campi, infine, presumibilmente in primavera se si considera l’accenno ai “seminati verdi”, si svolge l’epilogo della novella.

Anche il tempo assume una dimensione mitologico–fiabesca, poiché non vi è alcuna indicazione temporale precisa, ma soltanto il riferimento a elementi che rimandano ai mesi ed alle stagioni. La stessa durata degli eventi narrati è ricostruibile solo in modo approssimato.

La narrazione, secondo i canoni enunciati da Verga nella Prefazione a L’amante di Gramigna, sembra “essersi fatta da sé” come se fosse stata raccoltapei viottoli dei campi”. Secondo l’artificio della “regressione”, il narratore popolare racconta la storia assumendo l’ottica del villaggio, anche se in qualche momento sembra far emergere il punto di vista e i sentimenti della protagonista.

Anche il linguaggio appartiene all’ambiente in cui la vicenda si svolge: la struttura sintattica, molto scarna, è quella del parlato e del dialetto, “tradotta” in italiano, così come il lessico; il testo è ricco di espressioni popolari, di similitudini, di proverbi e modi di dire. Per dare immediatezza alla narrazione, esprimendo direttamente parole e pensieri dei personaggi, l’autore fa uso del discorso diretto e ricorre frequentemente anche al discorso indiretto libero:

Al villaggio la chiamavano la Lupa perché (dicevano che) non era sazia giammai…; (Dicevano che) …ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio. Maricchia… piangeva di nascosto, perché (sapeva che) era figlia della Lupa, e nessuno l’avrebbe tolta in moglie….

Laboratorio di analisi del testo

  1. La novella presenta descrizioni, sommari, ellissi e scene che sono evidenziate nel testo. Che tipo di ritmo narrativo ne deriva?
  2. Sul testo sono indicate sei ellissi: che cosa viene taciuto dal narratore?
  3. La novella presenta per vari aspetti una struttura simile a quella della fiaba. Considera l’incipit, l’esordio, le peripezie e lo scioglimento: dividi il testo secondo questa scansione, poi a ciascuna di queste parti attribuisci un titolo.
  4. In quale punto del testo si colloca il momento di massima tensione (Spannung)?
  5. Analizza la descrizione della lupa sul piano della caratterizzazione fisica, del comportamento e dei suoi rapporti con la comunità individuandoli nella sequenza iniziale. Su questa base delinea con parole tue un breve ritratto.
  6. La lupa si innamora di Nanni. Individua nel testo le espressioni che descrivono l’innamoramento della protagonista. Come definiresti il tipo di amore messo in evidenza dalla novella?
  7. Alcune espressioni che descrivono la protagonista sono ripetute più volte nel testo: evidenziale e spiega quale significato assuma questa connotazione insistita.
  8. Cerca nel testo l’indicazione “geo-fisica” relativa al luogo in cui la vicenda si svolge e spiega quali aspetti caratterizzano l’ambiente.
  9. Il testo è ricco di espressioni popolari, di similitudini, di proverbi: evidenziali. Quale obiettivo si propone l’autore attraverso tale scelta linguistica?
  10. L’autore usa spesso il discorso diretto per esprimere parole e pensieri dei personaggi, mentre in qualche caso ricorre al discorso indiretto libero. Quale scopo si propone con questa tecnica?
  11. Dividi la novella in sequenze, attribuisci a ciascuna un titolo e riassumila in 50-70 parole.
  12. Racconta la storia della Lupa cambiando il punto di vista, ad esempio adottando quello della protagonista,

[1]                Le immagini animalesche vogliono rappresentare la natura istintuale, selvaggia e prorompente del desiderio sessuale.

[2]                La Lupa è vedova e Maricchia (diminutivo di Maria), dispone dei beni ereditati dal padre.

[3]                Gnà: donna Pina (Giuseppina).

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