La Seconda Rivoluzione industriale

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La seconda Rivoluzione industriale

La diffusione dell’industrializzazione

Quando e in quali aree si diffuse l’industrializzazione?

Nel corso dell’Ottocento l’industrializzazione si estese dall’Inghilterra verso altri paesi: nella prima metà del secolo furono interessate soprattutto le aree dell’Europa nord-occidentale più ricche di risorse energetiche (giacimenti di carbone) e più vicine alla Gran Bretagna, come il Belgio e alcune aree della Francia e della Germania, mentre il resto dell’Europa fu coinvolto solo in misura limitata. L’industrializzazione della Germania iniziò verso la metà dell’Ottocento ed ebbe il suo centro nel bacino della Ruhr, ricchissimo di carbone che poteva essere trasportato a basso costo su grandi chiatte. Parigi e Berlino divennero centri industriali avanzati. Solo nella seconda metà del secolo il processo si estese al resto dell’Europa e al Giappone, mentre gli Stati uniti si avviarono a diventare la prima potenza economica mondiale. A causa della sua arretratezza economica e della sua divisione politica, in Italia l’industrializzazione ebbe uno sviluppo ritardato.

Prima e Seconda rivoluzione industriale.

Quali differenze contraddistinsero la Seconda rivoluzione industriale dalla prima?

Se è possibile definire la prima rivoluzione industriale, con epicentro in Inghilterra, come la rivoluzione del cotone, del carbone, del ferro e della macchina a vapore, la seconda è la rivoluzione dell’acciaio, della chimica, dell’elettricità e, sullo scorcio del secolo, del motore a combustione interna.

Fino agli anni Sessanta dell’Ottocento l’industrializzazione aveva seguito il modello britannico, imperniato sulla produzione tessile. Dal decennio successivo, particolarmente a partire dalla Germania, furono seguite vie più autonome e originali. In quella che è stata definita la “seconda rivoluzione industriale” si possono riscontrare profonde differenze dall’esperienza dei decenni precedenti: alla fase liberista che caratterizza la prima fase di sviluppo capitalistico, dominata dalla Gran Bretagna, ne seguì un’altra in cui le potenze europee applicarono in misura crescente misure protezionistiche e in cui l’antagonismo fra le nazioni si accentuò. Dal 1850 in poi, si ebbe in Europa e negli Stati Uniti uno sviluppo tecnologico senza precedenti, che assicurò ai paesi Occidentali la supremazia in tutto il mondo. Le innovazioni tecnologiche furono strettamente connesse alla ricerca scientifica, finanziata dagli imprenditori e dallo stato per il miglioramento del sistema produttivo. I settori in cui si ebbero i maggiori risultati furono quello siderurgico e metallurgico con l’acciaio, quello chimico e quello elettrico.

L’acciaio, siderurgia e il motore a scoppio.

Quali furono le cause del grande sviluppo dell’industria siderurgica e quali le sue conseguenze?

La produzione e l’utilizzo dell’acciaio mediante nuovi procedimenti, fu un elemento di grande importanza. Le invenzioni dei processi Bessemer (1856), Martin-Siemens (1864) e Gilchrist-Thomas (1878) consentono una spettacolare discesa dei costi dell’acciaio e quindi una maggiore utilizzazione di questo materiale, più resistente del ferro e più elastico della ghisa. Nella seconda metà dell’Ottocento, questa disponibilità di acciaio a buon mercato è di fondamentale importanza per tutti i settori dell’economia europea, un’importanza paragonabile forse a quella delle materie plastiche nel nostro secolo. In quindici anni, tra il 1865 e il 1880, la produzione inglese di acciaio quasi quintuplica, arrivando a più di mille tonnellate l’anno; analogo è il progresso della siderurgia tedesca, che passa da 99.000 a 478.000 tonnellate di acciaio, mentre la produzione francese è addirittura moltiplicata per otto.

La costruzione di una vasta rete ferroviaria in Europa (circa 70.000 chilometri di strade ferrate, soprattutto in Francia e Germania) costituì uno stimolo fondamentale per l’industria siderurgica e diede impulso al processo di industrializzazione europea.

La maggiore disponibilità di energia e di acciaio permise un forte sviluppo dell’industria meccanica, per la quale fu determinante l’invenzione del motore a scoppio (tra il 1876 e il 1890). Grazie ad esso fu possibile costruire le prime automobili, la cui produzione industriale si sviluppò con l’invenzione dei pneumatici di gomma (inventati dallo scozzese John Dunlop). La diffusione dell’auto sarà rapidissima: nel 1913 la Renault produceva 50.000 vetture l’anno; nel 1919 la Ford costruì circa un milione di vetture. L’applicazione del motore a scoppio permise anche la nascita dell’aviazione, che vide il prevalere dell’aeroplano sul dirigibile.

La nascita dell’industria chimica

Quali furono le principali scoperte nel campo dell’industria chimica?

Nel campo della chimica vi fu la scoperta di nuovi prodotti come fertilizzanti, coloranti sintetici, ammoniaca, dinamite, soda e prodotti farmaceutici quali cloroformio, disinfettanti e analgesici. Alla fine dell’Ottocento un altro settore in grande espansione è quello dei derivati della cellulosa, come l’esplosivo alla nitrocellulosa, le vernici, le pellicole fotografiche e le prime fibre tessili artificiali, quali la viscosa

Fonti di energia

Quali furono le nuove fonti di energia utilizzate?

Per quanto riguarda le fonti e le forme di trasmissione dell’energia, durante la seconda metà dell’Ottocento l’uso della macchina a vapore ha una forte espansione. In Gran Bretagna si passa da una capacità totale di 1.300.000 cavalli-vapore nel 1850 a una di 13.700.000 nel 1896, in Germania da 260.000 a 8.000.000 e in Francia da 270.000 a quasi 6.000.000 di cavalli-vapore. Un numero sempre maggiore di macchine a vapore viene utilizzato come forza motrice per locomotori e piroscafi.

Una fonte di energia molto importante, che iniziò a sostituire in taluni settori il carbone, fu il petrolio. Utilizzato inizialmente per l’illuminazione, fu impiegato come carburante per i motori a scoppio e con l’invenzione del motore Diesel (1897) esso acquistò un peso fondamentale. Il primo pozzo di estrazione del petrolio fu scavato nel 1859 negli Stati Uniti, che nel 1913 producevano i due terzi del greggio estratto nel mondo. Tuttavia il carbon fossile fu impiegato ancora per lungo tempo in molti settori.

L’energia elettrica.

Che cosa rese possibile l’utilizzo dell’energia elettrica e quali furono i principali impieghi della nuova fonte di energia?

Uno degli aspetti più importanti della Seconda rivoluzione industriale fu l’impiego dell’elettricità nell’industria. A renderlo possibile fu in primo luogo la messa a punto della dinamo (1872), una macchina capace di trasformare l’energia meccanica in energia elettrica. Decisive furono poi le possibilità di trasportare a distanza l’energia prodotta (1883) e l’utilizzazione delle cadute d’acqua dei fiumi e dei torrenti di montagna per produrre elettricità.

Tra i crescenti impieghi della nuova forma di energia vi furono:

  • l’illuminazione (nel 1879 l’americano Thomas Edison inventò la lampada a incandescenza);
  • il telegrafo elettrico (sperimentato per la prima volta nel 1833 da Samuel Morse) e la telegrafia senza fili (Guglielmo Marconi effettuò nel 1901 la prima trasmissione radio attraverso l’Atlantico);
  • il telefono (sperimentato nel 1856 da Antonio Meucci e brevettato nel 1876 da Alexander Graham 8e11);
  • il cinematografo (fratelli Lumière, 1895).

L’affermazione della borghesia e la classe operaia

Quali furono le due principali classi sociali che si svilupparono con l’industrializzazione?

L’estendersi dell’industrializzazione produsse profondi cambiamenti anche sul piano sociale, rappresentati in primo luogo dall’emergere della borghesia, che diviene, nel corso dell’Ottocento, classe dominante sia sul piano economico sia su quello politico e ideologico in larga parte d’Europa. Contemporaneamente crebbe anche la classe operaia, dapprima numericamente, poi anche per la sua capacità crescente di organizzarsi, sia sul piano sindacale (per aumenti salariali e miglioramento delle condizioni di lavoro) sia su quello politico (con la richiesta del diritto di organizzazione sindacale e politica e dell’estensione del diritto di voto). A fine ‘800 nacquero anche organizzazioni politiche come i partiti socialisti che, dopo la fine della Prima Internazionale fondata nel 1864, in seguito alla sconfitta della Comune di Parigi del 1871, diedero vita nel 1889 alla Seconda Internazionale. Al suo interno si delineò una divisione tra una tendenza rivoluzionaria (che si poneva come obiettivo un ribaltamento delle strutture stesse della società borghese da parte della classe operaia) ed una riformista (che si proponeva di ottenere riforme e cambiamenti per via legale e graduale, volti a migliorare le condizioni della classe operaia).

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