Prima guerra mondiale – Neutralisti vs interventisti

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Prima guerra mondiale

Neutralisti e interventisti.

Il 3 agosto 1914 il governo Salandra aveva dichiarato la neutralità italiana, perché l’Austria non l’aveva consultata e perché il trattato della Triplice Alleanza aveva carattere prevalentemente difensivo.

L’Italia si divise tra neutralisti e interventisti.

Neutralisti:

-     una parte degli industriali, mirante a realizzare grossi profitti procurando a entrambi i campi belligeranti forniture belliche; questo settore trovava espressione politica nelle posizioni dei liberali giolittiani e nel loro principale organo, La Stampa di Torino; Giolitti era profondamente convinto che, per quanto riguardava le terre irredente, «molto si sarebbe potuto ottenere senza guerra», cioè attraverso negoziati con l’Austria, in cambio della neutralità italiana;

-     i cattolici, sotto il pontificato di Benedetto XV, per i legami con la cattolica Austria e per ragioni di principio;

-     la maggioranza del Partito socialista, unico nell’ambito della II Internazionale a opporsi alla guerra, pur con un sostanziale immobilismo che si espresse nella formula «né aderire né sabotare», dopo l’entrata in guerra.

Interventisti:

-     L’intervento a fianco dell’Intesa era voluto dai settori dell’industria che aspiravano ai superprofitti di guerra e a liberarsi del capitale tedesco in Italia; di essi erano portavoce i liberal-conservatori (quali Salandra, capo del governo, e Sonnino, ministro degli Esteri dall’ottobre 1914) e il Corriere della Sera di Luigi Albertini.

-     Nazionalisti, dannunziani e futuristi, che esaltavano la guerra per se stessa, passarono dall’iniziale appoggio agli Imperi Centrali a una accesa campagna a favore dell’intervento a fianco dell’Intesa.

-     Benito Mussolini nel novembre 1914 passò dal campo neutralista a quello interventista-nazionalista e fu espulso dal P.S.I.

-     In nome dell’eredità risorgimentale erano interventisti anche i socialisti riformisti di Bissolati, molti repubblicani, sindacalisti rivoluzionari come Corridoni, gli irredentisti capeggiati da Cesare Battisti, e quanti videro nella guerra condotta dall’Intesa la difesa della democrazia e delle nazionalità oppresse contro l’assolutismo reazionario.

Il Patto di Londra.

Sonnino tentò, tramite trattative con l’Austria, di ottenere compensi territoriali nel Trentino in cambio del mantenimento della neutralità italiana. Ma l’Austria non fu disposta a fare concessioni se non nell’aprile del 1915, cioè dopo il fallimento dell’offensiva invernale contro la Russia nei Carpazi e della guerra-lampo a occidente: a questo punto però l’Italia aveva iniziato (dal marzo 1915) le trattative segrete con l’Intesa, che si conclusero il 26 aprile 1915 con la sottoscrizione del Patto di Londra, in base al quale l’Italia si impegnava a entrare in guerra a fianco dell’Intesa entro un mese e otteneva in caso di vittoria il Trentino e l’Alto Adige fino al Brennero, Trieste, l’Istria e metà della Dalmazia e delle isole costiere.

Il 9 maggio Giolitti, all’oscuro del patto, giunse a Roma sperando di raccogliere intorno a sé la maggioranza parlamentare neutralista perché sconfessasse col suo voto l’operato del governo Salandra, che decise, il 13 maggio, di presentare le dimissioni senza attendere il voto in Parlamento. Dopo un periodo di consultazioni, il re respinse le dimissioni di Salandra (16 maggio) e convocò la Camera dei Deputati che appoggiò, esclusi e socialisti, la richiesta di «poteri straordinari in caso di guerra». Il 24 maggio l’Italia dichiarava guerra all’Austria-Ungheria.

  1. Chi fece parte dei due schieramenti, neutralisti e interventisti?
  2. Come si giunse all’entrata in guerra dell’Italia?

 

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