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RussoloDinamismoautomobileDinamismo e velocità

I Futuristi, e in primo luogo FilippoTommaso Marinetti (1876-1944), esaltano il ruolo della città moderna, opposta alle città “paralitiche” come Venezia, baciate dal romantico “Chiaro di Luna”. La loro città modello pulsa di vita, anche notturna, e di continuo movimento, sia di uomini sia di macchine, come Milano e Genova, illuminate da un tumulto di lune elettriche. Precedente all’aereo, che ha destato simili se non superiori entusiasmi, troviamo in Italia l’automobile, con la nascita della FIAT, nel 1899. I Futuristi fanno dell’automobile, specificamente dell’automobile da corsa, uno dei loro miti, considerandola un’opera d’arte che, come leggiamo nel Manifesto del 1909, supera la bellezza della Vittoria di Samotracia:

“Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, e più bello della Vittoria di Samotracia.” Grazie allo splendore geometrico e meccanico dell’automobile, l’uomo futurista sperimenta l’ebbrezza della velocità, del viaggiare, del conoscere l’inaspettato, dello sfidare e superare i confini, perpetuando in tal modo il mito di Ulisse.

L’entusiasmo per l’automobile si esprime anche nel Marinetti poeta, antecedente alla stesura dei Manifesti, precisamente nel testo All’automobile da corsa. Il pilota, durante la corsa verso spazi infiniti, sotto il cielo accecato, benché folto di stelle, entra in simbiosi con la sua automobile, da cui si fa beatamente dominare:

Io sono in tua balìa!…Prrendimi!…Prrrendimi!…

Montagne, fiumi, pianure vengono sorpassate a galoppo su quel mostro impazzito che è appunto l’automobile, lontano dalla terra immonda, in volo sull’inebriante fiume degli astri. E’ percepibile la mitologia del superuomo, topos che ha trovato nell’epoca terreno fertile e che era in sintonia con i nuovi mezzi di trasporto, impegnativi in fatto di coraggio e di sfida del pericolo.

L’ode di Marinetti troverà, qualche anno più tardi, un celebre corrispettivo figurativo nell’Automobile da corsa di Giacomo Balla (1871-1958), corsa rappresentata dalle ruote sdoppiate, spirali che suggeriscono la progressione e le onde del moto, l’idea sintetica della velocità.